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martedì 19 luglio 2005

Lettera ad un finto patriota



E' da un po' di tempo che uno strano personaggio, un tale ..."Baldambembo", mi pone delle domande. Le domande rivolte a me però, me le pone - stranamente - nei commenti del blog di Dacia, dove molto raramente intervengo. Dacia mi ha chiamato, dal suo numero sotto controllo (ovviamente :)), e mi ha segnalato la cosa. E così sono andato a leggermi i commenti del tipo in questione. Innanzitutto, quindi, vorrei condividere con voi le perle di saggezza di tale personaggio:
"Questo ragazzino che si spaccia per illustre accademico dimostra grande irriconoscenza per un paese che lo ospita concedendogli diritti che nel suo paese sono vietati ad altri, incluso quello di poter ofendere liberamente l'ospite. Se gli fa cosi' tanto schifo l'italia, cosa resta a fare? non credo sia stato costretto. Ora in questo blog ho potuto loeggere di tutto, incluso un motto che parafrasandone uno piu' famoso, recita "non tutti gli italiani sono mafiosi ma tutti i mafiosi sono italiani" mai esempio fu piu' infelice ed inesatto! Forse ignorando la grammatica italiana ignora che il sostantio mafia racchiude più tipi comportamentali ed infatti esistonmo piu' tipi di mafia e ciascuna con il proprio nome: quella albanese, quella calabrese (ndrangheta), quella napoletana (camorra) quella giapponese, quella russa, e via dicendo. Lo stesso vale per il terrorismo e, per questo, si parla di terrorismo islamico, terrorismo dell'ira etc etc etc. Ora la vera questione è che l'unico terrirismo che valica i confini del paese di origine è quello arabo/islamico. per primi iniziarono i palestinesi, oggi emulati. Per questo terrorismo non valgono le scuse che ci sentiamo ripetere ogni volta: povertà, disperazion e disparità di mezzi e, come ha scritto un altro utente, com si spega che gli atentatori londinesi fossero tutti cittadini inglesi? Quanto a Sherif chiedo: ti piacerebbe che venissi a casa tua ed iniziassi a criticare la disposizione dei mobili, la cucina, lo stato delle pareti o la pulizia dei pavimenti? ameresti che la tua ospitalità, venisse tradita in tal maniera? e come ti sentiresti se l'ospite, trattato da te con guanti bianchi, non solo non volesse ricambiare l'invito ma sparlasse di te cn il prossimo? Te lo chiedo perchè questa è l'impressione che fonisci, a dispetto della tua asserita cultura, ai lettori del tuo blog: continui attacchi all'Italia. hai, ad esempio, preteso che ti venisse concesso il diritto di voto all'Università e ti chiedo: gli studenti italiani (eventualmente esistenti in egitto) votano negli atenei eiziani? votano alle elezioni amministrative? votano alle elezioni politiche. Uno studente italiano di religione cristiana, puo' fare proselitismo nelle università egiziane? è vero che ancora oggi in egitto è previsto l'arresto per chi dall'islam abiura per il cristianesimo? Amnesty internationl ci rifersce di arresti causa conversione, puoi dirmi se ti risulta?"
Ora, vorrei concedere al tale l'onore di una mia risposta, anche se decisamente non se la merita. Innanzitutto il "ragazzino" non si spaccia per accademico. Sono solo mosso da una grande passione - derivante dal fatto che ho seguito molti dei corsi nonché battuto le tesi di mia sorella maggiore che ha studiato archeologia - circa le tematiche collegate alla storia e alla cultura del Medio Oriente. E molti accademici, bontà loro e "bravura" mia, hanno apprezzato questa mia passione, sviluppata nel tempo, e mi hanno gentilmente dato una mano. Non vedo quindi da dove è venuta fuori questa idea: tengo soltanto un corso cultura e lingua araba, da me ideato come attività culturale, presso il Politecnico di Torino. Un corso che ha avuto grande successo e che ha coinvolto, in questi anni, gli studenti e la cittadinanza e che è stato anche fortemente apprezzato dalle autorità accademiche competenti, sia al Politecnico che all'Università. Ora, se le attività culturali vengono spacciate per "proselitismo", sono affari tuoi. E di qua a descrivermi come "accademico" ce ne vuole.
