Notizie

Loading...

mercoledì 26 marzo 2014

Egitto (1) / Fratellanza (- 529)

Appena un mese fa ho scritto che "Il blog è in pausa. Una pausa che potrebbe essere più o meno lunga, non saprei dirlo con precisione. A volte infatti le circostanze sono tali da costringermi ad un lungo commento". Oggi è una di quelle volte in cui sono costretto a sospendere la pausa per meglio articolare un pensiero. (Ricordo comunque che potete trovarmi sul profilo Facebook del blog, "Sherif's salamelik", dove non manco di commentare, con post brevi, le notizie di attualità sia italiana che egiziana, ndr).

Mi riferisco alla maxi-condanna capitale per 529 aderenti alla Fratellanza musulmana che ha fatto strepitare d'indignazione attivisti, organizzazioni umanitarie tipo Amnesy International (No, Amnesy non è un errore di battitura), governi occidentali e chi più ne ha più ne metta. Ebbene: innanzitutto è prematuro stracciarsi le vesti, visto che la condanna verrà certamente ribaltata in appello, non ratificata dalle autorità religiose o commutata dal presidente in carica. Nessun egiziano si aspetta veramente che 529 islamisti vengano davvero impiccati all'ingrosso dopo un processo durato due giorni. La sentenza è un messaggio e un segnale agli islamisti. Ed è - vi piaccia o meno - esattamente il segnale che ci voleva in Egitto, in questo momento storico. 

Come egiziano e come osservatore, la condanna non mi ha affatto sorpreso. Anzi, era da tempo che l'opinione pubblica egiziana se la augurava, una sentenza simile, anche alla luce dei massacri perpetrati dagli islamisti all'indomani della deposizione del loro presidente (questo video, benché raccappricciante, dà una vaga idea di come hanno sgozzato e linciato i poliziotti di diversi commissariati mentre la foto che accompagna questo articolo raffigura i "manifestanti pacifici" della Fratellanza al sit-in dei pro-Morsi disperso dall'esercito). E infatti lo avevo preannunciato, come al solito in mezzo agli insulti e alle accuse di reazionarismo (salvo poi scoprire, come da tradizione, che avevo perfettamente analizzato e previsto il corso degli eventi) in questo post, intitolato non a caso "E' l'ora del Terrore": 

"Immagino ora vogliate sapere come andra' a finire in Egitto. E allora se non avete il cuore tenero, ve lo dico. Premetto che la soluzione che qui di seguito verra' illustrata non e' quella che mi piace o quella che suggerisco, ma che e' quella che verra' molto probabilmente adottata in base ai dati e ai segnali che percepisco. Ed e' anche quella che ha storicamente funzionato con la fratellanza egiziana. Stiamo parlando della cura Nasser".

E di purga Nasser si parla, infatti. Un attentato fallito contro la sua persona nell'ottobre del 1954 gli offrì l'occasione - come ricorda Sergio Romano in un suo ottimo editoriale - per decapitare, letteralmente, la Fratellanza. I suoi leader e i suoi militanti vennero incarcerati, torturati, impiccati: una purga che durò ininterrottamente sino alla morte del rais nel 1970. L'errore storico, se proprio la volete sapere tutta, è stato che i suoi successori - Sadat e Mubarak - invece di proseguire fino in fondo con l'opera del predecessore, fecero marcia indietro. E, spesso e volentieri, sono venuti a patto con la Fratellanza nell'illusione che si sarebbero moderati e avrebbero giocato secondo le regole millenarie dell'Egitto. Come ricorda Romano, "Mubarak, in particolare, permise che avessero una limitata presenza in Parlamento", salvo rendersi conto dell'errore quando ormai era troppo tardi.

Gli effetti di questa "moderazione" li abbiamo visti nel loro anno di governo: con i terroristi rilasciati dalle prigioni a suon di grazia presidenziale, legittimati con comparsate Tv e inviti di presenziare alla stessa parata in cui hanno assassinato Sadat, e addirittura con nomine a governatori delle stesse città turistiche in cui hanno massacrato decine di turisti occidentali negli anni 90. L'errore, quindi, non è stato dichiarare la confraternita un movimento terroristico adesso, visto che sono sempre stati dei radicali del tipo "vott' 'a petrella e nasconn' 'a manella!", ma nell'essersi astenuti dal farlo negli ultimi quarant'anni, dando loro quasi mezzo secolo di tempo per rafforzarsi. 

