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lunedì, luglio 13, 2009

Carlo Rossella nel Porto delle Banane

"La Somalia va ricolonizzata. Le tre grandi potenze, Italia, Francia, Gran Bretagna, che avevano colonizzato il paese in passato devono rientrare in scena guidando un forte corpo di spedizione europeo, capace di porre fine manu militari al caos, installare un'amministrazione fiduciaria degli stati impegnati, in grado di ricostruire lo stato. E di far rientrare in patria centinaia di migliaia di somali di buone doti che vivono all'estero. Basterà un decennio per normalizzare il paese e ridare serenità ai suoi abitanti. Sarebbe bello vedere di nuovo la bianca Mogadiscio, araba e coloniale. E con Mogadiscio la dolce Merka, il porto delle banane, l'incantevole Brava, la Chisimaio dei bei tempi, dove gli italiani in abito bianco giravano in bicicletta fra le palme da cocco".

Carlo Rossella, Panorama, 9/7/2009

"Gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L'evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d'anni".

Colonnello Muammar Al Gheddafi, 1988.

"Nel giugno del 1997 si presentò a Panorama una agenzia fotografica pugliese che ci mostrò l'immagine di un ragazzo somalo nudo e sdraiato per terra, al quale alcuni soldati italiani avevano legato mani e genitali agli elettrodi. Accertammo la veridicità e pubblicammo la foto". Panorama non sparò lo scoop in copertina: "Fin dall'inizio non abbiamo ceduto al sensazionalismo delle immagini" (...) A quella prima fotografia ne seguirono altre. La più orribile fu quella dello stupro di gruppo di una donna somala. La foto mostrava alcuni soldati italiani che introducevano una bomba illuminante cosparsa di marmellata nella vagina della ragazza. "Anche in questo caso non sbattemmo la foto in prima pagina. La copertina di quel numero era completamente nera, salvo il titolo 'Le nuove foto della vergogna'. Facemmo tutte le verifiche, compreso un terzo grado all'autore della foto, Stefano Valsecchi, che durò fino alle tre del mattino. (...) Panorama pubblicò anche una videocassetta, girata e montata dagli stessi militari della missione Ibis, nella quale non si vedevano atti di violenza ma si notava l'atteggiamento rambistico e il disprezzo per la popolazione locale di molti dei nostri soldati".

Il Foglio, 2004

"Conoscendo i torti e gli errori del nostro paese, ritenevamo, alla vigilia della partenza per il Corno d’Africa del nostro contingente di truppe, che fosse auspicabile «che l’Italia tornasse in Somalia in sordina e senza protagonismi, con grande umiltà e discrezione. Possibilmente, come avevamo ingenuamente chiesto da un canale della televisione di Stato, con più genieri e meno guastatori, con più medici e meno paracadutisti, con più caterpillar e meno carri armati. Per quanto sollievo l’Italia avrebbe potuto portare a quelle infelici popolazioni, non sarebbe comunque mai riuscita a riparare i danni e a lenire le sofferenze causati in mezzo secolo di dominazione coloniale e in quarant’anni di rapporti viziati da indegne complicità». E invece si andò in Somalia sfoggiando i gioielli di famiglia: i parà del battaglione Tuscania e del Col Moschin, gli incursori del Comsubin e i fucilieri di marina del San Marco, una compagnia di carri M60 della brigata corazzata Ariete e due plotoni di blindo della Centauro. «Si trattava - riconosceva il generale Bruno Loi - di un vero e proprio corpo di spedizione, superiore per dimensioni e per quantità di armamenti e di equipaggiamenti a tutti gli altri contingenti nazionali presenti in Somalia, fatta eccezione, naturalmente, per quello americano» (...) La consapevolezza di poter godere di una larga autonomia e la presunzione di conoscere i somali (e di saperli trattare) meglio degli altri caschi blu, ponevano presto il contingente italiano in grosse difficoltà (...) Questa pretesa di possedere sempre, in qualsiasi epoca e in qualsiasi circostanza, la soluzione ottimale, è una iattura che ci accompagna sin dall’inizio delle nostre avventure coloniali, come la pretesa di essere «diversi» dagli altri, cioè più tolleranti, più rispettosi, più generosi, più capaci «di interpretare meglio la sensibilità del popolo somalo». In omaggio al mito, duro a morire, degli «italiani brava gente»".

