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sabato 30 luglio 2005

Ci mostravano video

«Ci vedevamo ma non per pregare. La religione in questa storia non c'entra. Guardavamo filmati. Muktar ci mostrava video con le immagini della guerra in Iraq. Diceva che dovevamo fare qualcosa di grosso. Ci incontravamo per questo. E poi parlavamo».
«Più che pregare si discuteva. Lavoro, politica, la guerra in Iraq. Muktar aveva sempre nuovi filmati sulla guerra in Iraq. Ci mostrava soprattutto quelli in cui si vedono donne e bambini uccisi dai soldati inglesi o americani. O vedove, madri e figlie che piangono».
Hamid Isaac, alias Osman Hussain, l' "ultimo" degli attentatori britannici. Arrestato a Roma.
«I professionisti del fondamentalismo, per compiere i loro efferati attentati, assumono quindi una “manovalanza” sostanzialmente emarginata, o che vive in realtà disagiate (un vaglio più attento e meno strumentale delle biografie dei kamikaze lo confermerebbe di sicuro: sappiamo che almeno uno di essi è stato arrestato più volte per piccoli furti, altri hanno soggiornato nei riformatori. Comunque tutti vivevano in quartieri degradati) resa docile da un paziente lavaggio del cervello. Quest’ultima operazione viene condotta a colpi di videocassette che ripropongono immagini dei crimini russi in Cecenia, i genocidi dei musulmani in Serbia, le torture di Abu Ghraib, le umiliazioni di Guantanamo ecc ecc. In altri casi il lavaggio del cervello è basato su una distorsione della realtà soggettiva che riconduce ogni singolo problema della vita quotidiana, tipo il non trovare lavoro o il fallimento di una relazione amorosa, ad un ipotetica non accettazione del “musulmano” da parte della società ospitante che ha pur concesso cittadinanza e diritti. Questa sottile strategia di condizionamento mentale, viene perfezionata magari da un periodo di addestramento in un campo sito in qualche regione disagiata del globo o, meglio ancora, su un teatro di guerra dove la violenza regna sovrana».
Sherif El Sebaie, "Il terrorismo, è solo odio?", 1. ver.
«E' un eresia moderna, in Inghilterra e negli Usa, dire che la guerra in Irak è responsabile degli attacchi terroristici in atto. Certo, la guerra non giustifica affatto questi atti, ma è un insulto all'intelligenza sostenere che l'invasione dell'Irak non ha attizzato le fiamme del terrorismo».
John Le carré, Le Monde, 25 luglio.