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martedì, maggio 27, 2008

Una mostra da non perdere

400 partecipanti al concerto inaugurale della mostra "Islam e Ebraismo"
Eventi. A Torino una mostra da non perdere.
Islam ed Ebraismo, incontro ravvicinato

Riscoprire una tradizione di convivenza attraverso l'arte.
Il risultato è sorprendente. Il curatore la racconta

Vita, 30/5/2008

Islam e Ebraismo. Arte, Storia, Convivenza è una mostra aperta a Torino e che non si dovrebbe davvero perdere: L'allestimento, curato da Sherif El Sebaie e frutto dell'estro creativo di Vered Zaykovsky (Israele) e dello studio torinese Civico13 (Italia), si articola su tre sezioni: fotografie di luoghi di culto ebraici in Egitto del fotografo polacco Zbigniew Kosc. Percorso dedicato ai musulmani inseriti dal Museo della Shoah di Gerusalemme, nella lista dei "Giusti tra le nazioni" per aver salvato vite ebraiche, realizzato dal giornalista Giorgio Bernardelli. Infine preziosi manufatti tessili e ceramici della comunità ebraica tunisina della collezione Gaia GianMario. "Queste tre sezioni non possono esaurire l'argomento", spiega El Sebaie. "Sono fermamente convinto però che gli ogetti esposti sapranno comunicare il mistero e insieme il supporto di cui essi nei secoli si sono fatti messaggeri". Le mani raccolte in segno di preghiera e di devozione sono infatti le stesse che hanno creato amorevolmente tutti quegli oggetti di cui amiamo circondarci ed usare. Tutto ciò che appartiene all'attività umana, profondamente integrata nella tradizione spirituale, non è che il mezzo per partecipare al sacro della vita. "Questa è la virtù generale del Mediterraneo" spiega El Sebaie, "quella di gettare ponti, favorire accostamenti, operare fusioni. Commentando la battuta del geniale scrittore ebreo Franz kafka in cui asseriva che “La via che arriva al prossimo è, per me, lunghissima”, Moni Ovadia ebbe a scrivere che questa via è lunghissima per la gran parte degli uomini e dei popoli. Essa non è il tratto fisico di strada che ci separa dal confine rappresentato dall’altro, è soprattutto il cammino interiore della dimensione temporale che trasforma il confine da luogo di separazione a luogo di incontro". Una mostra come questa torinese è certo un'occasione concreta per avvicinare i confini e le strade.

Cittadella del Politecnico di Torino, sino all'8 giugno.

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lunedì, maggio 26, 2008

CPT, CDT e DDT

Manifesto fascista risalente alla guerra d'Etiopia
La scritta recita: Armamenti. Ecco l'arma più opportuna.
Sulla prima pagina di Repubblica di Giovedi scorso erano annunciati, nel sottitolo e a grossi caratteri cubitali, "limiti ai matrimoni misti" nell'ambito del nuovo "pacchetto sicurezza" voluto dal governo. E' la seconda volta che un quotidiano rilancia simili avvertimenti alle aspiranti coppie procreatrici di "bastardi" in Italia: nel 2005, infatti, "La Stampa" di Torino - riprendendo la fatwa dei Vescovi - aveva titolato: "Italiani, non sposate gli islamici". Niente allarmismo, per carità: ancora non c'è nulla di paragonabile alle leggi razziali del 1938, dove "L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti" o che sanciscono che "Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni" di una determinata razza o cittadinanza.

Ma siccome da qualche parte si deve pur incominciare, non sono mancati - in tempi recenti - casi di sindaci che vietano i matrimoni in caso di mancanza del permesso di soggiorno di uno dei coniugi, che sottopongono questi ultimi a esami di lingua o che escludono gli studenti extracomunitari dalle borse di studio. Non parliamo poi del "Commissario Speciale dei Rom" o della "Questione islamica", termini che evocano i tempi bui degli "Specialisti della Questione ebraica". E' proprio partendo da queste premesse, che si può legittimamente pensare all'introduzione di misure più draconiane nella "lotta" contro i clandestini. D'altronde il titolo principale di Repubblica era altamente evocativo: "Clandestini e rifiuti. Pugno di Ferro". Come se i clandestini dovessero essere smaltiti e - perché no? - inceneriti al pari dei sacchetti della spazzatura.

