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giovedì 14 luglio 2005

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L'altra settimana, la polizia ha arrestato Marco (nome di fantasia), 25 anni, e la sua fidanzata, 23 anni. Marco è - o forse dovrei dire era - un brillante studente del Politecnico di Torino, come la sua fidanzata. Entrambi del Canavese, tutti e due incensurati, belle famiglie e gente apposto. L'accusa? Correntisti derubati via internet, migliaia di euro girati con bonifici pirata ai complici, alcuni dei quali tossicodipendenti. L'ultimo "colpo", quello che ha smascherato in fretta gli avidi responsabili, era da 15.000 euro ai danni di un pensionato che ha tempestivamente allertato la Polizia. La casa di Marco sembrava il set di Matrix, raccontano i giornalisti: computer, modem, fili dappertutto. Molti telefoni cellulari, schede Sim. Il ragazzo è tutt'altro che uno sprovveduto nel suo campo: non ha commesso nessun errore tecnico, i problemi informatici li ha risolti brillantemente... Sono stati i nomi di due parenti, seppur alla lontana, che avevano aperto i conti correnti "civetta" in cambio del 5% della somme versate, a smascherarlo. Il resto dei soldi lo bruciavano in shopping, scarpe, vestiti, telefonini da due megapixel. Insomma, studente modello di giorno, ladro spregiudicato di notte. I genitori non si sono accorti di nulla. D'altra parte, sul libretto del prossimo "ingegnere" laureato in informatica, il numero degli esami portati a termine al Politecnico con successo è quasi vicino all' optimum. Un ragazzo casa e scuola, sempre chiuso nella cameretta, con i suoi computer, i suoi libri e la sua fidanzata, anche lei studentessa dello stesso corso, con cui condividere le pene dello studio, e un futuro bollato d'infamia nonostante le brillanti lauree quasi conseguite. Spero che al Politecnico, ma anche altrove, comincino a porsi la domanda: cosa vale di più? Una laurea o un bagaglio di valori?
Senza nulla togliere all'importanza della formazione universitaria, continuo a credere - e questi ultimi episodi rafforzano in me questa convinzione - che ciò che conta non è il pezzo di carta con tutta la bella serie di voti alti conseguiti in breve periodo. Una volta assunti, quel foglio significa praticamente nulla sul mondo del lavoro, dove gran parte delle cose imparate, integrali tripli e derivate alle n incluse, contano quanto la ricetta della nonna. Mi ricordo ciò che disse Aldo Mantovani, socio di Giugiaro, diplomato nel 43, ed oggi Vice presidente di un colosso che è il fiore all'occhiello del Design italiano, nel discorso di conferimento della Laurea ad Honorem da parte del Politecnico di Torino: "Se con la mia figura volete trasmettere oggi con la vostra autorevolezza, un messaggio ai giovani allievi del Politecnico, ebbene vi confermo che la passione per il proprio mestiere e il coraggio di investire nel mondo del progetto possono davvero appagare una vita, così come la curiosità e l'interesse per il nuovo che incalza e l'umiltà di apprendere ogni giorno qualcosa".
Credo che Mantovani abbia riassunto, con questa frase, ciò che penso della laurea che intendo conseguire. Ciò che conta nella vita non è quel pezzo di carta, non è il record di voti o di tempo in cui è stato conseguito, ma la passione e il coraggio di affrontare il tutto con passione e onestà, e - soprattutto - quello di affrontare anche altro, e cioè la vita vera, che non è fatta di integrali tripi e di derivate. E' giusto che gli studenti si impegnino per finire, in fretta, i propri studi e che si lancino nel mondo del lavoro. Ma non devono scordarsi che la laurea non è tutto: una laurea abbinata ad una mancanza di cultura generale, una laurea abbinata ad un isolazionismo "da secchioni", una laurea abbinata ad un monotono monologo fatto di problemi informatici, una laurea abbinata ad una fedina penale sporca, come in questo caso, è una laurea che - decisamente - non vale la pena conseguire.
In Egitto, oggi, un giovane ragazzo non può nemmeno ambire a sposarsi decentemente se non ha la laurea. Abbiamo migliaia e migliaia di ingegneri, medici, avvocati. E cosa fanno? I disoccupati. Nel migliore dei casi sono commessi in qualche negozio. Nel peggiore fanno i kamikaze. In altri paesi c'è gente che diventa multi-miliardaria grazie ad un impegno costante ed onesto e senza lauree, consapevoli dei brillanti risultati ottenuti da molti personaggi storici che hanno reso la nostra vita più confortevole con le loro invenzioni, pur essendo stati descritti come studenti svogliati e perfino stupidi dai loro docenti. Purtroppo, anche questa è una tendenza che si avvia all'estinzione. Tendiamo a premiare sempre di più l'immagine e non il contenuto. Più lauree per tutti, in breve tempo se possibile, e dopo il 3 più 2, ci sarà il 2 più 2 più 1 e poi l' 1 più 1 più 1 più.... E poi? In un paese dove alcuni personaggi laureati in scienze politiche, sociologia, economia, criminologia e chi più ne ha più ne metta, sparano boiate dagli schermi della Tv tutto il santo giorno e dove alcuni ministri e parlamentari conseguono la laurea solo adesso, pur avendo raggiunto posizioni che li investono della responsabilità di gestire e di rappresentare un'intero paese, la morale dovrebbe essere chiara: non è la laurea che fa l'Uomo, ma l'Uomo che fa la laurea.