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sabato 27 novembre 2004

Integrazione televisiva

di Massimo Gramellini
La Stampa, 26/11/2004

Era un telegiornale dell'ora di pranzo e fra gli abitanti di Salò che venivano intervistati sul terremoto è comparsa una ragazza maghrebina. In un italiano reso concitato dalle circostanze, ma tecnicamente superiore a quello di molti ospiti di Biscardi, la giovane donna ha raccontato le solite cose che si dicono in questi casi: lo spavento, la fuga per le scale, la notte all'aperto, il timore di rientrare a casa. Poi il montaggio ha «staccato» dal suo volto per posarsi su quello di un signore dall'accento bresciano.

Sul momento sembrava non fosse successo niente. Soltanto in seguito mi è venuto in mente che era una delle prime volte, forse la prima, in cui un immigrato africano non veniva interpellato da un servizio importante del tg per parlare della sua condizione di immigrato, del velo islamico o di Bin Laden, ma per testimoniare un fatto della vita che lo aveva coinvolto come residente, al pari di un qualsiasi italiano. La vera sorpresa positiva, in fondo, era che sulle prime non me ne fossi neppure accorto. Come se intervistare una maghrebina sul terremoto, ma anche solo il traffico o la spesa, rappresentasse una pratica scontata.

L'integrazione è un lavoro duro che richiederà generazioni e non si liquida certo con un siparietto televisivo. Però le buone notizie latitano e quando ci sono sembrano sempre così retoriche e poco interessanti. Questa notizia era piccola ma indubbiamente buona e può darsi che qualche lettore, dopo averla depurata di ogni retorica, riesca a trovarla persino interessante.

venerdì 26 novembre 2004

I versetti misogini (della Bibbia)

Tratto dal blog di Leonardo

Ogni giorno è buono per imparare qualcosa, e io temo di avere imparato qualcosa da Vittorio Feltri. Sì, proprio lui, l'esegeta del Corano. L’avevo preso sottogamba, sapete. Credevo che valesse la pena di comprarlo per dedicargli uno sfottò, una di quelle cose che piace a noi frustrati di sinistra. Ebbene. La tesi di Feltri è scontata: il Corano è inconciliabile con l’Occidente. Si tratta di un pregiudizio? Magari. No, Feltri si è documentato, ha studiato il Corano, ed è giunto a conclusioni che sono inoppugnabili. Cioè, io ho anche provato, a oppugnarle. Ma quando uno ha ragione ha ragione, e stavolta devo dare ragione a Vittorio Feltri. Il Corano è inconciliabile coi principi della nostra Costituzione. Chi crede in quel libro non dovrebbe rimanere a lungo sul suolo italiano. Mi dispiace, ma è così. Giudicate voi:

Le donne? Per Maometto sono inferiori
di Vittorio Feltri

Il Corano che cosa pensa delle donne? C’è un versetto molto chiaro. Sura II [detto della “vacca”], 228: «Ma gli uomini sono un gradino più in alto». Usa proprio questa formula il Libro Sacro: i maschi sono superiori. Non è una frase suscettibile di interpretazioni. [. . .] Questa inferiorità è strutturale, ed essa è la chiave di volta su cui è costruita la società. Insomma, la donna non è vittima di qualche incidente di percorso, per cui basta un ritocco qua e là delle leggi o della mentalità. No, è minorata per volontà divina, ed anzi la vita comune si regge su questo principio. Il resto discende come conseguenza: nessun ruolo direttivo, nessuna possibilità di organizzare per sé un minimo di vita individuale. La schiavitù è sancita e benedetta. Non sono teorie religiose, ma sono diventate immediatamente leggi politiche dove l’Islam è al potere, e pratiche familiari dove sono (per ora) in minoranza. Non illudiamoci: gli ayatollah imporranno a tutti questa visione del mondo appena potranno, perché per essi non c’è distinzione tra sfera spirituale e politica, tra morale cranica e legge dello Stato. Si pone un’altra questione seria. Le comunità musulmane presenti in tra noi possono trattare così le donne in barba alle nostre norme e consuetudini?

(Da Il Corano letto da Vittorio Feltri, pag. 87).

La risposta sarebbe scontata (no), ma lo sapete, io sono il solito malfidato, mica potevo fidarmi del primo versetto che mi citavano. Così sono andato a prendermi la mia copia del Corano, ché sapevo bene di averne una da qualche parte su una mensola alta (il Libro va sempre posato in alto). E ho iniziato a sfogliare. Ero convinto che avrei trovato subito qualche versetto che ribaltava la faccenda. Beh. Mi sono dovuto ricredere. Più andavo avanti, più era peggio. Ragazzi, c’è poco da essere politically correct. Quel libro è veramente misogino. Tutte le volte che compare la parola “donna”, da qualche parte lì intorno c’è anche la parola “sottomessa”. Non ci credete?

