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venerdì 1 luglio 2005

Inaspriamo le pene !


Nel Texas, un cittadino americano che aveva lanciato una molotov inesplosa contro la moschea di El Paso è stato condannato a ben 14 anni e tre mesi di carcere. Massimo Gramellini, sulla Stampa di Torino, ha commentato l'episodio così: "Dagli antibushisti d'Occidente ci si sarebbe aspettati un qualche riconoscimento per questa vituperata democrazia che punisce, e così duramente, chi compie atti ostili verso la religione dell'Undici Settembre. Invece silenzio, o al massimo la sottolineatura delle contraddizioni di un sistema che promuove le crociate e poi castiga chi decide di combatterle anche in casa propria. Si dirà che ai figli d'Occidente non spetta esultare ogni volta che il padre compie il suo dovere: il loro compito è incalzarlo e denunciarne le magagne. Vero, ma a patto di riconoscersi parte della famiglia, anziché chiamarsene fuori di continuo in nome di un'equidistanza utopistica. I regimi non sono tutti uguali e, con tutte le sue zone oscure, quello di Washington resta quanto di meglio passi il convento planetario in tema di tutela dei diritti e applicazione delle leggi. Riconoscerlo non significa assolverlo dalle sue colpe, che sono tantissime, ma ricordarsi dei suoi meriti, che non sono minori e fanno parte della nostra storia. Dietro la sentenza di El Paso si sente il respiro di una civiltà cominciata da questa parte dell'Atlantico alcune migliaia di anni fa: non è obbligatorio andarne orgogliosi, ma è stucchevole continuare a vergognarsene".
Tanto per incominciare, non condivido l'espressione "La religione dell'undici settembre" usata da Gramellini. Cosa significa, la religione "dell'11 settembre"? C'è forse stata, prima, la religione "del 2 agosto 1980" (strage di Bologna) oppure del "4 giugno 1989" (piazza Tiananmen)? Il terrorismo, che sia di un singolo, di un gruppo o di uno stato, non ha religione e non riconosce nessun profeta. Ha obiettivi strategici, economici e politici ben precisi, per quanto assurdi possano essere od apparire, che variano a seconda del momento o del clima circostante. Qualificare l'Islam come "religione dell'11 settembre", tout court, è un pericoloso modo di dire che contribuisce ad alimentare il clima di antislamismo che confonde, spesso in malafede, il credo (osservato o meno) di più di un miliardo di persone con atti che con la religione e la spiritualità c'entrano ben poco. Detto questo, personalmente non vedo nessuna contraddizione nel comportamento degli Stati Uniti. La lobby neoconservatrice che governa quel paese, da qualche anno ormai, intende combattere metà del pianeta per garantire la supremazia e il benessere degli americani, difendendo i loro obiettivi strategici ed economici anche e soprattutto all'estero. Ciò non avrebbe senso se, al posto del benessere, scoppiasse una guerra civile o quantomeno un clima di tensione proprio sul suolo americano. Gli Stati Uniti hanno i loro musulmani e se li tengono ben cari, perché al pari di tutte le altre etnie o confessioni, contribuiscono - con il loro lavoro, con la loro ricerca, con le loro tasse, a rendere quel paese sempre più forte e più ricco.
Ovvio, la Fallaci può tuonare contro gli islamici da New York. Ma guai a chi si azzarderà a provare a mettere in pratica le sue minacce di appiccare, per esempio, il fuoco ad una tenda piena di extracomunitari o, per estensione, alla moschea dei musulmani. E' pura tradizione statunitense: puoi essere completamente fuori di testa, indossare un casco o perfino un' armatura medievale, avere un arsenale in casa e addirittura un carro armato nel garage del tuo attico. Puoi anche chiamare a raccolta ed addestrare un esercito di fuori testa come te, fornirli di divise e di armi superavanzate e nessuno te lo vieta. Ma nel momento in cui cominci a mettere in pratica le tue c********, scatta una legge impietosa come quella che ha messo al fresco quel fallito "piromane" texano per 14 anni e tre mesi. Ovviamente, per fortuna, in Europa certe cose non si possono fare: essere fuori di testa non dà il diritto di addestrare un esercito od accumulare armi nel garage, anche se qualcuno spesso ci riesce lo stesso, con conseguenze a dir poco tragiche. Le costituzioni e le leggi europee, per fortuna ancora una volta, puniscono l'incitamento all'odio razziale e alla xenofobia reprimendo i fuori testa sin dalla nascita. Pare che anche negli Stati Uniti sia così, ma l'intervento decisivo arriva quando ormai è troppo tardi. Mi chiedo però se, secondo voi, riusciremo un giorno a far inasprire le pene in modo tale da ottenere una simile sentenza anche in Italia contro chi, nell'ambito dei funerali dell'ultrà ucciso da un clandestino albanese a Varese, ha avuto il coraggio di rompere - in pieno giorno - la vetrina del negozio di un povero lavoratore immigrato, tracciando accanto la scritta "Ora te ne devi andare" di vecchia memoria nazista.