Farag Foda, intellettuale anti-Fratellanza della prima ora, e per questo assassinato dai Jihadisti alleati dei Fratelli (il suo assassino, mai pentito e addirittura orgoglioso del suo atto, era stato scarcerato da Morsi), aveva spiegato molto bene i benefici della purga nasseriana quando raccontò di un tizio barbuto e con la tipica tunica degli islamisti interrogato ai tempi di Mubarak su cosa avrebbe fatto se fosse tornato Nasser: "Mi raderei immediatamente la barba e mi rimetterei in giacca e cravatta". Ripeto quanto ho scritto in un precedente post: "E' il Medio oriente, signori, e in Medio Oriente il terrorismo islamista si argina solo con una violenza superiore a quella praticata dagli islamisti stessi: cosi ha fatto Nasser negli anni sessanta, Assad padre negli anni settanta, Mubarak negli anni novanta. E dove questo non è stato fatto, sappiamo come è finita"

giovedì 27 febbraio 2014

Il blog è in pausa ma...

Ve ne sarete già accorti ovviamente, ma come già accennato in questo post, il blog è in pausa. Una pausa che potrebbe essere più o meno lunga, non saprei dirlo con precisione. A volte infatti le circostanze sono tali da costringermi ad un lungo commento (come nel caso del primo attentato terroristico al Cairo), molto spesso invece no. Gran parte di quello che avevo da dire l'ho detto per anni, e non mi va di essere monotono.

Questo però non significa che io sia scomparso totalmente dalla rete. Mi potete trovare sul profilo facebook del blog, "Sherif's salamelik", dove non manco di commentare le notizie di attualità sia italiana che egiziana. Commenti brevi e veloci, segnalazione di link, feedback immediato dei lettori e - ovviamente - possibilità di selezionare attentamente il pubblico sulla base non solo di ciò che viene scritto sulla pagina ma anche sulla base di ciò che ogni lettore pubblica sulla propria bacheca. Quindi chiedete pure l'amicizia, ma non vi assicuro che vi sarà data. In ogni caso, si può seguire il profilo anche senza chiedere l'amicizia :)

E se no a che serve, questo gigantesco apparato di auto-schedatura di massa? A organizzare rivoluzioni di successo come quella egiziana? :)

giovedì 30 gennaio 2014

Egitto: la vendetta va servita fredda.

Per rendersi conto di quanto l'Egitto era caduto in basso con il presidente islamista Muhammad Morsi, ora deposto e sotto processo (un procedimento che finirà probabilmente con il suo internamento in manicomio, visto che ad ogni udienza si mette a urlare ossessivamente "Io sono il presidente, voi chi siete?") basta ricordare che nonostante tutto quello che sta succedendo in questi giorni in Egitto, con l'instabilità politica, un governo ad interim ed un esercito impegnati nel contrastare la campagna terroristica degli islamisti, le prospettive economiche sono addirittura migliorate

L'agenzia Fitch ha innalzato il rating economico dell'Egitto da negativo a stabile, con un indicatore di espansione economica per la prima volta più alto di quando c'erano gli islamisti al potere. Bisogna ricordare che nell'anno in cui governava Morsi, la borsa era in continua picchiata, col paese sull'orlo della bancarotta. Ora invece la borsa del Cairo reagisce alla notizia di una probabile candidatura del Feldmaresciallo El-Sissi toccando la soglia record di 211 milioni di dollari di scambi, la più alta dal gennaio 2011 quando venne deposto Hosni Mubarak. 

