L'Islam dominerà il mondo. Gli arabi invaderanno l'Europa. I musulmani governeranno l'Italia. Queste sono solo alcune delle farneticazioni che politici, giornalisti e chi più ne ha più ne metta ripetono da almeno dieci anni se non di più. Ora, a meno che costoro non siano davvero convinti che per "dominare il mondo", "invadere l'Europa" e "governare l'Italia" basti un esercito di muratori, pizzaioli, badanti e lavavetri, io non vedo proprio come possano avverarsi i loro incubi peggiori. Basta osservare quanto è successo prima, durante e dopo la partita di qualificazione ai mondiali tra Egitto e Algeria, per rendersi conto che la tanto decantata "Ummah", la "fratellanza islamica ed araba" che tanto spaventa l'occidente in realtà non esiste. Sassaiole, scontri, feriti e morti, devastazione di sedi aziendali e attacchi alle sedi diplomatiche, richiami di ambasciatori, e tutto per una partita di calcio. E questi, secondo voi, sarebbero in grado di conquistare il mondo?sabato 21 novembre 2009
Perché l'Islam non governerà il mondo
L'Islam dominerà il mondo. Gli arabi invaderanno l'Europa. I musulmani governeranno l'Italia. Queste sono solo alcune delle farneticazioni che politici, giornalisti e chi più ne ha più ne metta ripetono da almeno dieci anni se non di più. Ora, a meno che costoro non siano davvero convinti che per "dominare il mondo", "invadere l'Europa" e "governare l'Italia" basti un esercito di muratori, pizzaioli, badanti e lavavetri, io non vedo proprio come possano avverarsi i loro incubi peggiori. Basta osservare quanto è successo prima, durante e dopo la partita di qualificazione ai mondiali tra Egitto e Algeria, per rendersi conto che la tanto decantata "Ummah", la "fratellanza islamica ed araba" che tanto spaventa l'occidente in realtà non esiste. Sassaiole, scontri, feriti e morti, devastazione di sedi aziendali e attacchi alle sedi diplomatiche, richiami di ambasciatori, e tutto per una partita di calcio. E questi, secondo voi, sarebbero in grado di conquistare il mondo?
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Medioriente
martedì 10 novembre 2009
Maometto, la moglie di Allam ed io
Insulti a Maometto: timore di reazioniSantanché e le accuse di pedofilia.
cattolici e musulmani concordi: a rischio l'integrazione ma attenti anche alla reciprocità.
di Karima Moual, Il Sole24Ore
Tra i più colpiti è Carlo Cardia. «Quello che ha detto l'onorevole Santanchè - dice il giurista cattolico ed editorialista di Avvenire - mi sembra una cosa fuori dal mondo». Maometto pedofilo? «Se dobbiamo affrontare il problema dei rapporti tra religioni è difficile partire senza il rispetto reciproco che vale per tutti». Il timore, sia chiaro, non è a senso unico: «A me preoccupano tutti gli insulti, anche quelli fatti ai cristiani, che sono stati molti ma per i quali non è stato fatto niente». Per Cardia «non è educativo per i nostri giovani i che crescono in questo ambiente. Stiamo trascurando l'integrazione delle comunità degli immigrati, e se manca la politica dell'integrazione anche gli episodi più piccoli possono provocare dei piccoli incendi e favorire i fondamentalismi». Maneggiare con cura, è il messaggio. Magari favorendo il dialogo con i moderati e i mettendo ai margini i fondamentalisti. Lo sostiene anche la fondazione Farefuturo, vicina a Gianfranco Fini, che sottolinea come «così non si fa neanche la peggiore politica. Si fa comunicazione, e in modo spregiudicato». Esperto di comunicazione è Sherif El Sebaie, 28 anni, egiziano, in Italia da 10 anni, animatore di un blog (salamelik.blogspot.com) attivo dal 2004 su Islam e immigrazione che si è aggiudicato il posto tra i 1000 blog più visti in Italia: «Chi ha a cuore la società che vorrebbe rappresentare non si atteggia in modo provocatorio rischiando di mettere in pericolo la pace sociale. Così c'è il rischio di alimentare reazioni su persone deboli e facilmente manipolabili». Valentina Colombo, moglie di Magdi Allam e docente di geopolitica del mondo islamico all'università europea di Roma, la pensa diversamente: «Giusto moderare i toni, ma c'è un dato di fatto, Maometto ha avuto una moglie piccola e giovanissima, Aisha. Lui rappresenta il profeta ed è il modello da seguire per tutti i musulmani. Ci sono oggi diversi religiosi, come dimostrano alcuni casi in Arabia Saudita e nello Yemen, che giustificano i matrimoni con i minori, questo è un dato grave e inammessibile». Khalid Chaouki, giornalista di origini marocchina e direttore del portale sul mondo islamico minareti.it, invita a «un gesto collettivo di condanna». Ma in un paese libero e democratico non c'è il diritto per ogni persona di dire quello che vuole? «Certo - risponde Zouhair Louassini giornalista di Rai-news24, di origine marocchina e professore di letteratura araba all'Università Roma 3 - la libertà d'espressione è uno dei grandi valori di democrazia. Il problema è che l'onorevole Santanchè fa il gioco di molti altri fanatici, che con la loro aggressività dimostrano poca obiettività e incitano alla violenza. Da ateo cresciuto nella cultura musulmana, devo anche dire che l'affermazione sul profeta Muhammad, senza analizzare il contesto storico, dimostra una mancanza di rigore scientifico».