Angelo Del Boca

"Per un attimo sembrò che ci fosse la volontà di andare fino in fondo. Successe il contrario.Le inchieste della magistratura ordinaria si sono perse per strada. La Commissione dell'esercito, col segreto militare, emise 12 provvedimenti disciplinari, ma non si sa nei confronti di chi né per quali abusi. La Procura militare, nel 1999, archiviò l'inchiesta per "omessa esecuzione di incarico e violazione delle consegne" nonostante l'accertamento di "azioni inopportune, gravi disfunzioni e sicure anomalie". La Commissione governativa guidata dal compianto professor Ettore Gallo, nella relazione finale di 114 pagine del 1998 scrisse di fatti "veri, verosimili o quantomeno da riscontrare", ma concluse di non avere, purtroppo, i poteri per farlo. L'indagine parlamentare censurò "i responsabili diretti" e chi aveva taciuto, ma non fece nomi né individuò colpevoli. Fiore e Loi furono reintegrati e poi promossi. L'unico condannato è stato Valerio Ercole, il militare che nella prima foto collegava gli elettrodi al somalo. In primo grado fu condannato per "abuso d'autorità" a 18 mesi. La pena fu sospesa e in appello, nel febbraio 2001, il reato fu dichiarato prescritto".

Il Foglio, 2004

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venerdì, luglio 10, 2009

Marwa. Martire del Razzismo.

Il 1 luglio scorso sono comparsi di fronte al giudice del Tribunale di Dresda, un imputato, Alex W, tedesco, 28 anni, e Marwa al Sherbini, egiziana, 32 anni.

Quest'ultima, madre di un bambino di tre anni e al terzo mese di gravidanza aveva accusato il cittadino tedesco di averla ingiuriata con offese razziste, come "terrorista", "islamista", "puttana", solo perché gli ha chiesto di lasciare l'altalena per suo figlio.

Il giudice riconosce per la querelante un risarcimento di 780 euro. Il vero risarcimento, però, arriva subito dopo: nel bel mezzo del tribunale, Marwa viene uccisa da Alex W con un grosso coltello. Ben 18 coltellate davanti al suo bimbo.

La polizia non è riuscita a impedire l'omicidio. Anzi, i poliziotti hanno involontariamente (sic) ferito il marito di lei, un borsista egiziano in Germania, accoltellato a sua volta mentre difendeva la moglie. E' stato portato in ospedale in coma.

La domanda, che si pongono giustamente anche in Egitto, è: se ad accoltellare qualcuno dentro l'aula di un tribunale fosse stato un musulmano, per quanto tempo ne avrebbero parlato sui media, da queste parti?

Ipocriti.

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mercoledì, luglio 08, 2009

Pacchetto o Pacco Sicurezza?

Il "pacchetto sicurezza"? E' un pacco. A cosa serve "il reato di clandestinità", i "centri di espulsione", ecc ecc, se poi un ministro del governo ammette candidamente, parlando delle badanti che "contro di loro, di certo nessuno si metterà a fare la caccia"", seguito a ruota da un altro ministro che afferma che "nessuna badante andrà mai in galera"? Come tutte le leggi italiane, anche quelle del "pacchetto" verranno tranquillamente disattese. E i primi ad invitare a farlo sono quelli che le hanno promulgate. Secondo me, quindi, non c'è da preoccuparsi: nessun clandestino andrà in galera o verrà espulso. Perché i clandestini sono una colonna portante dell'economia di questo paese. Oltre alle badanti, ci sono anche quelli che lavorano nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche. E pure quelli che spacciano. Tutti, inclusa la minoranza che delinque, sono manodopera al servizio di imprenditori italiani. Imprenditori di cui si conoscono molto bene le inclinazioni elettorali. Non me la sento, quindi, di stracciarmi le vesti di fronte alle sparate propagandistiche che prima o poi verrano sventolate come risultati conseguiti per racattare voti. Quanti provvedimenti altisonanti, seguiti da brevi azioni dimostrative, sono stati sbandierati, prima di tornare - quatti quatti - alla normalità?