Prima o poi l'Egitto riprenderà quindi il suo trantran millenario. Certo, prima dovremo passare attraverso il sabba del terrorismo islamista che eravamo riusciti a sradicare, con grande fatica e sacrifici, negli anni novanta. E' il regalo avvelenato lasciatoci in eredità dagli islamisti arrivati al potere all'indomani della rivolta di Piazza Tahrir. Non appena hanno insediato un governo, hanno cominciato a far rilasciare, a suon di decreti di grazia, terroristi e assassini dalle prigioni in cui erano rinchiusi sotto Mubarak. La loro segreta speranza era farne delle milizie paramilitari con cui imporre il pugno di ferro, in attesa di addomesticare l'Esercito. Fortunatamente non hanno fatto in tempo.

Una frase fatta che i sedicenti "esperti di cose mediorientali" ripetono come pappagalli è che "I Fratelli musulmani hanno vinto le elezioni perché sono il gruppo più organizzato". Anche le cosche mafiose sono organizzate, con tanto di padrini, boss, capiregime e soldati. Ma non per questo siamo tenuti a permettere loro di governare un paese. O almeno non tutti i paesi del mondo sono tenuti a farlo solo per accontentare i benpensanti del cosiddetto "mondo civile", inscenando il rito democratico. Un rito puramente scenografico, considerato il livello economico e di alfabetizzazione che non permette un voto minimamente consapevole.

A poco vale portare come esempio pratico di successo democratico quanto accade in Tunisia. Il paragone non sta né in cielo né in terra: troppo grande la differenza in termini di importanza geopolitica, dimensione demografica, livelli di alfabetizzazione. E' come paragonare l'Egitto ad un'isola dei caraibi (e qualche mentecatto l'ha fatto). La realtà è che se i tunisini oggi devono ringraziare qualcuno per la loro costituzione liberale nuova di zecca, quel qualcuno è l'esercito egiziano. Anche se c'è poco da festeggiare: proprio quella costituzione dimostra l'incapacità, codardia e doppiezza dei Fratelli musulmani. 

Per mesi i Fratelli in salsa tunisina hanno voluto farla da soli, la costituzione, con dentro chicche tipo che la donna era "complementare" all'uomo. Per mesi hanno chiuso un occhio sui salafiti che già imponevano la legge islamica e accoppavano i laici. Poi appena hanno visto la fine che hanno fatto i loro fratelli in Egitto, e l'opposizione laica tunisiana che si scaldava per replicare in patria le proteste popolari egiziane, hanno ritirato tutto, si sono accordati con le opposizioni e sciolto il governo. E anche gli omicidi, guarda caso, si sono fermati. Ma per quanto?

Devo essere sincero: non provo nessuna simpatia per gli attivisti di piazza Tahrir oggi rinchiusi in prigione. E non perché il loro sogno non fosse condivisibile, ma perché erano degli imbecilli fatti e finiti. C'è davvero chi credeva, anche per un istante, che questi fighetti strafirmati da capo ai piedi, con Ipad e Ipod d'ordinanza, che parlano meglio l'inglese che l'arabo, sarebbero riusciti a combinare alcunché senza la discesa in campo dei fratelli musulmani? E c'è davvero chi credeva che una volta deposto Mubarak queste due anime sarebbero riuscite ad accordarsi su qualcosa? E che gli islamisi non avrebbero tentato di imporre la teocrazia?
 
Per colpa di questi signori, fermamente convinti che Facebook avrebber risolto i problemi delle baraccopoli egiziane (l'hanno proprio detto, in un'intervista allo Zeitung),  siamo stati governati per un anno da una mafia islamista, ed oggi ce la dobbiamo vedere con le autobombe e campare degli aiuti delle monarchie petrolifere. La pochezza dei cosiddetti "attivisti di Piazza Tahrir" è degnamente rappresentata da Wael Ghoneim, tre anni fa volto internazionale della rivolta egiziana e nientepopodimeno che "uomo dell'anno" per il Time. Il giorno in cui il presidente islamista è stato deposto dall'esercito, il prode ragazzino è scomparso dalla rete, ha smesso di aggiornare profili Facebook e twitter e ha comunicato (mesi dopo) che ha deciso di ritirarsi dalla scena politica. Un vero Che Guevara.

