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martedì 23 novembre 2004

La resistenza intelletuale contro la Fallaci

E' con grande interesse che ho letto il suo articolo "L'arte fallace di cancellare la storia". Mi ha particolarmente colpito la precisione con cui cita le varie collezioni di arte araba che si trovano in Italia. Sono una giovane docente di letteratura italiana presso il dipartimento di Italiano di UCD (Universita' statale di Dublino, Irlanda), dove proprio oggi un sociologo ha presentato un intervento dal titolo "What is the West afraid of?" (Di cosa ha paura l'occidente?). Io stessa mi sono occupata in passato della rappresentazione degli arabi in Dante, contributo che ha riscosso un certo interesse anche fra alcuni arabisti di mia conoscenza. Purtroppo mi ritrovo oggi a dover insegnare un corso sulla scrittura femminile/sta italiana, inclusa la Fallaci, gravoso compito che sta mettendo a dura prova la mia pazienza, di donna, di scrittrice, e soprattutto di insegnante (ritengo che gli studenti imparino sufficienti cazzate guardano la tv, non c'e' bisogno di insegnargliele anche all'universita'!). Infatti, riprendendo il tema dell'intervento di oggi presso questa universita', mi sembra che la Fallaci rappresenti molto chiaramente tutto quello di cui ha paura l'occidente: di dover condividere i propri spazi vitali con chi ritiene responsabile di minacciarli; di dovere accettare compromessi e rinunciare al proprio ruolo di cultura dominante; di dover magari anche ammettere certi errori del passato e certe mancanze che avrebbero forse portato a una piu' pacifica convivenza; e, ultimo ma non per importanza, di dover accettare il dato incontestabile che la cultura europea in effetti e', se non debitrice, sicuramente indissolubilmente legata alla cultura araba, alla veicolazione di un patrimonio culturale e filosofico che sarebbe andato perduto (pensiamo ad Aristotele), se non fosse stato rimesso in circolazione proprio grazie al grande tramite che e' stato la lingua araba, e alla sua rielaborazione da parte dei grandi filosofi arabi del mediterraneo. Tuttavia, penso anche che, con uno sguardo veloce alla qualita' di certi saggi "illuminati" pubblicati in passato dalla Fallaci, come per esempio quella "Lettera a un bambino mai nato", che e' un esempio di tutto quello che bisogna evitare quando si cerca di esporre in modo convincente una propria tesi, nonche' un insulto all'intelligenza anche del lettore piu' mediocre, abbia dato abbondante dimostrazione di autocompiacimento, e soprattutto di conoscere a fondo quelle regole retoriche e quel meccanismo psicologico che permettono una veloce e agile circolazione dei suoi scritti, e quindi un conseguente alto introito. In breve, la Fallaci vende bene, e vendera' ancora meglio se si continua a parlarne. Insomma, io opterei per il metodo romano della "damnatio memoriae", un metodo efficacissimo soprattutto fra quelli che conoscono solo cio' di cui si sente parlare al bar (cioe' i lettori della Fallaci). Lei che ne pensa? Grazie per la sua cortese attenzione. Un caro saluto e buon proseguimento, Claudia Boscolo Department of Italian University College Dublin J. H. Newman Building

Che dire? Condivido pienamente tutto quello che ha detto, ed ho apprezzato cosi tanto la sua lettera al punto di prospettarne la pubblicazione sul mio blog. L'unica cosa che non condivido però è l'invito al "damnatio memoriae". Volendo o nolendo, la Fallaci è una specie di star. Ne parlano tutti: governo, tv, tg, giornali e chi più ne ha più ne metta. Non è il mio misero contributo che arrichirà la sua fama, le sue vendite o contribuirà a perpetuarne la memoria. Di questo si occupano già grosse e importanti lobby editoriali e politiche.

Il mio contributo può essere importante per chiarire, da un punto di vista accademico, scientifico, a volte anche divulgativo, dove la Fallaci ci sta prendendo in giro. Una goccia nell'oceano se vuole, una delle poche voci contrarie e critiche in una valanga di recensioni positive e elogi. Forse anche l'unica voce del mondo arabo che si è presa la briga di scendere in merito alla fallaciate da un punto di vista storico e lontano dal coro del "Si calmi signora, ci ha dato cosi tante belle cose in passato".

E' anche una voce contraria disponibile al primo che digita "Fallaci" su Google. Un elemento che può insinuare il dubbio, fondato, che quella signora stia giocando un gioco pericoloso e schifoso. Se smettessimo di parlare, lasciamo spazio a chi ne ha già troppo e togliamo a chi vorrebbe saperne di più perfino il vantaggio del dubbio. Se smettessimo di parlare, non facciamo altro che accreditare ciò che i poteri forti vogliono imporre come versione ufficiale della storia e dell'umanità, con grande dispendio di mezzi e risorse. Un articolo che gira su internet o altrove è un mezzo di resistenza intelletuale a cui non si deve mai rinunciare, per evitare l'assenza totale di contradittorio che poi accrediterebbe accademicamente la versione fallace della storia.

I miei migliori auguri per il suo impegno e i miei più cordiali saluti.

Sherif El Sebaie

La ringrazio innanzitutto per la sua gentile risposta, decisamente illuminante. Devo dire che ho riflettuto molto dopo averle mandato la mia lettera di ieri, e in effetti, mi sono accorta di non avere tenuto conto del potere di internet come mezzo di informazione, in opposizione alla stampa pilotata e alle lobby editioriali che dominano la cultura italiana odierna. Ho appena concluso la prima di una serie di tre lezioni sulla Fallaci. Che dire? Mi sono resa conto che semplicemente riferendo alcuni dati oggettivi, i miei studenti (anzi le mie studentesse, visto che sono tutte ragazze), hanno tratto la loro conclusione da se'. L'ultima domanda che mi e' stata posta e' stata: "Ma perche' in Italia si pubblica roba del genere?". Non ho voluto rispondere, perche' sarei caduta nella stessa trappola nella quale cade la Fallaci stessa: diventare vittima del proprio livore e' uno degli atti piu' autolesionisti che un individuo pensante possa commettere. Ma semplicemente riportanto il fatto incontestabile che la maggior parte delle case editrici e dei giornali appartengono a ************ (Ho ritenuto inutile riportarne il nome anche qua, ndr) e alla sua lobby, le ragazze hanno tratto di nuovo la loro conclusione. Ha ragione quando dice che e' necessaria qualche forma di resistenza a questo scempio della storia a cui assistiamo quasi continuamente, alle offese che ogni giorno deve subire il nostro sistema democratico, una conquista che e' costata sangue, sudore e lacrime (a proposito, che proprio una testimone oculare della battaglia per la democrazia combattuta in Italia 60 anni fa adesso manifesti opinioni cosi evidentemente antidemocratiche e' un segno grave dei tempi che corrono). In effetti, non posso che concordare con lei. In quanto alla pubblicazione della mia lettera, non ho niente in contrario, anzi, tutto sommato non sarebbe male inziare un dibattito sull'argomento, per lo meno per rendersi conto quanto supporto abbia in effetti la signora, o se siamo una volta di piu' vittime di una colossale operazione di marketing che sta sgretolando le basi su cui una volta posavano la cultura e lo stato italiani. La ringrazio ancora, e buon lavoro.

Claudia Boscolo