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sabato 28 maggio 2005

E la tribù degli Uga-Buga?

La demonizzazione della figura di Maometto, descritto prima come scismatico e poi come "predicatore del Male, “profeta” anomalo, autocrate che ha prediletto la spada alla pietà; il sesso smodato alla virtù" era un atteggiamento tipico del Medioevo. Credevo che tali atteggiamenti fossero esclusivo appannaggio di quel periodo storico e invece mi sbagliavo. Per "colpire" i musulmani, definiti addirittura su Libero come "Maomettani" - esattamente come si faceva durante le Crociate -ci si concentra sulla figura del loro messaggero, sottolineando le differenze rispetto ad altri Profeti, soprattutto Gesù. Trovo veramente ridicolo che persone che affermano di essere seguaci o ammiratori della figura del Cristo e che quindi dovrebbero, almeno teoricamente, "dare l'altra guancia" si mettano a vilipendiare pesantemente la figura di Maometto come si faceva nel Medioevo. La cosa più ridicola è che facciano questo nel momento stesso in cui la religione islamica, Adel Smith a parte, serba un grande rispetto per le figure dei profeti o dei messaggeri precedenti a Maometto. E non tutti i profeti sono stati pacifiche presenze discese dal cielo. C'è chi ha combattuto guerre, chi ha assassinato, chi ha abbandonato la concubina in mezzo al deserto per sbarazzarsene...Perfino Gesù cacciò i mercanti dal Tempio a pedate. Maometto era, oltre che Profeta, un capo di stato, un condottiero, una figura storica. E si comportava esattamente come lo dettavano le condizioni e i parametri dell'epoca in cui visse. Anzi, in molti casi fu addirittura un innovatore, un progressista. Il suo atteggiamento nei confronti delle donne ne fa addirittura uno dei primi femministi della storia. Nel VII secolo dopo Cristo accordò alle donne il diritto di voto, il diritto all’eredità e al divorzio (diritti che le donne ebraiche e cattoliche non avevano, e che otterranno addirittura - in alcuni casi - solo in tempi recenti). Non solo, famose sono le discussioni, sia sui temi politici che economici, che il Profeta intratteneva con le donne o i suoi dettami sull’universo femminile, come ad esempio il “Se mi fosse stato concesso scegliere, avrei preferito le donne; Il migliore tra di voi è colui che usa le parole più gentili verso la propria moglie”.

Si rinfacciano a Maometto diversi "episodi", come per esempio l'aver "lapidato delle adultere". La lapidazione, pratica barbara ancora applicata in Arabia Saudita e in Nigeria, non è contemplata dall'Islam. Gli Arabi preislamici non praticavano la lapidazione per punire l’adulterio per la semplice ragione che l’adulterio era frequente e faceva parte degli usi e costumi del tempo. Un giorno, a Medina, alcuni rabbini ebrei sottoposero a Maometto il problema di una coppia ebrea accusata di adulterio. Chiese quale fosse il castigo previsto dalla Torah in tale caso e i rabbini risposero “la lapidazione dei due”, che venne eseguita. Maometto ha quindi lasciato alla comunità ebraica soggetta alla sua autorità il diritto di fare giustizia secondo i propri dettami religiosi. Adesso invece si vuole accusare Maometto di avere lapidato delle adultere, tacendo il coinvolgimento dei rabbini. In poche parole Maometto si è trovato nella stessa situazione di Gesù. Ma non fece come fece quest'ultimo (Chi è senza peccato scagli la prima pietra), perché - a differenza di Gesù (Un ebreo con un messaggio per gli ebrei) - Maometto non aveva interesse a far loro cambiare idea: erano liberi di professare il loro credo come meglio intendevano. Fu dopo la morte di Maometto, sotto il regno del secondo califfo Omar - il più conservatore e rigorista dei compagni di Maometto, entrato più volte in conflitto con lo stesso sulla questione dei diritti femminili - che si pose per i musulmani il problema dell’adulterio e della sua punizione. Omar ordinò che fosse eseguita la lapidazione e quando alcuni compagni del Profeta gli ricordarono che il Corano non menzionava questa punizione, egli rispose che si ricordava di un versetto, forse andato perduto, che ordinava questo castigo, che quindi andava eseguito. Sono questi "versetti perduti" e "detti non autenticati" ad essere impugnati dai moderni diffamatori dall'Islam, esattamente come fanno i fondamentalisti islamici per legittimare il proprio atteggiamento. Poi si dice che Maometto avrebbe detto: "Le donne, gli schiavi e i cammelli sono simili; bisogna chiedere la protezione di Allah da loro", mettendo di fatto le donne sullo stesso livello dei cammelli. Ebbene, ammesso che sia vero, che dire del "Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo" (Esodo 20 - 17), che - oltre a parlare di schiavi - mette la donna al livello del bue e dell'asino nonché nel novero delle "proprietà" dell'uomo ?