Anche una gazzettiera italiana della Gauche Sardine sessantottina, molto impegnata a sfornare articoli nei tempi della rivolta di piazza Tahrir, ha scelto il basso profilo, non sia mai che faccia qualche altra figuraccia o corra rischi non calcolati: "per questo dolore ho taciuto e rimarrò quasi in silenzio nei prossimi giorni". Ecco fai bene. Non ti si chiede altro. Perché quello che sarebbe successo era già scritto su questo blog. Solo che i cosiddetti esperti invece di avere il coraggio di scriverlo, discutevano della mia "onestà intellettuale". La cosa ridicola è che in questi mesi vengo invece contattato da chi si complimenta per la lungimiranza e la lucidità delle stesse analisi per cui appena tre anni fa venivo ferocemente insultato e deriso. 

Una di questi "critici" - per usare un'eufemismo - un'animatrice turistica improvvisatsi esperta d'Egitto mi ha pure chiesto l'amicizia su Facebook. Amicizia gentilmente declinata, ovviamente, con tanto di scambio surreale: "Non mi onora essere amico di chi mi ha preso in giro quando scrivevo come una Cassandra per avvertire del baratro in cui saremmo poi effettivamente piombati. Per cui la sua richiesta di "amicizia" è stata gentilmente declinata. Cordiali saluti" e lei che risponde "Ah, bene, e chi si ricorda, meglio per entrambi, decliniamo. Buona giornata".  Qualcuno ha evidentemente la memoria corta. Io no. E anche l'Egitto che sorgerà da questa ordalia ricorderà benissimo chi ha fatto e detto cosa in questi ultimi tre anni, e agirà di conseguenza. Ci vorrà solo un po' di tempo, ma i conti saranno saldati. Tutti. La vendetta è un piatto che va servito freddo.

venerdì 24 gennaio 2014

Egitto: democrazia, ricchi premi e cottillon...

Era solo questione di tempo. La risposta dei Fratelli musulmani e dei loro alleati jihadisti all'estromissione - a furor di popolo e con il sostegno delle forze armate - dalla scena politica egiziana non poteva tardare. E, cosi, alla vigilia della ricorrenza della catastrofe annunciata del 25 gennaio 2011 (quella che a qualcuno piace ancora chiamare "rivoluzione") sono esplose tre autobombe nel bel centro del Cairo: sventrato il quartier generale della Polizia, quasi completamente distrutto l'antistante Museo di Arte islamica - recentemente restaurato a suon di milioni -  con i suoi inestimabili capolavori, decine di vittime anche in una stazione della metropolitana...

Non sono le prime autobombe in Egitto, ma sono le prime al Cairo. E temo non saranno le ultime. Questo è il risultato degli esperimenti democratici in Egitto. Un risultato annunciato, appunto. Almeno su questo blog, mentre cosiddette esperte ed esperti cantavano le lodi della rivolta che ha abbattuto Mubarak, e con lui ogni prospettiva di stabilità e sviluppo economico per il prossimo decennio almeno. Eppure sarebbe bastata una minima conoscenza delle dinamiche del Medio Oriente per presagire che alla caduta del dittatore laico sarebbe subentrato il fascismo islamista. E che a quel punto sarebbero state solo due le ipotesi: rassegnarsi ad essere governati dai terroristi in nome di Dio oppure estrometterli con l'aiuto di un esercito non ancora infiltrato e addomesticato e quindi subire comunque la loro reazione armata.

Tengo subito a rispondere ai patetici distinguo degli esperti da quattro soldi che circolano nelle università e sui media occidentali, molti dei quali legati a doppio filo alle organizzazioni e agli interessi - anche economici - dell'internazionale della Fratellanza musulmana. Mi riferisco ai penosi "Ma i fratelli musulmani sono quelli moderati, hanno subito condannato gli attentati, non c'entrano niente con i jihadisti". I Fratelli musulmani e i jiahdisti sono due facce della stessa medaglia, specializzati uno nel ruolo del poliziotto buono che muove a pietà l'Occidente in nome della democrazia (una democrazia strumentale per conquistare il potere) e l'altro nel ruolo del poliziotto cattivo che verrebbe appunto arginato solo se i "moderati" arrivassero al potere. 

