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martedì 26 luglio 2005

La fuga "dall'Orrore"


Gli attentati di Sharm avevano, ovviamente, come obiettivo principale i turisti occidentali. Forse proprio quelli italiani. Su questo non c'è nessun dubbio. Ma quando si è detto - e si dice tuttora - che gli attentati di Sharm miravano anche - e in egual misura - agli egiziani, si dice il vero. Al di là del bilancio delle vittime, gran parte delle quali proprio egiziane (la maggior parte umili lavoratori e dipendenti dei locali colpiti) gli attentati hanno inferto un durissimo colpo all'industria del turismo, fonte principale di reddito per migliaia e migliaia di famiglie egiziane, già malmesse per colpa dell'attentato di Taba, avvenuto circa un anno fa.
Gli egiziani di Sharm hanno fatto il possibile per dare man forte ai soccoritori, per accogliere gli sfollati e i feriti, risolvere i loro problemi e alleviare la loro attesa. "Gli egiziani ci chiedevano continuamente scusa e alcuni inservienti ci hanno invitato a passare la notte nelle loro camere". "Gli egiziani sono quasi diventati matti cercando di aiutare in tutti i modi possibili". Queste sono solo alcune delle testimonianze raccolte dai cronisti in questi giorni. E proprio l'altro ieri centinaia di egiziani hanno inscenato imponenti manifestazioni spontanee contro il terrorismo, lasciando fiori e candele sui luoghi della tragedia.
Non se lo meritavano gli egiziani, da sempre ostili al terrorismo che piazzava le bombe sui mezzi pubblici usati proprio da loro, ben prima che accadesse a Londra. E come dice una signora italiana che vive da quattro anni con il fidanzato a Sharm: "E' una terribile rovina per Sharm. I prezzi precipiteranno e il turismo è il solo mezzo di sopravvivenza per i poveri egiziani". Ma è stata e sarà anche una rovina per centinaia di albergatori e tour operator italiani, per non parlare di quelli che vanno ogni anno da quelle parti per gestire una gelateria, insegnare diving o fare gli animatori turistici. E stiamo parlando di migliaia di persone. La disgrazia, quindi, non è solo egiziana. E' anche e soprattutto italiana, visto che proprio dall'Italia proveniva il maggior numero di turisti (decine di migliaia), gran parte delle opportunità lavorative a Sharm e dei capitali investiti.
In questi giorni, i media televisivi e cartacei stanno mettendo in risalto, con una strana insistenza, la fuga dei turisti. Lo stesso governo italiano ha invitato le agenzie a bloccare i viaggi, a sconsigliare i turisti, addirittura a far loro firmare una documento di assunzione di responsabilità prima di intraprendere il viaggio. Sono stati inviati aerei per evacuare i turisti rimasti, tutte misure che vorrebbero dipingere l'Egitto come un paese più pericoloso e a rischio rispetto agli altri (eppure oggi nessun paese è immune dal terrorismo: come dicevo ieri, uno può rimanere vittima di un attentato qaedista in Egitto, in Turchia, Kenya, Indonesia, Inghilterra, Stati Uniti e chissà dove altro, indifferentemente).
Generalmente, in Egitto, il rischio che si verifichi un'altro attentato subito dopo il primo è quasi inferiore allo zero, per via del rinforzamento dell'apparato di sicurezza, già imponente di per sé. A differenza di Londra quindi (dove appena qualche giorno dopo la prima carneficina, una seconda era già in atto, fallita solo per un errore tecnico degli attentatori, tuttora in fuga), l'Egitto è proprio il luogo più indicato per una vacanza. Eppure, sul sito www.viaggiaresicuri.mae.aci.it, creato dal Ministero degli esteri e dall'Aci, lo stesso che parla di "atti dinamitardi di lieve entità" a Londra mentre decanta i "controlli ed altre misure considerate opportune" (che tra l'altro prevedono la possibilità di freddare con ben cinque colpi alla testa un qualsiasi avventore della metropolitana solo perché "sospettato" per il modo in cui è vestito, per il giubbotto o lo zaino che porta addosso), sconsiglia "per il momento, viaggi nella zona di Sharm el Sheikh, mentre per le altre aree del Paese si raccomanda di valutare con la massima attenzione la situazione" nella sezione "Avvisi" relativa all'Egitto.
Dopo gli attentati di Londra, i cronisti facevano a gara per intervistare turisti benevoli che si dicevano assolutamente certi di voler rimanere a Londra, "Tanto potrebbe capitare ovunque". Oggi invece fanno a gara per intervistare quelli che cambiano destinazione "per non finire in bocca al leone". Chi sta sostenendo la campagna del "fuggi fuggi" generale, assolutamente ingiustificata, dovrebbe ricordarsi che, in questo modo, non danneggia solamente l'economica egiziana, ma anche quella italiana. E così facendo, dà man forte ai terroristi che vorrebbero gli occidentali a casa loro e i musulmani idem, prima di scatenare una vera e propria guerra dei mondi. Abbandonare l'Egitto adesso significa contribuire a creare una gravosa e sempre più disastrata situazone economica, un paradiso per il reclutamento di nuovi militanti e kamikaze. Se volete combattere il terrorismo per davvero, se lo volete sfidare e sconfiggere, andate a fare le vacanze in Egitto. Saranno sicure, comode e convenienti. Non ve ne pentirete!