Figuriamoci se verrà in mente a qualcuno di andare davvero in giro a controllare i clandestini e provvedere alla loro espulsione. Con quale personale porteranno avanti questo gravoso compito? La polizia sarà impegnata a seguire gli svitati che decideranno di fare le ronde. E sono questi ultimi a preoccuparmi. Uno stato che "delega" la sicurezza dei cittadini a gruppi di "volontari," è uno stato che ha dichiarato il proprio fallimento in materia di sicurezza, altroché. Ma l'opinione pubblica italiana è talmente imbevuta di film con giustizieri della notte da non essere in grado di capirlo. La prima domanda che faccio a qualsiasi persona normale quando si parla di ronde è: "tu avresti il tempo di farlo, il giustiziere della notte?" E la risposta è, ovviamente, no. Perché una persona che ha una vita piena e soddisfacente difficilmente ha il tempo e la voglia di "pattugliare" le strade "armata" di cellulare. Quindi chi andrà a fare questo lavoro? Nel migliore dei casi quelli a cui piacciono i balli in maschera (come quelli delle divise del ventennio) e ,nel peggiore, qualche squilibrato che non è riuscito a diventare poliziotto. In realtà, dietro il fascino delle ronde c'è qualcosa altro di molto "italiano". Per esempio gli appalti da centiniaia di migliaia di euro per "pattugliare". Se va tutto bene, anche quei soldi finiranno all'italiana. Ovviamente avete capito cosa intendo. Se va male, ci scapperà il morto. Speriamo solo che sia negro, cosi quelli che hanno promulgato la legge potranno dire che era l'ennesimo "episodio isolato".

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lunedì, luglio 06, 2009

Afef Jnifen, Ministro. Contro Allam

ANSAMed - ''Chissa' - dice maliziosamente - voi forse potreste parlare di me come ministro del governo!''. Il governo e' quello italiano, il ''voi'' e' riferito ai lettori del quotidiano di Tunisi Le Temps, al quale Afef Jnifen Tronchetti Provera ha rilasciato un'intervista riportata a tutta pagina. La bellissima Afef, tunisina purosangue nata quarantuno anni fa a Medenine, alle porte del Sahara, aveva appena terminato di partecipare, in qualita' di ospite, ad una diretta negli studi televisivi di Nessma T.V. (25 per cento detenuto da Mediaset), nel corso della quale aveva ricordato la sua militanza attiva a favore degli arabi e dei musulmani. Impegno che ha ribadito subito dopo nell'intervista a Le Temps, sottolineando: ''io, in effetti, conduco una lotta quotidiana contro i pregiudizi nei riguardi degli arabi e dell' Islam. Qualsiasi occasione mi e' propizia per difendere questa causa. Metto la mia notorieta' di top model e di animatrice adulata dagli italiani al servizio dell'ideale di tolleranza che vado predicando''. Tolleranza che non riconosce a Magdi Allam, un tempo suo ''compagno di strada'', ma che ''adesso, dopo che si e' convertito al cristianesimo, non arresta i suoi attacchi virulenti contro l'Islam e i suoi fedeli''. Riferendosi all'Italia (della quale e' cittadina dal 1990), Afef lamenta che, a differenza della Francia, non vi siano associazioni ''forti'' per la difesa delle comunita' maghrebine e arabe. ''Ma - sottolinea - non crediate che tutti gli italiani ci sono ostili. Certo, la crisi mondiale attuale ha esacerbato o risvegliato qualche vecchio riflesso xenofobo (principalmente contro gli arabi), ma non al punto di fare dell' Italia un inferno per le nostre comunita'''. Ad ogni buon conto, ricorda, e' costantemente accompagnata da una guardia del corpo e questo per volere del suo terzo marito, l'imprenditore Marco Tronchetti Provera. L'ultima domanda dell'intervista riguarda il suo futuro, legato al costante impegno nel sociale per il mondo arabo-islamico. Un impegno, afferma, che in Italia suscita l'interesse di molti per cui ''ci si sforza - e' la risposta - di trovarmi una qualsiasi affiliazione politica, ma fuggo costantemente da queste etichette. Non e' ancora giunto il momento che io faccia parte di un determinato gruppo. Ma non tardera'. Ho sempre pensato che la mia carriera di top model e di animatrice alla televisione non rappresenta che una tappa preparatoria per degli impegni piu' politici''. E Le Temps ricorda ai suoi lettori che ''Afef Jnifen fu, per un certo periodo, consigliera di Berlusconi, ma oggi e' consigliera tecnica presso diversi partiti politici, di destra e di sinistra''.

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