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mercoledì 22 maggio 2013

La disperazione degli sconfitti.

L'altro giorno, nel mio articolo sugli attacchi contro il Ministro Kyenge, rea di rappresentare un'Italia multiculturale, parlai della rabbia e della disperazione degli sconfitti della Storia, di coloro che credono di poter fermare una società inclusiva e aperta a tutti. 

Proprio ieri Dominique Venner, intellettuale di estrema destra francese, 78 anni, si è suicidato all'interno di Notre Dame, uno dei luoghi di culto più visitati al mondo. Ha preso una pistola e si è sparato una pallottola in bocca, di fronte a uno degli altari. Sul suo blog aveva annunciato un "gesto simbolico e spettacolare" contro la legge sulle nozze fra omosessuali e contro il rischio che "la Francia cada nelle mani degli islamisti". 

Mi auguro che chi la pensa come lui, anche in Italia (ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale) segua presto il suo esempio. Perché quella di Venner è davvero la scelta appropriata, l'unica possibile: finalmente si é liberato e ha liberato il mondo del suo odio.

lunedì 13 maggio 2013

Ministro Kyenge, li faccia neri!

Pubblicato su Corriere Immigrazione

Dieci anni fa ho pubblicato sul mio blog la foto di un gruppo di parlamentari afro-americani davanti alla scalinata del Campidoglio sotto il titolo: “Il futuro parlamento italiano”. Non l’avessi mai fatto. Già allora i commenti spiegavano benissimo cosa significasse toccare un simile tasto in un paese come l’Italia. 

«L’Italia non è razzista» ha affermato il ministro Kyenge. Eppure basterebbe rileggere gli insulti piovutele addosso per convincersi del contrario. Dal “casalinga” di Borghezio al “nero di seppia” di Emilio Paradiso (Lega) passando per l’esortazione “torna in Congo” firmata Forza Nuova: in questi giorni è andato in onda uno show che la dice lunga sul cuore oscuro di questo paese. Un cuore da ripulire con la candeggina. Da qui l’invito che rivolgo al ministro di lavorare subito ad un rafforzamento della Legge Mancino, e a denunciare – a spese dello stato – chiunque abbia osato offenderla in questi giorni. Così, alla beffa di vedersi governati da un ministro nero, si aggiungerà il danno del risarcimento. Da devolvere, ovviamente, ad un fondo per l’integrazione dei clandestini. Ministro Kyenge, li faccia neri. 

Nera e donna. La nomina della Kyenge a capo del nuovo dicastero è, senza alcun dubbio, una nomina dall’alto valore simbolico. Ma poiché un ministro senza portafoglio in un governo come questo ha pochi margini di manovra, accontentiamoci dell’impagabile spettacolo offerto da gente rosa dal livore e dall’invidia. Al neoministro vorrei ricordare un proverbio arabo, che ben si adatta al suo caso: “La carovana prosegue, e i cani abbaiano”. Se la sequela di insulti e offese che ha inondato la rete testimonia una cosa, quella è la disperazione di chi combatte l’avanzata, inarrestabile, della Storia. Poveretti, chissà come si sentiranno quando quella foto da me pubblicata alcuni anni fa diventerà una concreta realtà. 

A proposito d’invidia, c’è un personaggio di cui attendevo la reazione. Stiamo parlando di Magdi Excattolico Exmusulmano Allam. Per Allam, la nomina della Kyenge è «un atto di razzismo nei confronti degli italiani». Nientepopodimeno. Poiché «è da criminali favorire gli immigrati a discapito degli italiani» in un momento di crisi. E nessuno meglio di uno come lui, nato a Roccacannuccia padana, lo può affermare. Nel caso non si fosse capito, infatti, Allam ama l’Italia più degli italiani. Così il nostro ha perso ogni ritegno e si è fiondato contro la Kyenge, chiedendo addirittura le sue dimissioni perché avrebbe “mentito”. Per Allam, infatti, il ministro ha rinnegato il giuramento di fedeltà alla repubblica quando, nel corso di un’intervista, ha affermato di essere «italo-congolese perché appartengo a due culture, a due paesi che sono dentro di me e non potrei essere interamente italiana, non potrei essere interamente congolese, ciò giustifica anche la mia doppia identità, ciò giustifica ciò che io mi porto dietro». 

Ma se proprio dobbiamo fare le gare di italianità allora bisogna ricordare al sig. Allam un’interrogazione parlamentare in cui l’allora Senatore Malabarba chiedeva testualmente se «considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione da parte sua della cittadinanza italiana». Ne ho scritto in esclusiva sul Manifesto nel 2006. 

Non mi risulta che ci siano state risposte in merito. Una grave manchevolezza. Forse sarebbe ora di ripresentarla, l’interrogazione. Così almeno sappiamo chi ha davvero la patente di italiano. Dopotutto, come ha detto l’Annunziata nella sua dir a poco infelice intervista televisiva alla Kyenge e a Davide Piccardo, «nel Nuovo Mondo dobbiamo dare patenti molto specifiche su chi è chi».

lunedì 6 maggio 2013

Andreotti al Cairo

E pensare che c'era ancora Re Faruk. E che al Don Bosco c'erano cinquemila studenti italiani...

sabato 20 aprile 2013

L'Egitto reale. E quello in cartolina.

Se dovessi fare un semplice elenco della quantità immane di st****ate che i cosiddetti esperti, giornalisti, bloggers e affini hanno sfornato a riddosso della cosiddetta rivoluzione di piazza Tahrir non mi basterebbe un'enciclopedia. 

D'altronde ve lo ricordate anche voi l'entusiasmo che ha letteralmente gasato le menti di questi fini conoscitori della realtà egiziana, di quelli che cianciavano di una Piazza Tahrir dove la gente pulisce le strade personalmente, dove cristiani e musulmani s'abbracciano, dove le donne sono protagoniste. 

Lo spettacolino mediatico inscenato a beneficio delle telecamere di Aljazeera era per qualcuno nientepopodimeno che la rappresentazione del modello di società futura che gli egiziani hanno in menteE chiunque non condividesse questa visione idilliaca era senz'altro un venduto con la coscienza sporca.

Qui, intanto, si ripeteva in assoluta solitudine che "presentare la piazza come una "piazza unita" solo perché adesso ha una sola richiesta (le dimissioni di Mubarak, ndr) è davvero pericoloso" e che non è affatto da escludere in futuro "una guerra civile tra laici e islamisti, tra copti e musulmani ecc". Ma qui abbiamo la coscienza sporca. O forse, più semplicemente, l'Egitto lo conosciamo davvero.

Credo che gli eventi degli ultimi mesi, e in particolare di ieri, abbiano pienamente dimostrato chi aveva ragione, e chi invece delirava. Chi conosceva l'Egitto e chi invece l'ha visto solo in cartolina. Non lo dico certo gongolando, visto che stiamo parlando del mio paese d'origine. Ma solo per farvi vedere come si presentava ieri la Piazza che tanto ha entusiasmato alcuni deficienti (nel senso di coloro che presentano carenze, in assoluto o relativamente a qualche ambito) appena due anni fa.