Secondo: chi ha detto che mi fa schifo l'Italia? Se mi facesse schifo, prenderei il primo aereo e me ne tornerei in Egitto, dove di certo non me la passavo male. Oppure raggiungerei mia sorella, naturalizzata cittadina canadese, dove facilmente potrei avviare una pratica per immigrazione che si concluderebbe in meno anni di quanto non sia richiesto in Italia. Se non lo faccio, evidentemente l'Italia non mi fa schifo, no? Sul perché "non mi faccia schifo" è presto detto: c'è, decisamente, una migliore organizzazione qui rispetto all'Egitto e - da un'altra parte - un clima, nonché uno stile di vita, meno "freddo" di quello del Canada, paese meraviglioso con una natura sconvolgente e una cultura eccezionale. Mi spiego meglio: io mi sento molto felice quando riesco ad attraversare la strada con il verde (perché, in Egitto, il concetto di strisce pedonali non esiste, nonostante le strisce), oppure nel prendere un pullman che arriva in orario e che si ferma alle fermate (perché, in Egitto, i pullman uno li prende mentre corrono). Cosa farei anche in Canada ovviamente. Solo che non mi piace tanto il freddo, o meglio, non mi piace il freddo che ti costringe ad andare a fare la spesa in un unico mega centro commerciale togliendoti la voglia di andare a prendere un caffé in qualche bar all'aperto per un po' di mesi.
Detto questo, e proprio perché mi sento come una persona che appartiene a questo paese (cioé all'Italia), mi permetto di avanzare alcune critiche. Che non sono di certo la frase che hai estrapolato da un contesto dove il suo scopo era dimostrare ad un teppistello fascista, quanto fosse, appunto, ridicola l'affermazione "Non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono musulmani". Vedo comunque con piacere che sentire la stessa frase declinata "italicamente" ti ha fatto scattare la molla del ragionamento e ora non sarai più disposto ad usarla con la stessa nonchalance con cui la usavi prima, meno male... almeno questo risultato l'abbiamo raggiunto (Poi vallo a raccontare ai sicari professionisti che viaggiano su commissione da un paese all'altro che l'unico terrorismo che valica i confini è quello arabo). Le mie critiche, d'altronde espresse sempre educatamente e senza offese, riguardavano quindi sempre la mia condizione da immigrato, e cioé da ospite. Beh, sì, io sono un'ospite ma nello stesso tempo sono tenuto, e lo faccio volentieri, a comportarmi come cittadino a tutti gli effetti (non mi serve il passaporto per esserlo): vivo stabilmente qua, pago un'affitto, servizi, tasse e porto capitali in Italia, visto che ero "spesato da paparino", prima di lavorare. Condivido pienamente la cultura e lo stile di questo paese, ho studiato in una scuola italiana, su libri di testo italiani e ho un diploma italiano. Mi sarà permesso avanzare critiche costruttive, visto che ora vivo qua, visto che questo paese si professa civile e democratico? Mi sarà permesso chiedere il diritto di voto, o - meglio - il diritto alla candidatura, dal momento che si inserisce nel contesto di una piena integrazione? Non mi sembra che io stia "sparlando con il prossimo": scrivo in italiano e mi rivolgo a cittadini italiani. E non è che pretenda non so quali cambiamenti stratosferici. Chiedo delle cose che farebbero stare tutti un po' meglio, immigrati e autoctoni. E' forse una colpa?
