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sabato 9 luglio 2005

Blair: le cause del terrorismo sono profonde

Il terrorismo nasce da cause profonde: la povertà, la mancanza di democrazia nelle nazioni arabe e i perduranti conflitti in Medio Oriente. Questo è il terreno di coltura dei terroristi: eliminare queste cause significa togliere l'alimentazione al terrorismo. L'ho detto qui e su Aljazira.it, citando appunto la povertà, i soldi sprecati nelle guerre "liberatorie" e il problema palestinese. Ovviamente, dissento sulle "modalità" con cui Blair & Co. vorrebbero portare la democrazia nel mondo arabo, e cioè seminando ulteriori conflitti e povertà ma so che i neocon non approvano. Ora però lo dice addirittura il primo ministro britannico Tony Blair in un'intervista alla radio della Bbc (9/07/2005). Secondo il premier gli attentati di Londra dimostrano la pressante necessità per i leader dei Paesi più avanzati di affrontare questi temi, in modo particolare la povertà. «Penso che questo tipo di terrorismo abbia radici molto profonde», ha affermato Blair. «Se vogliamo affrontare le conseguenze che ciò comporta, per cercare di proteggerci al meglio di quanto possa fare una società civile, le misure di sicurezza non possono essere l'unica risposta. Dobbiamo eliminare il problema alla radice. Il che significa aumentare la reciproca comprensione tra diverse religioni, aiutare i popoli del Medio oriente nel loro cammino verso la democrazia e risolvere il conflitto tra Israele e i palestinesi. Quello che ora sappiamo, se non l'avevamo capito prima», ha concluso Blair, «è che dove c'è estremismo, fanatismo o estreme forme di povertà in un continente, le conseguenze non rimangono confinate in quel continente ma vengono esportate nel resto del mondo».

Intanto, vi consiglio l'articolo di Daniele Scalea, su Aljazira.it, che riprende appunto il discorso: "Terrorismo, un fenomeno puramente aggressivo o reattivo? Nasce da un "odio" nei confronti dell'Occidente e del suo stile di vita, oppure da più evidenti ragioni geopolitiche?. Visto che ci siamo, lo cito: "Intuendo forse che, com'è tradizione, ai bombaroli non si potrà mai dare un volto e un nome al di là d'ogni ragionevole dubbio, i media hanno coniato la nuova espressione «di matrice terroristica». Il che,ovviamente, non significa nulla. "Terroristico" è attributo che si può conferire allo stile, alla tecnica dell'attentato, ma la "matrice", per definizione, presume che si parli dell'origine, della causa: cioè degli autori. Se nonché si sta tentando, da troppo tempo a questa parte, d'accreditare l'esistenza di un "Terrorismo" per definizione, il cui obiettivo, evidentemente, sarebbe il terrore fine a se stesso, e la motivazione un odio "insensato" per l'«Occidente». Siamo ormai vicini all'assurdo, a un'inquietante atmosfera orwelliana: i telegiornali non fanno più informazione, ma sono l'equivalente del "minuto dell'odio" in 1984. Alla massa dev'essere additato un nemico che sia cattivo a tutto tondo, ontologicamente malvagio. E gli attentati, perqualsiasi motivo siano stati compiuti, sono poi strumentalizzati per indurre alla bellicosità gli animi dei recalcitranti europei: ecco allora che sei bombe nella metropolitana di Londra sono un «attacco al cuore dell'Europa»!

E ancora: "Gli attentati alla metropolitana di Londra non sono stati un "attacco" al nostro continente, bensì misteriosi atti terroristici circoscritti alla sola isola britannica e che, come al solito, hanno colpito gente comune e innocente. L'isterico stracciarsi le vesti per le cinquanta sfortunate e innocenti vittime britanniche è affatto ipocrita se poi s'ignora con freddezza le oltre 100.000 vittime dell'invasione angloamericana dell'Iraq. Nemmeno i nazisti si sarebbero mai sognati di dire: «Un tedesco vale 2000 arabi»: Hitler era molto più modesto, e molto meno razzista, dei nostri occidentalisti! I politici, giornalisti e intellettuali filo-americani hanno riportato in Europa spettri di cui speravamo d'esserci liberati per sempre: da quanti decenni non si sentiva più affermare che Europa e Nordamerica sarebbero «il mondo civilizzato», sottintendendo così che il resto del globo sarebbe mercé dei «barbari»?! Ebbene, signori, siamo tornati all'età del colonialismo: una battaglia in nome del relativismo culturale, dell'autodeterminazione dei popoli, e del multipolarismo geopolitico è oggi più necessaria che mai".