Si parte dalla Sura “della Genesi” (3,16): è Allah che dice alla prima donna:

“Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”.

Tanto per mettere subito le cose in chiaro. Ma cos’ha fatto, la donna, di male? Lo spiega a chiare parole la Sura “del Siracide” (25,24):

"Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo".

Per cui il minimo che possa fare è restare sottomessa. E infatti:

"Se non cammina al cenno della tua mano, toglila dalla tua presenza"

(Siracide 25,26)

E poi ci lamentiamo se le loro donne rimangono segregate in casa? Finché continueranno a credere in un Libro che ragiona così…

"Motivo di sdegno, di rimprovero e di grande disprezzo è una donna che mantiene il proprio uomo"

(Siracide 25,21)

…non c’è da aspettarsi che escano a cercarsi un lavoro. Né che partecipino a qualsiasi tipo di attività sociale. Perfino nella preghiera sono emarginate:

"Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea"

(Sura “dei Corinti I”, 14,34-35)

Nella stessa Sura si motiva anche l’uso femminile del velo (e del burqa, eventualmente):

"L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. [… ] Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine […]"

(Sura “dei Corinti I”, 3,7-16)

Notate la grazia della chiusa finale: se qualcuno vuole contestare… noi non abbiamo questa consuetudine. Tante grazie. Noi sì, però. Come la mettiamo? E ancora:

"Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie […]"

(Sura “degli Efesini” 5,22-23;

"Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa".

(Sura “di Pietro I”, 3,1)

Per finire con questa botta:

"La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia".

(Sura “di Timoteo I”, 2,11-15)

Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo… e poi pretendiamo che abbiano rispetto per le nostre insegnanti? No, mi dispiace, io credo di essere una persona di aperte vedute e tollerante, ma ci sono dei limiti.

E che nessuno venga a dirmi che questi versetti vanno interpretati, inseriti nel loro contesto, mediati… interpretare cosa? Mediare cosa? È tutto chiaro qui, tutto nero su bianco: dalla donna ha avuto inizio il peccato, la donna stia sottomessa all’uomo, punto. E questo credo che non dovremmo tollerarlo. Mi dispiace, ma su questo sono più feltriano di Feltri: chi crede in questo Libro non ha il diritto di rimanere nel nostro Paese, dove vige una Costituzione che prevede per uomo e donna pari diritti. Perciò, cari amici musulmani, aria.

Temo però di dovervi delle scuse per il piccolo errore. Sapete che ero andato a verificare sul mio Corano se erano vere le accuse di Vittorio Feltri, no? Bene. Beh, non so che dire, era un po' tardi, la stanza era buia, io magari un po' distratto, insomma, invece di afferrare il Corano dalla mensola in alto, ho preso il libro che c'era di fianco. A mia discolpa, devo dire che era grosso uguale, e pesante uguale, sempre con quelle pagine sottili sottili e la scrittura fine. Uno di quei libri che impone una certo rispetto. Però non era il Corano.

Era la Bibbia

A mia discolpa, posso dire di aver fatto lo stesso errore di una celebre giornalista e maitre a penser occidentale, che tre anni fa scrisse, in un articolo rimasto famoso: Ma allora come la mettiamo con la storia dell'Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente? […] Anche questo sta nel Corano.

Chissà, magari ci sta anche, nel Corano. ma di sicuro sta in : Esodo 21,24. E in Levitico 24,20. E in Deuteronomio 19,21. Finché Gesù, per fortuna, non prende le distanze in Matteo 5,38: Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l`altra...

Quanto ai versetti misogini dell'altra sera, la "Sura della Genesi" era il libro della Genesi. La Sura del Siracide, il Libro del Siracide. Le sure dei Corinti, degli Efesini, di Timoteo, erano le lettere di San Paolo ai Corinti, agli Efesini, a Timoteo (come potete benissimo verificare).

Potenza delle parole, eh? Se dico "Sura", mi sembra di parlare di qualcosa di esotico e remoto; ma appena dico "Libro", o "Epistola", mi ritrovo a casa mia, una bella domenica di novembre, con fuori le campane che suonano e i compiti di catechismo da fare. E anche la misoginia di quei versetti mi sembra una cosa molto più familiare, alla mano, uno di quei panni sporchi stesi nel cortiletto di casa.