cattolici e musulmani concordi: a rischio l'integrazione ma attenti anche alla reciprocità.
di Karima Moual, Il Sole24Ore
Tra i più colpiti è Carlo Cardia. «Quello che ha detto l'onorevole Santanchè - dice il giurista cattolico ed editorialista di Avvenire - mi sembra una cosa fuori dal mondo». Maometto pedofilo? «Se dobbiamo affrontare il problema dei rapporti tra religioni è difficile partire senza il rispetto reciproco che vale per tutti». Il timore, sia chiaro, non è a senso unico: «A me preoccupano tutti gli insulti, anche quelli fatti ai cristiani, che sono stati molti ma per i quali non è stato fatto niente». Per Cardia «non è educativo per i nostri giovani i che crescono in questo ambiente. Stiamo trascurando l'integrazione delle comunità degli immigrati, e se manca la politica dell'integrazione anche gli episodi più piccoli possono provocare dei piccoli incendi e favorire i fondamentalismi». Maneggiare con cura, è il messaggio. Magari favorendo il dialogo con i moderati e i mettendo ai margini i fondamentalisti. Lo sostiene anche la fondazione Farefuturo, vicina a Gianfranco Fini, che sottolinea come «così non si fa neanche la peggiore politica. Si fa comunicazione, e in modo spregiudicato». Esperto di comunicazione è Sherif El Sebaie, 28 anni, egiziano, in Italia da 10 anni, animatore di un blog (salamelik.blogspot.com) attivo dal 2004 su Islam e immigrazione che si è aggiudicato il posto tra i 1000 blog più visti in Italia: «Chi ha a cuore la società che vorrebbe rappresentare non si atteggia in modo provocatorio rischiando di mettere in pericolo la pace sociale. Così c'è il rischio di alimentare reazioni su persone deboli e facilmente manipolabili». Valentina Colombo, moglie di Magdi Allam e docente di geopolitica del mondo islamico all'università europea di Roma, la pensa diversamente: «Giusto moderare i toni, ma c'è un dato di fatto, Maometto ha avuto una moglie piccola e giovanissima, Aisha. Lui rappresenta il profeta ed è il modello da seguire per tutti i musulmani. Ci sono oggi diversi religiosi, come dimostrano alcuni casi in Arabia Saudita e nello Yemen, che giustificano i matrimoni con i minori, questo è un dato grave e inammessibile». Khalid Chaouki, giornalista di origini marocchina e direttore del portale sul mondo islamico minareti.it, invita a «un gesto collettivo di condanna». Ma in un paese libero e democratico non c'è il diritto per ogni persona di dire quello che vuole? «Certo - risponde Zouhair Louassini giornalista di Rai-news24, di origine marocchina e professore di letteratura araba all'Università Roma 3 - la libertà d'espressione è uno dei grandi valori di democrazia. Il problema è che l'onorevole Santanchè fa il gioco di molti altri fanatici, che con la loro aggressività dimostrano poca obiettività e incitano alla violenza. Da ateo cresciuto nella cultura musulmana, devo anche dire che l'affermazione sul profeta Muhammad, senza analizzare il contesto storico, dimostra una mancanza di rigore scientifico».
domenica 8 novembre 2009
La Puttana Santissima
la puttana santissima in perzona
Quella buon'anima di Montesquieu aveva proprio ragione: "Mai in nessun luogo si sono visti tanti devoti e tanta poca devozione come in Italia. (...) hanno una devozione che riesce a stupire: un uomo ha un bel mantenere una puttana, non mancherà certo la sua messa per nessuna cosa al mondo". Questo spirito di grande devozione lo stiamo rivivendo, a quanto pare, in questi giorni. Tra uno scandalo e l'altro, i politici italiani trovano il tempo di difendere il crocefisso e criticare la sentenza della Corte Europea che ne ha definito la presenza nelle aule scolastiche "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni".