Qualche volta però la creatività italiota prende il soppravvento e tenta di usare termini che non evochino cosi apertamente il buio passato - neanche tanto "passato" - del bel paese. In effetti, non riesco più a contare il numero di volte in cui i cosiddetti "CPT", Centri di Permanenza Temporanea, hanno cambiato nome. Da "Centri di Permanenza Temporanea" a "CPA", Centri di Prima Accoglienza, si è sempre cercato di mascherare dietro qualche nome altisonante la realtà di questi centri. L'ultimo pacchetto sicurezza intendeva etichettarli come "CDT", Centri di Detenzione Temporanea, poi ci hanno ripensato e intendono chiamarli "CIE", Centri di Identificazione ed Espulsione. Stavolata almeno non si può che applaudire la coerenza degli estensori del Pacchetto Sicurezza: finalmente hanno avuto il coraggio di etichettare quei posti per quello che - in parte - sono, ovvero delle squallide prigioni con tanto di mura, filo spinato, guardie armate e rivolte dei detenuti.

In realtà il termine "prigioni" è un eufemismo. Perché in quegli "Alberghi a 5 stelle" come ebbe a definirli Borghezio, si viene "picchiati e umiliati dalle forze dell'ordine, costretti a sopravvivere tra escrementi e violenze, offesi nel pudore e nella dignità". "Gli immigrati appena sbarcati vengono fatti sfilare nudi tra i carabinieri che li schiaffeggiano, dei musulmani obbligati dai militari a guardare film pornografici, e per chi rifiuta, insulti e botte". Scene degne della descrizione di un lager: "Spogliati nudo" dice il carabiniere ad un ragazzo in canottiera che sta tremando per il freddo e la paura. Lui non capisce. Resta immobile un minuto intero. "What is the problem", urla il carabiniere e gli tira uno schiaffo sulla testa. L'immigrato, pallido e magro come uno scheletro, trema. Altro schiaffo. Tutte le persone in quel momento nude davanti ai carabinieri vengono prese a schiaffi...".

E' di ieri la notizia di un immigrato morto - dicono di Polmonite - nel CPT di Torino. "Ho perso la voce a furia di urlare - spiega un compagno di camerata - a mezzanotte e quarantacinque gridavamo tutti. Dopo un po' è arrivato un addetto della Croce Rossa. "Fino a domani mattina non c'è il medico", ha spiegato. Poi se n'è andato. Hassan si è steso sul suo letto, era caldo, stava malissimo...". La mattina successiva il medico si è scomodato per constatare il decesso. Gli altri immigrati hanno annunciato uno sciopero della fame. "Fate qualcosa per noi - urlano - dite la verità. Venite a vedere come siamo trattati. Qui siamo come in un canile, dove se abbai nessuno risponde". Mi chiedo perché non chiamano queste strutture "Centri di Concentramento Temporanei". O, se lo trovano proprio imbarazzante, non lasciano stare le sigle CPT, CPA, CDT e CIE e non adottano direttamente la sigla DDT: diclorodifeniltricloroetano, il pesticida più conosciuto nel mondo. Tutto sommato il passaggio da clandestino-rifiuto al clandestino-scarafaggio è breve (Kafka docet). Una sigla, una garanzia. In attesa della "Soluzione finale", ovviamente. Verso la catastrofe, con ottimismo.

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domenica, maggio 25, 2008

Islam e Ebraismo: prove di dialogo

Elazar Coen, Ministro Plenipotenziario dell'Ambasciata israeliana
e Tullio Levi, Presidente della Comunità Ebraica di Torino.

