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venerdì 8 luglio 2005

Gli attentati di Londra


Guernica - Pablo Picasso, 1937

Benedetto XVI ha espresso il cordoglio della Santa Sede per gli attentati di Londra deplorando "questi atti antiumani e anticristiani". Con tutto il rispetto, da parte del Santo Padre ci si aspettava soprattutto una condanna di questi atti come semplicemente "anti-umani", indipendentemente dalla confessione religiosa delle vittime e/o quella presunta degli attentatori. In questi attentati, infatti, il Cristianesimo c'entra ben poco così come c'entra ben poco l'Islam. Sono vittime sia i cristiani morti negli attentati, che i musulmani innocenti che verranno accusati di averli compiuti per sola "contiguità religiosa" (vedasi il solito lettore, tale Andrea Sartori, che commenta sotto un post di condanna degli attentati, rivolgendosi ai "musulmani": tua colpa, tua colpa, quando smetterete di uccidere?). Il terrorismo di Alqaida o di chi si rivelerà l'autore di questi attentati non è infatti un terrorismo religioso, anche se di religione si ammanta: è un terrorismo politico, con metodologie e finalità strettamente geostrategiche ed economiche. Alqaida, e ci sono buoni motivi per credere che sia stata proprio quell'organizzazione a portare a termine gli attentati, non uccide gli inglesi, gli spagnoli o gli americani in quanto "cristiani", anche se ciancia retoricamente di "infedeli" (L'ambasciatore egiziano sgozzato, con moglie e figlia velate, è stato definito infatti anche lui ambasciatore "degli infedeli"), ma perché secondo la perversa logica qaedista, sono cittadini che hanno deciso con il loro libero voto di appoggiare governi che hanno portato avanti e mantenuto politiche ritenute ingiuste e criminose non solo da quei esaltati che - in modi barbari e tutt'altro che condivisibili - si sono autoassunti il compito di "difendere" e di "vendicare" le loro comunità, ma anche gran parte dell'opinione pubblica mediorientale, cristiani arabi inclusi.
"I terroristi parlano di Islam ma l'Islam non c’entra con gli attentati di oggi a Londra", è uno dei messaggi che Blair ha voluto rilanciare dopo aver incontrato i membri del suo gabinetto. "So che questa gente agisce nel nome dell'Islam ma vorrei dire che la stragrande maggioranza dei musulmani, qui in Gran Bretagna e altrove nel mondo, è gente perbene". Questa è, decisamente, la dichiarazione più sensata pronunciata da un'autorità dopo i tragici attentati di Londra. Speriamo che venga accolta dagli inglesi e dalle popolazioni occidentali più in generale, anche se si sa benissimo che, al vaglio dei fatti, la realtà è tutt'altra: dopo simili attentati, il tasso di antislamismo non fa che crescere esponenzialmente. Ovviamente, se questo succede, dobbiamo "ringraziare" sia i terroristi islamici che i razzisti - e futuri terroristi - occidentali. E non si può, in questa occasione, chiudere un occhio sul pericolosissimo doppiogiochismo occidentale, tipicamente inglese, che ha accolto e dato asilo a decine e decine di predicatori di odio sulle cui teste pendevano condanne a morte nei propri paesi di origine. La libertà di espressione non è libertà di essere razzisti e xenofobi, e questo vale anche per quei sedicenti musulmani che dall'alto dei pulpiti lanciano anatemi contro la società che li ha ipocritamente accolti e permesso loro di sopravvivere e prosperare. Meno sensata era però decisamente la dichiarazione in cui Blair asseriva "Questi terroristi devono capire che la nostra determinazione a difendere i nostri valori e il nostro stile di vita è più forte della loro determinazione a seminare morte e distruzione. Qualunque cosa faranno non riusciranno mai a distruggere quello che amiamo di questo Paese". I continui tentativi, infatti, da parte delle autorità politiche ma anche di alcune cosiddette "autorità" giornalistiche, di dipingere il terrorismo, non solo come fenomeno puramente "religioso" ma anche come fenomeno puramente aggressivo e non reattivo, sono quanto di più falso e strumentale possa esserci.
