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domenica 23 gennaio 2005

Lingua e calligrafia araba

La lingua araba si sviluppò duemila anni prima dalla nascita di Cristo nella Penisola Arabica. Nonostante fossero beduini con poco o niente di educazione formale infatti, i poeti pre-islamici riuscirono a sviluppare un vocabolario molto ricco e flessibile. L’arabo (che assieme all’ebraico è l’unica lingua semitica ancora usata oggi nella sua forma scritta e parlata), come tutte le lingue semitiche, si basa su un sistema di radici, il che significa che i termini di una determinata famiglia semantica derivano da una particolare radice (normalmente di tre lettere) che appositamente modificata mette alla luce un nuovo termine. L’arabo è comunque in grado di sviluppare nuove terminologie in modo da stare al passo delle nuove scoperte scientifiche.

La lingua araba è ampiamente parlata in due continenti, dal Nord Africa alla Penisola Arabica. È la lingua ufficiale di venti paesi con più di 220 milioni di abitanti, diventando cosi una delle dieci lingue più parlate al mondo. Pochi però sono quelli che sanno che il sistema di caratteri arabo, formato da 28 caratteri, è anche usato da quasi un settimo della popolazione mondiale. Il suo alfabeto infatti, con un po’ di modifiche, è usato in lingue non semitiche fra cui il persiano, l’urdu e il curdo. La scrittura araba è ancora usata oggi in Afghanistan, in alcune regioni della Cina e nelle aree islamiche dell’ex Unione Sovietica. Più lingue africane e asiatiche lo hanno anche adottato ad un certo punto. La lingua turca ha adottato il sistema di caratteri arabo fino al 1920. Lo status politico, culturale, religioso e numerico della lingua è stato formalmente riconosciuto dall’ONU nel 1973 quando questa lingua divenne la sesta lingua ufficiale di quel corpo (le altre sono il cinese, l’inglese, il russo, il francese e e lo spagnolo).

Il termine ‘arabo’ indica tre forme della stessa lingua: l’arabo classico (usato nel Corano), l’arabo letterale (adottato nelle opere letterarie, giornali e mezzi di informazione) e l’arabo parlato. Nonostante sia universalmente scritto, letto e capito nella sua forma standard, l’arabo è stato sottoposto a variazioni dialettali e regionali comunque non accentuate. La diversità nella famiglia di dialetti di Siria, Libano, Giordania e Palestina per esempio può essere paragonata alla diversità sussitente fra l’inglese americano e quello britannico. Lo stesso vale per i paesi del Nord Africa o del Golfo. Fra le poche eccezioni però è il dialetto marocchino, fortemente influenzato dall’eredità berbera della zona tale da risultare quasi incomprensibile per un cittadino arabo.

L’arabo si scrive (e si legge) da destra a sinistra, come tutte le lingue semitiche. I caratteri possono essere accordati l’uno all’altro, alcuni solo a quelli precedenti, altri solo a quelli che seguono. E a seconda di come si accordano i caratteri, il loro aspetto esteriore cambia leggermente. Le linee verticali e le curve confersicono equilibrio, il fatto che alcuni caratteri non possano essere accordati conferisce articolazione. Questi elementi caratteristici, cosi come l’assenza delle forme maiuscole delle lettere, conferiscono alla scrittura araba il suo carattere tipico. La calligrafia araba diventa quindi un arte di bellezza ed armonia messa in esibizione attraverso una corretta formazione dei caratteri, l’ordine in cui vengono disposti, e l’armonia delle proporzioni. la stessa frase può apparire in forme diverse, che rispecchiano lo stile e la maggiore o minore ispirazione dell’artista. Tal volta le lettere sono collegate a motivi ornamentali non solo geometrici ma anche zoomorfi o fitomorfi.

L'arte della calligrafia trae il suo prestigio dal suo scopo di comunicare il Corano, in cui gode di particolari riferimenti. Il calligrafo godeva di una posizione d'onore e di dignità al di sopra dal pittore e i libri arabi di storia e di letteratura ci hanno tramandato i nomi di diversi di questi artisti. Arte sacra per eccellenza, la calligrafia richiede all'amanuense di comporre sotto una diretta ispirazione divina. E' quindi un'arte sviluppata soprattutto nell'ambito del Sufismo, una particolare dottrina filosofica islamica, dove il calligrafo, oltre agli insegnamenti tecnici, formali e artistici, segue anche una disciplina interiore sotto la guida di un maestro.