A volte rimango colpito dal misticisimo delle loro dichiarazioni. Se non è frutto della devozione, è sicuramente originato da qualche prodotto sudamericano. Probabilmente il caffé. Altrimenti non si spiega come qualcuno abbia addirittura definito il crocefisso "simbolo della laicità dello stato e dell'identità italiana". Per quanto mi risulta, il crocefisso è simbolo di una religione precisa e l'Italia - cosi come la conosciamo oggi - è frutto di una strategia risorgimentale che considerava il Papa un diavolo in tonaca. A differenza di altri osservatori però, io non credo che i politici italiani siano dei furbacchioni in malafede. Sono convinto, invece, che siano autenticamente e genuinamente ignoranti. Nel senso letterale della parola, ovvero di chi "non ha sufficiente padronanza di una materia, manca globalmente di cultura" e spesso e volentieri anche nel senso metaforico: "chi non conosce le regole della buona educazione e dunque si comporta scortesemente".
L'altro giorno, Daniela Santadecché, ospite della trasmissione di Barbara D'Urso su Canale 5, ci ha fatto sapere che Maometto era un poligamo e un pedofilo. E ha continuato per almeno un quarto d'ora, a ripetere quest'ultimo concetto: "per la nostra cultura è un pedofilo. Ha sposato una bambina di 9 anni". Ora si potrebbe rispondere alla Santadecché che bisogna innanzittutto contestualizzare il matrimonio di Maometto con la figlia del suo più fidato alleato nella penisola arabica del VII secolo dove un uomo di quarant'anni era già vecchio. Io preferisco invece invitarla ad approffondire la sua, di cultura, prima di parlare di quelle altrui. Vada a rivedersi la storia di Maria Antonietta data in sposa, quattordicenne, al delfino di Francia o quella di Eleonora d'Acquitania, data in sposa alla veneranda età di 15 anni.
Giuseppe Gioachino Belli
Un antro viaggio der Papa
2 giugno 1835
Un antro viaggio der Papa
2 giugno 1835
Quella buon'anima di Montesquieu aveva proprio ragione: "Mai in nessun luogo si sono visti tanti devoti e tanta poca devozione come in Italia. (...) hanno una devozione che riesce a stupire: un uomo ha un bel mantenere una puttana, non mancherà certo la sua messa per nessuna cosa al mondo". Questo spirito di grande devozione lo stiamo rivivendo, a quanto pare, in questi giorni. Tra uno scandalo e l'altro, i politici italiani trovano il tempo di difendere il crocefisso e criticare la sentenza della Corte Europea che ne ha definito la presenza nelle aule scolastiche "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni".
A volte rimango colpito dal misticisimo delle loro dichiarazioni. Se non è frutto della devozione, è sicuramente originato da qualche prodotto sudamericano. Probabilmente il caffé. Altrimenti non si spiega come qualcuno abbia addirittura definito il crocefisso "simbolo della laicità dello stato e dell'identità italiana". Per quanto mi risulta, il crocefisso è simbolo di una religione precisa e l'Italia - cosi come la conosciamo oggi - è frutto di una strategia risorgimentale che considerava il Papa un diavolo in tonaca. A differenza di altri osservatori però, io non credo che i politici italiani siano dei furbacchioni in malafede. Sono convinto, invece, che siano autenticamente e genuinamente ignoranti. Nel senso letterale della parola, ovvero di chi "non ha sufficiente padronanza di una materia, manca globalmente di cultura" e spesso e volentieri anche nel senso metaforico: "chi non conosce le regole della buona educazione e dunque si comporta scortesemente".
L'altro giorno, Daniela Santadecché, ospite della trasmissione di Barbara D'Urso su Canale 5, ci ha fatto sapere che Maometto era un poligamo e un pedofilo. E ha continuato per almeno un quarto d'ora, a ripetere quest'ultimo concetto: "per la nostra cultura è un pedofilo. Ha sposato una bambina di 9 anni". Ora si potrebbe rispondere alla Santadecché che bisogna innanzittutto contestualizzare il matrimonio di Maometto con la figlia del suo più fidato alleato nella penisola arabica del VII secolo dove un uomo di quarant'anni era già vecchio. Io preferisco invece invitarla ad approffondire la sua, di cultura, prima di parlare di quelle altrui. Vada a rivedersi la storia di Maria Antonietta data in sposa, quattordicenne, al delfino di Francia o quella di Eleonora d'Acquitania, data in sposa alla veneranda età di 15 anni.