I terroristi non attaccano perché "invidiosi delle Torri gemelle" come sosteneva la Fallaci o "delle metropolitane occidentali": basta un giro in Arabia o negli Emirati per vedere che non è proprio questo che manca. I terroristi non vogliono distruggere "i nostri valori e il nostro stile di vita": mai sentito infatti Bin Laden o Al Zawahri "condannare" i shopping center o le veline. I terroristi attaccano per preservare quello che sarebbe, secondo loro, il proprio stile di vita politica ed economica. Ovviamente questo stile - che ha anche implicazioni culturali, abbastanza arretrate per dire la verità - non coincide esattamente con quello delle popolazioni musulmane, ma anche quest'ultime non gradiscono le continue interferenze ed imposizioni politiche (e, volendo, anche culturali) d'Oltreoceano. I movimenti fondamentalisti fanno quindi leva sugli errori e sugli orrori perpetrati da decenni dall'Occidente, che sono orrori essenzialmente politici (embarghi, guerre ed appoggio alle dittature) in modo da far coincidere il proprio punto di vista con quello delle masse islamiche, per poterle meglio manipolare e, in futuro, governare. E i governi occidentali, buttando le bombe, contribuendo a seminare morte e miseria, non fanno altro che dare loro una mano per il compimento di questo piano, fornendo loro la "scusa" per rivalersi sulle inermi popolazioni occidentali che non godono dei "segreti di stato", delle "scorte" e delle case-stipendi da favola. Le bombe e i missili usati nelle guerre di "liberazione", il mantenimento degli armamenti e delle truppe nei paesi occupati - sorry, "liberati" - costa ogni giorno fior di miliardi ai contribuenti occidentali, senza che ci siano risultati concreti. Queste guerre dovevano debellare il terrorismo e sradicare il male del fondamentalismo islamico, no? Invece oggi, quasi quattro anni dopo l'11 settembre del 2001, pare che si sia rinvigorito e perfezionato: la madre dei Kamikaze sembra perennemente incinta.... gli attentati non si contano: Irak, Afghanistan, Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Siria, Spagna, Inghilterra... Sono sempre più feroci, spettacolari e mediatizzati: arrivano fino al cuore e nelle viscere delle capitali europee. Il terrorismo ha dimostrato di poter colpire come e quando vuole. E l'attentato di Londra lo dimostra benissimo: si è consumato mentre si svolgeva il G8, durante la visita di Netenyahu e poche ore dopo l'assegnazione dei giochi olimpici alla capitale di Sua Maestà. La guerra contro il terrorismo, combattuta con i mezzi attuali, è una guerra persa in partenza, una guerra che ha dimostrato di essere totalmente inutile e, soprattutto, controproducente.
Non è vero che i paesi arabi nuotano nell'oro. Chi nuota nell'oro sono i loro governi corrotti fino al midollo, alcuni di questi pure ammantati di religione, che vengono mantenuti in vita dai governi occidentali. La società saudita, solo per fare un esempio, soffre la disoccupazione e la povertà nonostante i miliardi intascati come proventi del petrolio, sempre più costoso, da parte dei vari emiri e sceicchi. Non parliamo poi di quelli recentemente "liberati" dove la costruzione di una fabbrica di cemento costa 80.000 dollari se affidata alla manodopera locale e ben 15 milioni di dollari se affidata agli americani "liberatori". Per debellare e sconfiggere definitivamente il terrorismo, non dico che sarebbe bastato risolvere la questione palestinese che si trascina da quasi sessant'anni ormai né tantomeno rovesciare subito Saddam nel 91, ma - semplicemente - restituire ai popoli arabi i soldi che vengono rubati loro quotidianamente sia da parte dei governi arabi che da parte dei governi occidentali che li investono in società e strutture proprie, di cui - guarda caso - i maggiori azionisti sono proprio i governanti che promuovono le guerre funzionali al terrorismo. Sarebbe bastato, eventualmente, impegnare i 750.000 dollari (costo di un solo missile Tomahawk) e i 400.000 dollari (costo della sua manutenzione e trasporto) per costruire non una, ma decine di scuole, per cancellare l'analfabetismo e la mancanza di cultura (il fatto che alcuni terroristi siano laureati è, appunto, indice di mancanza di cultura. La laurea, infatti, non implica l'acculturamento e tanto meno un posto di lavoro). Moltiplicate queste cifre per dieci, cento, mille... quante scuole, quante micro attività imprenditoriali, quante borse di studio avrebbero potuto finanziare? Quante nuove generazioni, colte, benestanti e con prospettive aperte nei confronti della vita e del futuro avrebbero potuto dare alle luce? Non sarebbe valsa la pena provare?