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domenica 3 luglio 2005

La "quinta colonna"


C'è un mio nuovo articolo su Aljazira.it, intitolato "La Fallaci ideologa del DSSA?", ispirato a quanto già scritto su questo blog, quindi ve ne riporto solo la parte finale, quella "nuova":
"Nel dicembre del 2004, al comando regionale lombardo dei carabinieri arriva un dossier del «Dipartimento studi strategici antiterrorismo». Racconta di «un gruppo di terroristi di matrice islamica che hanno attenzionato il parco dell’Idroscalo di Milano per compiere atti terroristici al confinante aeroporto di Milano Linate». Nello stesso rapporto si parla di moschee clandestine nascoste nei sotterranei dell’hinterland milanese. Polizia e Arma cestinano, qualche giornale pubblica, perché dalle indagini degli uomini di Saya risulta che «Milano è nel mirino di Osama». Nello stesso rapporto, viene rivelata l’esistenza di una cellula estremista in un paesino vicino a Vigevano. Nel gennaio 2005 un bisettimanale locale spara in prima pagina: «Allarme terrorismo a Bià, nel mirino uno scantinato nei pressi di una macelleria nordafricana». Macelleria aperta ancora oggi. Mentre accadeva tutto questo, i giornalisti “autorevoli” dormivano fra quattro guanciali. E al posto di indagare e svelare non dico l’organigramma e i meccanismi di questa struttura, ma la sua pericolosa ideologia, stavano lì a rilanciare con titoli allarmanti l’ “imminente pericolo”, le “quinte colonne” e le “cellule dormienti”. Ora scopriamo che l’imminente pericolo, le quinte colonne e le cellule dormienti altro non sono che questi servizi segreti, polizieschi e militari paralleli che si sono infiltrati negli organi dello stato, che godevano presumibilmente di appoggi altolocati e finanziamenti privati e pubblici, che pedinavano e fotografavano ignari immigrati progettando, forse, di rapirli o di spararli. Scommetto che il 99% delle informazioni “riservate”, delle “fonti dei servizi” alla base delle inconsistenti indagini giornalistiche che denunciavano il pericolo islamico in agguato provenivano da queste dubbie strutture. Non dubbie solo perché illegali ma perché chiaramente ispirate ad un passato storico che non si distingue per brillantezza e a tesi xenofobe e di superiorità razziale.

Che la Fallaci venga menzionata in quel documento firmato da Saya non è affatto casuale. La Fallaci infatti è quella che si chiede, nell’articolo sulla “Rabbia e l’orgoglio” : “Perdio, signor cavaliere, perdio! Malgrado la paura della guerra, in ogni paese d'Europa è stato individuato e arrestato qualche complice di Usama Bin Laden. In Francia, in Germania, in Inghilterra, in Spagna... Ma in Italia dove le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, di terroristi in attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro, nessuno. Zero. Nulla. Nessuno. Mi spieghi, signor cavaliere: son così incapaci i Suoi poliziotti e carabinieri? Son così coglioni i Suoi servizi segreti? Son così scemi i Suoi funzionari? E son tutti stinchi di santo, tutti estranei a ciò che è successo e succede, i figli di Allah che ospitiamo? Oppure a fare le indagini giuste, a individuare e arrestare chi finoggi non avete individuato e arrestato, Lei teme di subire il solito ricatto razzista-razzista?”. Ora possiamo dire con certezza: Sì. Chi cerca a tutti i costi di “individuare ed arrestare” ignari immigrati accreditandoli come pericolosi terroristi e che vengono puntualmente prosciolti, chi imperversa sui giornali sbandierando inesistenti complotti e pericolose minacce, non può che essere “razzista - razzista” e ancora "razzista". Esattamente come la Fallaci, pericolosa ideologa ispiratrice di movimenti che sono tutt’altro che legali o tolleranti. Movimenti che rappresentano il vero pericolo che minaccia di incombere sulla libertà e sulla democrazia. Se l’Occidente deve svegliarsi, se l’Occidente deve volgere uno sguardo inquisitore da qualche parte, volga lo sguardo prima di tutto verso le serpi che ha da sempre allevato in seno e che in questo momento stanno pericolosamente rialzando la china".