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lunedì 25 luglio 2005

Una risposta a Blair e alla sua guerra

di Hanif Kureishi*

IL MITO della "guerra virtuale" si è infranto. Blair, come Bush, aveva finora coltivato l'illusione della possibilità di guerre moderne, virtuali, guerre senza vittime, almeno senza vittime visibili. Coloro che morivano erano molto lontano da noi, erano iracheni. Inoltre, Blair, come Bush, è stato sempre molto discreto riguardo ai soldati britannici morti in azione: i funerali dei soldati non sono mai stati pubblici. Con le bombe del 7 luglio è anche esploso questo mito di una guerra senza vittime e senza cadaveri: la guerra è arrivata a Londra. Blair ha invaso l'Afghanistan e successivamente l'Iraq - ha davvero creduto che ciò sarebbe rimasto senza conseguenze? Dopo aver vinto nuovamente le elezioni, e poi anche i Giochi olimpici, Blair ha probabilmente pensato in un certo senso di aver finito con la guerra dell'Iraq, convincendosi di aver ritrovato la propria immagine. Queste esplosioni sono qui per ricordargli che tutte le guerre sono un affare sporco. Ecco la lezione sulla quale deve ancora riflettere. In questi ultimi giorni, c'è stata la tendenza a stigmatizzare la comunità musulmana con l'espressione "Londonistan", ma sono convinto che la grande maggioranza dei cittadini britannici non abbia sentimenti negativi nei confronti dei musulmani, che sia ben consapevole invece che si tratta di azioni perpetrate dagli estremisti che la guerra in Iraq ha prodotto. Non si può invadere impunemente un paese e uccidere 200.000 suoi abitanti senza provocare la minima conseguenza. Tutti coloro con cui ho parlato in questi giorni a Londra condividono questo assunto logico. Ho vissuto gli anni '70 e '80 durante i quali qui l'Ira faceva saltare tutto per aria: lo stesso nesso logico sussisteva trale bombe in Inghilterra e la guerra in corso in Irlanda. Sarebbe stupido considerare questi attentati dei semplici atti insensati o l'opera di pazzi, si tratta di una risposta alla guerra in Iraq, una guerra alla quale la grande maggioranza della popolazione britannica si è opposta e Tony Blair deve riconoscerlo. Subito dopo gli attentati, è stato espresso un sentimento di solidarietà nazionale che corrisponde a ciò che ciascun cittadino ha provato, è normale, ma con il passare del tempo, le persone cominceranno a riflettere su cosa ha provocato l'irrompere della guerra nel nostro paese.

(Hanif Kureishi, scrittore anglo-pakistano, autore tra l'altro di "The black album" e "My beautiful laundrette". Intervento tratto da Repubblica e segnalato anche da Miguel)