La mostra
Islam e Ebraismo: prove di dialogo al Politecnico
La Repubblica, 25/05/2008

L'immagine è di quelle che non passano inosservate: due mani che si stringono, un bracialetto con la mezzaluna, l'altro con la stella di Davide. Un gesto semplice ma potente. Per questo Sherif El Sebaie l'ha scelto per la campagna pubblicitaria di "Islam e Ebraismo. Arte, storia, convivenza", una mostra sul rapporto storico di convivenza tra Islam e Ebraismo allestita nello spazio espositivo della Cittadella del Politecnico e aperta al pubblico fino all'8 giugno.

"La mia intenzione è sfatare il pregiudizio secondo cui l'Islam è incapace di convivere pacificamente con le altre religioni" spiega El Sebaie, studioso di storia mediorientale e curatore della mostra. Realizzata con il patrocinio anche delle Comunità Ebraiche di Torino e Casale Monferrato, la mostra è divisa in tre sezioni: la prima racconta le vicende dei musulmani inseriti dal museo della Shoah di Gerusalemme nella lista dei "Giusti tra le nazioni" per aver salvato vite ebraiche. La seconda sezione è un viaggio fotografico del polacco Zbigniew Kosc, che ha immortalato i luoghi di culto ebraici in Egitto, dimostrando cosi l'esistenza di una libertà religiosa delle minoranze in uno dei più influenti Paesi islamici del Medio Oriente. Il percorso espositivo si chiude con una raccolta di preziosi manufatti tessili e ceramici della comunità ebraica tunisina della collezione di GianMario Gaia.

Se le diplomazie da sole non riescono a risolvere il conflitto, la società civile deve far sentire la sua voce. E le donne in particolare possono dare un contributo determinante nel ridurre le tensioni. Ecco perché insieme alla mostra del Politecnico, il Cipmo (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente) e l'Istituto Salvemini hanno voluto organizzare un seminario riservato, che si conclude oggi, tra due delegazioni di donne israeliane e palestinesi, insieme a Torino per parlare di pace. Nei giorni scorsi hanno dialogato Colette Avital, del partito laburista israeliano e Salwa Hedeib, viceministro per le pari opportunità dell'Anp. (ga.c)

Islam e Ebraismo Cittadella del Politecnico.
Ingresso libero. Fino all'8 giugno.

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sabato, maggio 24, 2008

Donne di Pace

Farian Sabahi, La Stampa Web

Dopo la Fiera del Libro che ha avuto Israele come ospite d’onore proprio in occasione del sessantesimo anniversario della sua creazione (ma anche della nakba, la catastrofe palestinese), con le polemiche che si sono seguite, arriva ora a Torino un evento volto a costruire la pace tra palestinesi e israeliani. (...) Protagoniste dell’incontro “Israeliani e Palestinesi: superare l’odio, costruire la Pace” saranno sedici donne: sette palestinesi guidate dalla vice-ministro per le Pari opportunità dell’ANP Salwa Hedeib - coordinatrice del Jerusalmen Center for women e promotrice del Jerusalem Link - e nove israeliane tra cui spicca la Vice-presidente della Knesset (il parlamento dello Stato ebraico) Colette Avital, responsabile internazionale del partito laburista e presidente della coalizione Psipas formata da varie organizzazione di donne israeliane. (...) Affermare i diritti dei vincitori non può far dimenticare il dolore e le ragioni dei vinti, senza contare che le diplomazie non sono riuscite a risolvere il conflitto israelo-palestinese: “Per questo è necessario coinvolgere le società civili, indispensabili per promuovere il dialogo”, continua Cingoli (direttore del Centro per la pace in Medio Oriente, ndr). La costruzione del muro e la presenza di innumerevoli check-point ostacolano però il dialogo. Da questo nasce l’esigenza di incontrarsi a Torino dove fino all’8 giugno continua alla Cittadella Politecnico la mostra “Islam ed Ebraismo” in cui un’intera sezione è dedicata ai musulmani inseriti nella lista dei “Giusti tra le nazioni”.

La mostra "Islam e Ebraismo" è stata visitata ieri da Colette Avital, Vice Presidente della Knesset e Responsabile Internazionale del Partito Laburista, accompagnata da una delegazione mista di donne israeliane e palestinesi.

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