Che è un po' quel che sembra pensare Vittorio Feltri, che nella sua chiosa al Corano (pag.87), scriveva così:

Usa proprio questa formula il Libro Sacro: i maschi sono superiori. Non è una frase suscettibile di interpretazioni. Anche perché Maometto non è stato soltanto "ispirato" da Dio come gli autori biblici, i quali dunque risentivano del clima culturale dell'epoca e dei loro umori con le rispettive suocere e mogli".

No, dice Feltri: il Corano è la parola di Dio dettata a Maometto; la Bibbia è "soltanto" ispirata ad "autori biblici", con tutto il diritto di scrivere la parola di Dio così, un po' a braccio, adottandola ai costumi dei tempi e ai gusti dei lettori (un po' come i giornalisti di Berlusconi con la parola di Berlusconi). E' una concezione singolare.

E' anche del tutto sballata, naturalmente. Checché ne dica il teologo Feltri, per i cristiani la Bibbia, tutta la Bibbia, è parola di Dio (rendiamo grazie a Dio), ispirata direttamente dallo Spirito Santo. E non ci sono "costumi dei tempi" che tengano.

Nemmeno posso scaricare la colpa sui cugini ebrei, perché se guardo bene mi accorgo che le pagine più misogine non sono nell'Antico Testamento, ma nel Nuovo. Non nel Vangelo, per carità - Gesù tratta sempre le donne con molto riguardo - ma nelle epistole di San Paolo. Il quale non solo non era sposato, ma pretendeva che nessuno si sposasse più. Proprio così:

Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l`uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo dell`incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. (Sura prima dei Corinzi, 7,1).

E' cosa buona per l`uomo non toccare donna: adesso vi sfido a trovare qualcosa di altrettanto misogino in qualsiasi altro Libro Sacro di religione monoteista. Insomma, come la mettiamo? Se mandiamo via i musulmani che leggono il Corano, ci tocca mandare via anche quei cristiani che insistono a leggere la Bibbia.

martedì 23 novembre 2004

La resistenza intelletuale contro la Fallaci

E' con grande interesse che ho letto il suo articolo "L'arte fallace di cancellare la storia". Mi ha particolarmente colpito la precisione con cui cita le varie collezioni di arte araba che si trovano in Italia. Sono una giovane docente di letteratura italiana presso il dipartimento di Italiano di UCD (Universita' statale di Dublino, Irlanda), dove proprio oggi un sociologo ha presentato un intervento dal titolo "What is the West afraid of?" (Di cosa ha paura l'occidente?). Io stessa mi sono occupata in passato della rappresentazione degli arabi in Dante, contributo che ha riscosso un certo interesse anche fra alcuni arabisti di mia conoscenza. Purtroppo mi ritrovo oggi a dover insegnare un corso sulla scrittura femminile/sta italiana, inclusa la Fallaci, gravoso compito che sta mettendo a dura prova la mia pazienza, di donna, di scrittrice, e soprattutto di insegnante (ritengo che gli studenti imparino sufficienti cazzate guardano la tv, non c'e' bisogno di insegnargliele anche all'universita'!). Infatti, riprendendo il tema dell'intervento di oggi presso questa universita', mi sembra che la Fallaci rappresenti molto chiaramente tutto quello di cui ha paura l'occidente: di dover condividere i propri spazi vitali con chi ritiene responsabile di minacciarli; di dovere accettare compromessi e rinunciare al proprio ruolo di cultura dominante; di dover magari anche ammettere certi errori del passato e certe mancanze che avrebbero forse portato a una piu' pacifica convivenza; e, ultimo ma non per importanza, di dover accettare il dato incontestabile che la cultura europea in effetti e', se non debitrice, sicuramente indissolubilmente legata alla cultura araba, alla veicolazione di un patrimonio culturale e filosofico che sarebbe andato perduto (pensiamo ad Aristotele), se non fosse stato rimesso in circolazione proprio grazie al grande tramite che e' stato la lingua araba, e alla sua rielaborazione da parte dei grandi filosofi arabi del mediterraneo. Tuttavia, penso anche che, con uno sguardo veloce alla qualita' di certi saggi "illuminati" pubblicati in passato dalla Fallaci, come per esempio quella "Lettera a un bambino mai nato", che e' un esempio di tutto quello che bisogna evitare quando si cerca di esporre in modo convincente una propria tesi, nonche' un insulto all'intelligenza anche del lettore piu' mediocre, abbia dato abbondante dimostrazione di autocompiacimento, e soprattutto di conoscere a fondo quelle regole retoriche e quel meccanismo psicologico che permettono una veloce e agile circolazione dei suoi scritti, e quindi un conseguente alto introito. In breve, la Fallaci vende bene, e vendera' ancora meglio se si continua a parlarne. Insomma, io opterei per il metodo romano della "damnatio memoriae", un metodo efficacissimo soprattutto fra quelli che conoscono solo cio' di cui si sente parlare al bar (cioe' i lettori della Fallaci). Lei che ne pensa? Grazie per la sua cortese attenzione. Un caro saluto e buon proseguimento, Claudia Boscolo Department of Italian University College Dublin J. H. Newman Building