A me mi ha sempre fatto pena chi comincia a fare paragoni: non dobbiamo costruire le moschee perché in Arabia non permettono di costruire le chiese, non dobbiamo permettere le critiche perché nel tal paese le critiche non sono accettate. Ma, voglio dire, se questo è un paese civile, democratico e "superiore", che senso hanno questi paragoni? Non vorrai mica mettere l'Italia sul livello dell' Arabia o di qualche dittatura mediorientale? Non vorrai mica dirmi che, siccome certe cose non si possono fare in Medio Oriente, allora esigi che io non le faccia qua (e per certe cose intendo, appunto, il diritto di parola)? Insomma... invece di "esportare" la democrazia, vuoi vedere che state importando la dittatura? Non voglio però darti la soddisfazione di credere che io abbia ammesso che il mio paese d'origine sarebbe "inferiore". Questo compito vergognoso lo lascio ad altri, a quelli che hanno dimenticato ciò che il paese d'origine ha offerto loro. Riconosco che ci sono molte cose che dovrebbero cambiare, ma... di là a darti ragione, ce ne vuole eccome! Innanzitutto perché questa storia delle conversioni si sta prestando ad una grande strumentalizzazione: basterre ricordare l'ultimo caso, quello della donna cristiana che per abbandonare il marito, un prete, ha abbracciato l'Islam. La sua comunità ha inscenato delle proteste, tirava sassi contro i poliziotti che stavano fermi senza muovere un dito fin quando non fu lo Stato stesso a convincere la signora a presentarsi di fronte ad una commissione ecclesiastica che l'ha convinta a ritornare alla sua religione d'origine. Tecnicamente, quindi, la signora ha "abiurato". Anzi, è stata da qualcuno ritenuta un' "abiura" agevolata dallo stesso apparato statale. Ora però, spiegami una cosa: tu, e i tuoi simili, e le vostre espressioni giornalistiche, da una parte cantate le lodi dei regimi laici che arginano il fondamentalismo, dall'altra li demonizzate come se fossero essi stessi fondamentalisti. Ma ci siete o ci fate? L'Egitto non è l'Arabia Saudita, e di questo dobbiamo ringraziare Iddio. Ora, quindi, lo potete fare un favore agli egiziani? Lasciateli gestirsi la loro società come meglio credono, visto che non mi risulta, caro Baldambembo, che tu sia vivendo in Egitto stabilmente (mentre io in Italia ci vivo).
E poi - vedi - la condizione di un italiano in Egitto è diversa da quella di un immigrato mediorientale in Italia. Lia a parte, l'italiano in Egitto (tralasciando gli ottocento anni di esenzione dalle tasse e extra-territorialità di cui ha goduto, specie negli ultimi due secoli, quando faceva l'immigrato per davvero) è uno che se la spassa alla grande, che fa la vita da nababbo con i suoi euro convertiti in moneta locale. Fa il diplomatico, il consulente, diciamo quasi il turista: stiamo parlando di tutt'altro livello di "immigrazione", ovviamente molto circoscritto. Niente a che vedere con l'immigrato mediorientale che sgobba dalla mattina fino alla sera, in mezzo a mille difficoltà burocratiche e vessazioni razziste (come quelle della Lega). E niente a che vedere, anche, con i numeri e con l'incidenza dell'immigrazione sul futuro del paese, la sua società e la sua cultura come succede invece qua. Caro Baldamembo, è ora di svegliarsi, di aprire un po' la mente e vedere le cose da una prospettiva diversa da quella a te accessibile dal bar dove di solito segui la partita. E se ti chiedi perchè i kamikaze erano inglesi, guardati nello specchio e lo capirai: è l'atteggiamento di gente come te, contraria ad ogni forma di piena assimiliazione dell'immigrato o che osteggia perfino quelle attuate dai propri governi, a far fallire il progetto di integrazione. Mi spiego meglio: a poco serve la cittadinanza se poi ti devi scontrare con una società che non ti permette di decollare, che ti abbandona in quartieri poveri alla mercé dei fondamentalisti che essa stessa ha accolto, coccolato e vezzeggiato. Gli attentati di Londa hanno dimostrato, come già ebbi occasione di dire, non tanto il fallimento del concetto della società multietnica quanto quello delle strategie attuate dai governi europei per crearla.