Lo stesso vale per l'infibulazione, pratica non contemplata dall'Islam e addirittura scoraggiata da Maometto. O il matrimonio forzato, un'altra pratica che viene ancora ricondotta all'Islam, esplicitamente vietato dal Corano e in un hadith è infatti affermato “non sposare una donna in precedenza sposata senza il suo consenso . Non sposare una vergine senza il suo consenso”. La bella Arba, una giovane araba data in sposa dai suoi tutori a Maometto, la prima notte di nozze gli svelò di essere stata costretta al matrimonio senza il suo consenso. Maometto la rimandò alla sua tribù senza consumare l’unione. Poi si parla del matrimonio di Maometto con Aisha, matrimonio proclamato all'età di nove anni e consumato a 13, e lo si accusa di pedofilia. Non c'è peggiore manipolazione storica: in Occidente, ancora nel 600 - 700 i cristianissimi re e principi occidentali sposavano e consumavano rapporti sessuali con bambine della stessa età. In un'epoca in cui la vita media era di 30-40 anni, ciò era considerato normale e di uso comune. Aisha poi era, oltre che cappricciosa, era la più gelosa ed affezionata a Maometto. Come sottolineava inoltre un lettore in un commento precedente: "Ad Aisha dobbiamo quasi per intero la giurisprudenza islamica poiché fu lei, che visse l'Islam in toto fin dall'età più giovane, che riportò agli studiosi tutti i pensieri del Profeta in materia di diritto. Fu dunque la prima giurista dell'Islam, se vogliamo adoperare termini moderni [...] Osano parlare di pedofilia quando le cronache ci riportano continuamente ad orrori davvero pedofili, commessi in questo tempo e dai loro stessi sacerdoti, con la copertura eccellente delle alte sfere cattoliche". Non parliamo poi di Stefania Atzori (excollaboratrice de La Padania, ndr) che, sul suo blog, oltre a demonizzare Maometto, se la prende con quei musulmani che vedono miracolosamente il nome di Allah sui cocomeri e sui pomodori mentre è proprio dell'altro giorno la notizia delle centinaia di americani accorsi con candele in una stazione della Metropolitana dove avrebbero riconosciuto - in un'innocua macchia di umidità - la sagoma della Madonna. O vogliamo parlare del Toast al formaggio venduto alcune migliaia di dollari perché vi si riconoscerebbe il volto di Cristo? O della macchina del Papa venduta cento volte il suo prezzo perché intestata ad un ex-cardinale che non l'ha mai guidata? Non parliamo poi delle decine e decine di testimoni al processo Wanna Marchi che parlano di milioni e milioni sborsati per comprare fatture e amuleti. Roba da sbudellarsi dalle risate, ma non per questo mi permetto di dare dei deficienti retrogradi ai cristiani. La cosa più ridicola in assoluto è quando la Atzori ridicolizza il viaggio di Maometto nei sette cieli tramandato dalla tradizione islamica o la descrizione dell'Inferno contenuta nel Corano. E cos'ha di diverso il viaggio di Maometto o la descrizione dell'Inferno (a cui peraltro si ispirò il Dante tanto ammirato dall' ignorante Atzori come padre della lingua italiana nonché per aver piazzato l'ispiratore della sua opera in inferno, tra l'altro come "scismatico") dalle storie della Bibbia e della Torah piene zeppe di angeli, diavoli, creature a più teste, paradisi ed inferni, miracoli e fenomeni paranormali?

Vorrei però concludere questa esposizione, che mi sarei volentieri risparmiato, con una considerazione: che senso ha andare a cercare versetti coranici o detti "maomettani" da demonizzare se i loro equivalenti - e persino peggiori - si possono riscontrare nella Bibbia e nella Torah? A queste persone non viene il sospetto che si stanno atteggiando proprio come i fondamentalisti islamici, che pescano versetti simili a quelli che ci sono nell' Antico e Nuovo Testamento e che trasformerebbero il più pacifico dei cristiani in un mostro ? Che senso ha andare a sindacare su cose avvenute più di 1400 anni fa, e che avevano un loro senso nel contesto socio-politico dell'epoca quando cose ben peggiori accadevano e accadono tuttora nel civilissimo mondo occidentale ? E, infine, che senso ha chiedere ai musulmani di rendere conto dell'atteggiamento dei loro correligionari vissuti ben 14 secoli prima di loro e fare ragionamenti pazzeschi alla Atzori e simili, ben descritti da Dacia Valent, ex europarlamentare, quando scrisse sul suo blog: "E la tribù degli Uga-buga che sono stati sodomizzati dal cugino della sarta del vicino dell’idraulico della cognata del ragioniere della pescheria dove si serviva la governante del Profeta? E dite dite, perché li avete sodomizzati un miliardo di anni fa?". Non vi sembra ridicolo che i musulmani di oggi debbano rendere conto di cose avvenute o che si presume fossero avvenute 14 secoli fa? E se facessimo lo stesso con coloro che hanno re-indossato le armature dei propri antenati Crociati, che quadro ne uscirebbe fuori? Io lo trovo ridicolo. Così come trovo ridicolo che ad un musulmano che vive o che è nato in Europa e che si lamenta degli attacchi scomposti e vergognosi di cui è oggetto, si risponda: "E le tribù Mau Mau massacrate in Sudan, eh? E le volontarie rapite in Gagausia, eh?". Scusate... indipendentmente dal fatto che ogni cosa va vista nel proprio contesto storico-socio-politico-economico-culturale, che c'entra un musulmano che vive in Europa o in Cina con ciò che succede in un villaggio sperduto dell'Afghanistan piuttosto che in una città dell'Irak? Da quando un musulmano è ritenuto responsabile o quanto meno tenuto a rendere conto e a giustificare il comportamento di un miliardo e passa di persone che vivono o che non vivono il proprio credo in altre parti del mondo o che, addirittura, sono vissuti 14 secoli prima di lui ? E poi, infine, se si è davvero femministe e laiche, che senso ha ridicolizzare la religione altrui guardandosi bene dall'avere lo stesso atteggiamento nei confronti di quella dei propri "seguaci" ? A proposito...visto che sono cosi bravi a snocciolare i dati di Amnesty sui paesi musulmani, come mai sui loro blog non ci dicono qualcosina del "capitolo Italia" nell'ultimo rapporto di Amnesty? Oppure Amnesty è credibile e fonte sicura solo quando parla di paesi a maggioranza islamica?