Che dire? Condivido pienamente tutto quello che ha detto, ed ho apprezzato cosi tanto la sua lettera al punto di prospettarne la pubblicazione sul mio blog. L'unica cosa che non condivido però è l'invito al "damnatio memoriae". Volendo o nolendo, la Fallaci è una specie di star. Ne parlano tutti: governo, tv, tg, giornali e chi più ne ha più ne metta. Non è il mio misero contributo che arrichirà la sua fama, le sue vendite o contribuirà a perpetuarne la memoria. Di questo si occupano già grosse e importanti lobby editoriali e politiche.

Il mio contributo può essere importante per chiarire, da un punto di vista accademico, scientifico, a volte anche divulgativo, dove la Fallaci ci sta prendendo in giro. Una goccia nell'oceano se vuole, una delle poche voci contrarie e critiche in una valanga di recensioni positive e elogi. Forse anche l'unica voce del mondo arabo che si è presa la briga di scendere in merito alla fallaciate da un punto di vista storico e lontano dal coro del "Si calmi signora, ci ha dato cosi tante belle cose in passato".

E' anche una voce contraria disponibile al primo che digita "Fallaci" su Google. Un elemento che può insinuare il dubbio, fondato, che quella signora stia giocando un gioco pericoloso e schifoso. Se smettessimo di parlare, lasciamo spazio a chi ne ha già troppo e togliamo a chi vorrebbe saperne di più perfino il vantaggio del dubbio. Se smettessimo di parlare, non facciamo altro che accreditare ciò che i poteri forti vogliono imporre come versione ufficiale della storia e dell'umanità, con grande dispendio di mezzi e risorse. Un articolo che gira su internet o altrove è un mezzo di resistenza intelletuale a cui non si deve mai rinunciare, per evitare l'assenza totale di contradittorio che poi accrediterebbe accademicamente la versione fallace della storia.

I miei migliori auguri per il suo impegno e i miei più cordiali saluti.

Sherif El Sebaie

La ringrazio innanzitutto per la sua gentile risposta, decisamente illuminante. Devo dire che ho riflettuto molto dopo averle mandato la mia lettera di ieri, e in effetti, mi sono accorta di non avere tenuto conto del potere di internet come mezzo di informazione, in opposizione alla stampa pilotata e alle lobby editioriali che dominano la cultura italiana odierna. Ho appena concluso la prima di una serie di tre lezioni sulla Fallaci. Che dire? Mi sono resa conto che semplicemente riferendo alcuni dati oggettivi, i miei studenti (anzi le mie studentesse, visto che sono tutte ragazze), hanno tratto la loro conclusione da se'. L'ultima domanda che mi e' stata posta e' stata: "Ma perche' in Italia si pubblica roba del genere?". Non ho voluto rispondere, perche' sarei caduta nella stessa trappola nella quale cade la Fallaci stessa: diventare vittima del proprio livore e' uno degli atti piu' autolesionisti che un individuo pensante possa commettere. Ma semplicemente riportanto il fatto incontestabile che la maggior parte delle case editrici e dei giornali appartengono a ************ (Ho ritenuto inutile riportarne il nome anche qua, ndr) e alla sua lobby, le ragazze hanno tratto di nuovo la loro conclusione. Ha ragione quando dice che e' necessaria qualche forma di resistenza a questo scempio della storia a cui assistiamo quasi continuamente, alle offese che ogni giorno deve subire il nostro sistema democratico, una conquista che e' costata sangue, sudore e lacrime (a proposito, che proprio una testimone oculare della battaglia per la democrazia combattuta in Italia 60 anni fa adesso manifesti opinioni cosi evidentemente antidemocratiche e' un segno grave dei tempi che corrono). In effetti, non posso che concordare con lei. In quanto alla pubblicazione della mia lettera, non ho niente in contrario, anzi, tutto sommato non sarebbe male inziare un dibattito sull'argomento, per lo meno per rendersi conto quanto supporto abbia in effetti la signora, o se siamo una volta di piu' vittime di una colossale operazione di marketing che sta sgretolando le basi su cui una volta posavano la cultura e lo stato italiani. La ringrazio ancora, e buon lavoro.

Claudia Boscolo