Questo per non parlare di Papa Borgia. Giovanni Burcardo, suo cancelliere, racconta di un banchetto «al quale prendono parte cinquanta meretrici (...) da principio vestite, poi nude. (...) vengono sparse delle castagne che le meretrici, nude, raccolgono passando fra i candelabri sulle mani o sui piedi. Tutto alla presenza e sotto lo sguardo del Papa (...)». Persino Papa Gregorio XVI (1831-1846), "aveva un’amante, la moglie del suo ex barbiere, che viene cantata dal Belli come “puttana santissima”". A ben rileggere le recenti cronache politiche, sembra che non sia cambiato nulla, anche in tema di rapporti con minorenni. Che volete che vi dica? Per parafrasare un proverbio veneziano del Settecento, in Italia la vita deve essere trascorsa cosi: «La mattina una messetta, dopo pranzo una bassetta e in televisione una donnetta». Nel senso di "velina", ovviamente.
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venerdì 6 novembre 2009
Allah Bless America
Nato in Virginia. Laureato in biochimica alla Virginia Tech. Maggiore dell'esercito USA per vent'anni. Tre riconoscimenti: la National Defense Service medal, la Global War on Terrorism Service medal e l’Army Service Ribbon. Eppure è di origine palestinese e di fede islamica, frequenta la moschea e fa la spesa al supermercato della base con indosso la tipica tunica bianca che i musulmani portano per la preghiera del Venerdi. Avrebbe potuto essere un perfetto esempio dell'integrazione islamica all'americana. Un modello di cui sono stato entusiasta testimone nel 2008, quando venni ufficialmente invitato dal Governo statunitense e dal Dipartimento di Stato USA per appurare in loco l'elevatissimo grado di integrazione e benessere raggiunto dalla comunità islamica locale.
Sfortunatamente, però, stiamo parlando dello stesso uomo che ha ucciso dodici commilitoni e ferito altri 31 perché non voleva andare in Iraq: Il maggiore Nidal Malik Hasan, 39 anni. Le cause scatenanti sembrano chiare ed evidenti: stiamo parlando di un medico che si occupa di problemi mentali, rimasto evidentemente impressionato e traumatizzato dalle fobie e dagli squilibri dei soldati ritornati dal fronte iracheno. Nonostante la sua opposizione alla guerra e il fatto che si era rivolto ad un avvocato per evitare di essere mandato in Iraq, stava per essere mandato comunque proprio su quel fronte. Questo per non parlare delle discriminazioni e dei commenti anti-musulmani e anti-arabi che, a detta dei suoi famigliari, subiva da alcuni suoi commilitoni e da coloro che ne valutavano il rendimento. Che una "rotella" del suo cervello possa essere, ad un certo punto, "saltata" è un'ipotesi che non può essere scartata a priori.
Non è la prima volta che un soldato americano spara ad altri soldati americani: è il settimo episodio. Eppure sono sicuro che proprio questo sconvolgente e plateale "ammutinamento" verrà strumentalizzato in tutto il mondo occidentale per dimostrare che è impossibile confidare nell'integrazione dei musulmani. Per alimentare la paura e la sfiducia nei confronti degli immigrati islamici, dei loro figli e dei loro nipoti nati all'estero. Per spingere le autorità a rendere più difficile la concessione della cittadinanza, l'accesso ai posti pubblici e forse anche il rilascio dei permessi di soggiorno ai fedeli dell'Islam. Sono sicuro che nel Bel paese saranno in tanti a gongolare: ecco la prova lampante - diranno - che l'Italia fa bene a ostacolare la costruzione delle moschee, a non concedere il voto agli immigrati, a non rilasciare la cittadinanza automaticamente a chi nasce in Italia, a non permettere ad un marocchino di lavorare sui mezzi di trasporto pubblici. Non si rendono conto, costoro, che cosi non fanno che esasperare il clima inquisitorio ed accusatorio che favorisce lo stress, la tensione, la rabbia che possono essere strumentalizzate da parte dei fondamentalisti e dei guerrafondai.
Il fatto che un maggiore medico insignito di tre medaglie abbia commesso una strage in un paese dotato di un efficientissimo modello di integrazione, ma che non è stato attento - per ciò che concerne questo singolo episodio - al disagio psicologico patito da un suo dipendente, dovrebbe essere un campanello d'allarme. Nessuno aveva pensato a curare il medico che curava i soldati mandati al fronte. Nessuno si era reso conto del suo stato d'animo. Ma è proprio ora che si vedrà la differenza tra un paese come gli Stati Uniti e l'Italia. Negli USA questo episodio scatenerà sì un grande dibattito sui media, ma nello stesso tempo sarà oggetto di un'approffondita indagine - non solo poliziesca - sulle cause scatenanti, per elaborare immediatamente le contromisure sociali adeguate. Nonostante questa disgrazia, gli Stati Uniti continueranno ad arruolare personale islamico nelle fila dell'esercito, ad agevolare la costruzione delle moschee e a permettere ai musulmani in divisa di frequentarle il Venerdi. Gli USA rimarranno - in poche parole - quel grande paese fermamente ancorato alle libertà civili e religiose che ho conosciuto nel 2008.
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