Dieci anni fa ho pubblicato sul mio blog la foto di un gruppo di parlamentari afro-americani davanti alla scalinata del Campidoglio sotto il titolo: “Il futuro parlamento italiano”. Non l’avessi mai fatto. Già allora i commenti spiegavano benissimo cosa significasse toccare un simile tasto in un paese come l’Italia.
«L’Italia non è razzista» ha affermato il ministro Kyenge. Eppure basterebbe rileggere gli insulti piovutele addosso per convincersi del contrario. Dal “casalinga” di Borghezio al “nero di seppia” di Emilio Paradiso (Lega) passando per l’esortazione “torna in Congo” firmata Forza Nuova: in questi giorni è andato in onda uno show che la dice lunga sul cuore oscuro di questo paese. Un cuore da ripulire con la candeggina. Da qui l’invito che rivolgo al ministro di lavorare subito ad un rafforzamento della Legge Mancino, e a denunciare – a spese dello stato – chiunque abbia osato offenderla in questi giorni. Così, alla beffa di vedersi governati da un ministro nero, si aggiungerà il danno del risarcimento. Da devolvere, ovviamente, ad un fondo per l’integrazione dei clandestini. Ministro Kyenge, li faccia neri.
Nera e donna. La nomina della Kyenge a capo del nuovo dicastero è, senza alcun dubbio, una nomina dall’alto valore simbolico. Ma poiché un ministro senza portafoglio in un governo come questo ha pochi margini di manovra, accontentiamoci dell’impagabile spettacolo offerto da gente rosa dal livore e dall’invidia. Al neoministro vorrei ricordare un proverbio arabo, che ben si adatta al suo caso: “La carovana prosegue, e i cani abbaiano”. Se la sequela di insulti e offese che ha inondato la rete testimonia una cosa, quella è la disperazione di chi combatte l’avanzata, inarrestabile, della Storia. Poveretti, chissà come si sentiranno quando quella foto da me pubblicata alcuni anni fa diventerà una concreta realtà.
A proposito d’invidia, c’è un personaggio di cui attendevo la reazione. Stiamo parlando di Magdi Excattolico Exmusulmano Allam. Per Allam, la nomina della Kyenge è «un atto di razzismo nei confronti degli italiani». Nientepopodimeno. Poiché «è da criminali favorire gli immigrati a discapito degli italiani» in un momento di crisi. E nessuno meglio di uno come lui, nato a Roccacannuccia padana, lo può affermare. Nel caso non si fosse capito, infatti, Allam ama l’Italia più degli italiani. Così il nostro ha perso ogni ritegno e si è fiondato contro la Kyenge, chiedendo addirittura le sue dimissioni perché avrebbe “mentito”. Per Allam, infatti, il ministro ha rinnegato il giuramento di fedeltà alla repubblica quando, nel corso di un’intervista, ha affermato di essere «italo-congolese perché appartengo a due culture, a due paesi che sono dentro di me e non potrei essere interamente italiana, non potrei essere interamente congolese, ciò giustifica anche la mia doppia identità, ciò giustifica ciò che io mi porto dietro».
Ma se proprio dobbiamo fare le gare di italianità allora bisogna ricordare al sig. Allam un’interrogazione parlamentare in cui l’allora Senatore Malabarba chiedeva testualmente se
«considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione da parte sua della cittadinanza italiana». Ne ho scritto
in esclusiva sul Manifesto nel 2006.
Non mi risulta che ci siano state risposte in merito. Una grave manchevolezza. Forse sarebbe ora di ripresentarla, l’interrogazione. Così almeno sappiamo chi ha davvero la patente di italiano. Dopotutto, come ha detto l’Annunziata nella sua dir a poco
infelice intervista televisiva alla Kyenge e a Davide Piccardo,
«nel Nuovo Mondo dobbiamo dare patenti molto specifiche su chi è chi».