Notizie

Loading...

lunedì 22 agosto 2005

Allarme: stiamo diventando meticci!

Un meticcio

Marcello Pera, presidente del Senato della Repubblica, al meeting di Comunione e Liberazione (Rimini), davanti a 4000 persone in delirio, se la prende con il «relativismo, la dottrina per la quale tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare e non si possono porre su alcuna scala per giudicare se una è meglio dell'altra». Ma, la cosa più pericolosa, secondo lui, è che «In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa "meticci"». Stando al Presidente, è necessaria un’alleanza seria e salda fra laici e credenti «per riaffermare e salvare la nostra identità occidentale, democratica e liberale perché contro di noi è stata dichiarata "una guerra santa"».
Altro che alleanze fra laici e credenti ! Facciamo tesoro dell'esperienza dei nostri antenati, che erano esperti nel settore ! Rivolgiamoci alla nostra grande eredità storica! Suggerisco immediatamente una soluzione legale al problema: integrare la costituzione con alcuni articoli del tipo "Dire che esistono le culture non vuol dire a priori che esistono culture superiori o inferiori, ma soltanto che esistono culture differenti. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di cultura. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente superiori culturalmente. Tutta l'opera che finora ha fatto il Governo in Italia è in fondo di superiorià culturale. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di cultura. I musulmani non appartengono alla cultura italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. I musulmani rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi culturali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.". (Adattamento del Manifesto della Razza, articoli 1, 3, 7 e 9: scambiato "razza" con "cultura", "ebrei" con "musulmani" e "regime" con "governo").
Per risolvere il problema dei "meticci" - e cioè quello che ai bei vecchi tempi veniva denominato "imbastardimento della razza", visto che l'italiano penso di conoscerlo e "meticcio" significa appunto "individuo nato da genitori di razze diverse" nulla di più semplice: "Art. 1 Il matrimonio del cittadino italiano di cultura ariana con persona appartenente ad altra cultura è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo. Art. 2. Fermo il divieto di cui all'art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno. I trasgressori sono puniti con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a euro diecimila. Art. 3. Fermo il divieto di cui all'art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera. Salva l'applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall'art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell'impiego e del grado. Art. 4. Ai fini dell'applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri. Art. 5. L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la cultura e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall'art. 1, non procederà nè alle pubblicazioni nè alla celebrazione del matrimonio. L'ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l'ammenda da euro cinquecento a euro cinquemila. Art. 6. Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell'art.5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell'art.1. Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l'adempimento di quanto disposto dal primo comma dell'art.8 della predetta legge. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da euro cinquecento a euro cinquemila. Art. 7. L'ufficiale dello stato civile che ha proceduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l'osservanza del disposto dell'art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all'autorità competente". (Leggero adattamento dei provvedimenti per la difesa della razza italiana, provvedimenti relativi ai matrimoni).
Non ho parole, davvero.