E in Egitto i Fratelli musulmani, i cosiddetti moderati appunto, sono arrivati al potere e ci sono rimasti per un anno. E cosa hanno fatto oltre a tentare di piegare al loro servizio l'esercito, la polizia e la macchina della repressione del precedente regime (fortunatamente senza fare in tempo)? Oltre a emanare decerti per porsi al di sopra del potere giudiziario e a far approvare una costituzione in salsa islamista in appena 16 ore e in assenza delle opposizioni? Hanno rilasciato i jihadisti e i terroristi della peggior specie dalle prigioni in cui li aveva rinchiusi Mubarak, hanno facilitato la loro sistemazione nella penisola del Sinai dove hanno potuto riorganizzarsi e riarmarsi, hanno nominato uno di quelli implicati nel massacro di decine di turisti a Luxor nel 1997 come governatore di...Luxor. I jihadisti sono rimasti i loro unici alleati, nemmeno i salafiti hanno osato tanto.

Questo doppio gioco l'aveva denunciato - pensate un po' - Farag Foda, uno dei primi intellettuali egiziani a criticare la Fratellanza e che per questo è stato, guarda caso, assassinato da jihadisti nel 1992. E allora basta con l'ipocrisia che vorrebbe i Fratelli musulmani bravi e moderati ma solo un po' imbecilli politicamente e per questo incapaci di governare. E basta anche con l'ipocrisia di chi crede che quattro fighetti idealistici e disorganizzati trasformeranno in Svizzera un paese con milioni di analfabeti, dove chiunque spara quattro stupidaggini dal pulpito di una moschea o dal canale della televisione di stato è capace di teleguidare l'opinione pubblica da un opposto all'altro nel giro di qualche mese.

E qui ritorniamo alla fatidica domanda: che fare? La ricetta l'avevo già esposta, con somma indignazione dei benpensanti, su questo blog alcuni mesi fa. Ed è proprio la pressione dei benpensanti di mezzo mondo, la paura di suscitare l'indignazione del "mondo civile", ad impedire che l'Egitto la pratichi ora e subito. Per mettere fine alle rivendicazioni di Fratellanza, è necessario che la leadership dei Fratelli musulmani venga immediatamente condannata alla pena capitale. E che le manifestazioni vengano represse con maggiore durezza di quella finora esercitata. Si, lo so: i mille morti dei mesi passati sono tanti, per i parametri occidentali. E vi assicuro che non mi eccita affatto l'idea che la gente muoia come mosche per le strade, tra l'altro per nulla. Ma è il Medio oriente, signori, e in Medio Oriente il terrorismo islamista si argina solo con una violenza superiore a quella praticata dagli islamisti stessi: cosi ha fatto Nasser negli anni sessanta, Assad padre negli anni settanta, Mubarak negli anni novanta. E dove questo non è stato fatto, sappiamo come è finita.

Datevi una svegliata e rendetevi conto che le vostre ricette democratiche, i vostri sogni di libertà sono quelli che hanno fatto piombare la Siria nella guerra civile, sono quelli che hanno ridotto l'Irak ad un parcheggio di autobombe e un parco giochi per Alqaida, sono quelli che hanno fatto piombare la Libia nel caos delle milizie e regalato la Tunisia ad un futuro alquanto incerto, visto che ogni sei mesi viene accoppato un rappresentante dell'opposizione laica. La democrazia in Medio oriente non funziona, non può funzionare per ora. E l'Islam non c'entra nulla. C'entra piuttosto il livello di reddito e il livello di alfabetizzazione che al momento non permette di arginare con efficacia chi predica in nome di una interpretazione distorta della fede. Quindi rivolgo un appello agli esperti benpensanti, quelli tutti democrazia, ricchi premi e cottillon: per favore, lasciate l'Egitto gestire la cosa a modo suo, senza interferenze, indignazioni e comunicati stampa dove vi stracciate le vesti. E se proprio non ce la fate a guardare, giratevi dall'altra parte. E' una cosa che vi riesce benissimo, quando volete.