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mercoledì 27 luglio 2005

Moschee: le nuove catacombe?


Fin dal primo secolo, furono diffuse - tra la gente comune - le calunnie più fantasiose ed infamanti sul conto del Cristianesimo. Accuse di pratiche atroci ed oscene attribuite ai cristiani fomentarono l’odio e il furore popolare, anche se il governo di Roma continuava - stranamente - ad atteggiarsi spesso in modo tollerante e talora perfino benevolo nei loro confronti. Sono i "flagitia": accuse di delitti occulti, di cannibalismo, di infanticidio e perfino di incesto (per l’uso di chiamarsi fratelli e sorelle), di odio verso il genere umano, di slealtà verso la Patria e di associazione segreta ed illegale pericolosa per l’Impero.
La religione cristiana fu dichiarata strana et illicita (decreto senatoriale del 35), exitialis - perniciosa (Tacito), prava et immodica - malvagia e sfrenata (Plinio), nova et malefica - nuova e malefica (Svetonio), tenebrosa et lucifuga - oscura e nemica della luce (Octavius di Minucio), detestabilis - detestabile (Tacito); quindi fu posta fuori legge e perseguitata, perché considerata il nemico più pericoloso del potere di Roma, basato sull'antica religione nazionale e sul culto dell' Imperatore, strumento e simbolo della forza e dell'unità dell' Impero.
Nelle "Apologie", i discorsi di difesa degli scrittori cristiani del tempo, indirizzate anche agli imperatori, i cristiani chiedevano di non essere condannati ingiustamente, senza essere conosciuti e senza prove. Il principio della legge senatoriale del 35, "Non licet vos esse", "non vi é lecito esistere", veniva giudicato ingiusto ed illegale come effettivamente era, perché i cristiani erano onesti cittadini, rispettosi delle leggi, devoti all' Imperatore, industriosi ed esemplari nella vita privata e pubblica.
Il fondamento giuridico delle persecuzioni fu proprio in quella legge, quando l’imperatore Tiberio propose al Senato di Roma la "consecratio Christi", cioè il riconoscimento della sua divinità e quindi la legittimità del suo culto e il Senato respinse la proposta dichiarando invece la religione cristiana "strana ed illecita": "Non licet esse christianos". Con il suo "veto" Tiberio si oppose all’applicazione del decreto del Senato. E così rimase lettera morta fino a Nerone, che per salvarsi dall’accusa di aver incendiato Roma ne scaricò la colpa sui cristiani, accusandoli di praticare una religione nuova e malefica.
Strana et illicita, nova et malefica, exitialis, prava et immodica, tenebrosa et lucifuga, detestabilis... Aggettivi che suonano uguali alle "opinioni" della Fallaci, della Lega, dei giornalisti predicatori d'intolleranza e dei loro affiatati lettori sull'Islam e il Corano. Sui musulmani e le loro moschee. Accuse che rievocano l'era dei martiri, delle persecuzioni, delle catacombe. Come il Cristianesimo dei primi secoli, anche l'Islam oggi viene descritto come una religione perversa, omicida e infanticida. I musulmani vengono accusati di tutto e di più: sono terroristi camuffati, sono traditori insospettabili, sono "quinte colonne" e "cellule dormienti" che tramano in luoghi segreti (le moschee) per rovesciare l'ordine costituito, per distruggere la religione cristiana ed i valori occidentali, strumenti e simboli della democrazia e del benessere della Civiltà Occidentale Superiore.
Gli scrittori musulmani di oggi, quelli che hanno a cuore le proprie famiglie e i propri cari che vivono sia nei paesi d'origine che in Occidente, chiedono di non essere condannati ingiustamente, senza essere conosciuti e senza prove. Contestano le leggi, le finto-interrogazioni parlamentari e gli scritti razzisti che ribadiscono il principio del "non vi è lecito esistere", ritenuto ingiusto e illegale proprio perché gli immigrati musulmani di oggi - al pari dei cristiani dei primi secoli - sono onesti cittadini, rispettosi delle leggi, devoti allo stato, industriosi ed esemplari nella vita privata e pubblica, che non meritano quindi di pregare in qualche appartamento privato o in qualche garage oscuro (dove il primo predicatore jiahdista può monopolizzare il pulpito impunemente), non nei cortili dei palazzi e sui marciapiedi (creando disagi agli abitanti), ma alla luce del sole, in un edificio pubblico, visibile, trasparente e aperto a tutti. Non nelle catacombe quindi, ma nelle moschee.
La crociata condotta contro l'Islam e i musulmani, contro le loro attività commerciali, le scuole dove studiano e perfino i loro luoghi di culto da parte di alcuni esponenti mediatici e politici, è una crociata che ricorda gli scritti menzogneri dei servi dell'Impero Romano. Scritti in cui accusavano ingiustamente la religione cristiana di tutti i mali del mondo, invitando la popolazione a diffidare dei cristiani, delle loro attività, dei loro luoghi di raduno e delle loro azioni. Aizzando la popolazione autoctona contro di loro, diffondendo menzogne e diffamandone il buon nome, tali lobby sperano - oggi come allora - di prepare la strada per una nuova persecuzione simile a quella romana che ha colpito i cristiani dei primi secoli e quella nazista che ha colpito i fratelli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Sperano di vanificare gli sforzi di integrazione e di respingere il riconoscimento ufficiale della religione islamica e delle sue rappresentanze, cosi come nel 35 il Senato respinse la proposta di Tiberio. Meglio se dichiarando il "Non licet esse musulmanos".
Essi sperano di distogliere i propri popoli dall' "incendio", dalle politiche sbagliate e dai problemi della vita quotidiana, scatenando linciaggi pubblici ed esecuzioni sommarie. Sperano di scaricare sui musulmani le colpe delle loro inefficienze e delle loro azioni irresponsabili. Di arricchirsi sulla loro pelle, come fecero i gerarchi nazisti negli anni 30-40. Ma come resistere, a questa prossima ondata di folle intolleranza omicida? Ce lo dice Aristide, nella sua apologia risalente al II secolo: osservando "esattamente i comandamenti di Dio, vivendo santamente e giustamente, così come il Signore Iddio ha prescritto"; rendendogli "grazie ogni mattina e ogni sera, per ogni nutrimento o bevanda e ogni altro bene"...
Perché "Queste sono, o imperatore, le loro leggi. I beni che devono ricevere da Dio, glieli domandano, e così attraversano questo mondo fino alla fine dei tempi: poiché Dio ha assoggettato tutto ad essi. Sono dunque riconoscenti verso di lui, perché per loro é stato fatto l'universo intero e la creazione. Di certo questa gente ha trovato la verità". Cristiani, ebrei, musulmani, esseri umani di qualsiasi credo e non, aperti e tolleranti. Gente che ha trovato davvero la verità.