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domenica 28 agosto 2005

Dei delitti e della pietà


In una Repubblica Costituzionale che si basa su un corpus di leggi, e cioè in quello che sommariamente viene chiamato uno Stato di Diritto, è dovere nonché diritto del cittadino rivolgersi allo Stato, e cioè alla Legge, per vedere riconosciuti i propri diritti se eventualmente lesi. Un cittadino esemplare non si fa giustizia da solo, anche se individua il colpevole: si rivolge a chi di dovere per vedere ristabilita la propria immagine e il proprio onore, nonché per essere risarcito dei danni morali e materiali che altri potrebbero procurargli. Espressioni come "Ha minacciato di rivolgersi alle autorità", "Ha minacciato di denunciarmi alla Polizia", "Ha minacciato di appellarsi a chi di dovere" sono espressioni completamente assurde in uno Stato di Diritto. Un cittadino esemplare, di fronte alle offese, ha un'unica possibilità affinché giustizia sia fatta ed è proprio quella di rivolgersi a chi di dovere, che sia lo Stato, la Polizia, il Magistrato o chi fornisce a un razzista i mezzi per diffondere l'odio e la violenza. Ed è compito di costoro ristabilire l'ordine e mettere fine a tali comportamenti. Anche la certezza della pena, infatti, è un principio cardine dello Stato di Diritto.
Ora, a me sembra che nel caso "Oriano" sia andata proprio così: Sono stati individuati alcuni colpevoli di razzismo. Uno di questi, quello che apostrofava con i peggiori epiteti una persona per il suo colore e la sua religione, comincerà a pagare. Non era uno scherzo di cattivo gusto, perché in effetti ha ammesso che l'uso di questi epiteti era voluto, che era solo per "esuberanza" e si è scusato solo perché scoperto con le mani nel sacco. Dacia si è rivolta alla Legge e io, da cittadino indignato, ho lanciato una campagna di protesta all'indirizzo dell'azienda dove il signore in questione - appropriandosi illegalmente dei mezzi aziendali - ne dilapidava il patrimonio temporale divulgando propaganda razzista e incitatrice alla violenza. Né io, nè Dacia gli abbiamo mandato dei sicari, nessuno di noi l'ha aspettato sotto casa o l'ha chiamato al telefono fiatando pesantemente senza parlare. Ci siamo rivolti, rispettivamente, a chi di dovere: la polizia in un caso, l'azienda nell'altro. Starà a loro decidere la consistenza del reato commesso, e se è il caso procedere con una causa o con un licenziamento. E noi accetteremo la decisione degli organi competenti qualunque essa sia. Al massimo faremo appello o criticheremo la decisione con un comunicato stampa. Ma nessuno di noi gli dirà "ti gonfieremo di botte", quindi non si può dire né che lo stiamo "linciando" né che lo stiamo "minacciando". Le persone che lo dicono, infatti, non hanno capito proprio niente dello Stato di Diritto.
Vedete, posso capire uno scherzo. Assieme ad alcuni amici anch'io mi sono divertito - in maniera irresponsabile, lo ammetto - nel simulare la figura del "fondamentalista" virtuale, che ha d'altronde goduto - per via delle battute saccenti, dei sorrisini complici e dei nomi improbabili - di un discreto successo nello spazio in cui abbiamo fatto "incursioni" per ben tre anni, lasciando anche indizi per farsi riconoscere (e ci sono riusciti :)). Gli unici a prendere veramente sul serio tale "incredibile" minaccia, condita di emoticon, sono stati alcuni padani privi di senso di umorismo e particolarmente allarmati che hanno anche allertato la Polizia Postale. Fu in quel momento che capii, ben prima che la paranoia si impossessasse dell'intero paese, che tali giochetti non facevano altro che rendere sempre più tesa una situazione che stava per scoppiare e che alcuni giornalisti non cercavano altro che uno scherzo di adolescenti per creare un caso che condizioni l'opinione pubblica. E quindi mi sono accollato, da solo, tutta la responsabilità, dichiarando - in una lettera pubblica - i miei dati, visto che era proprio da casa mia che partivano queste cretinate, giustificandole nonostante la loro palese innocuità. Ora se io, all'età che avevo in quel periodo, mi sono preso questa responsabilità e mi sono reso conto della possibile pericolosità di un atteggiamento irresponsabile, non vedo come un uomo di 41 anni, con la responsabilità di due bambine, abbia potuto imperversare dai computer dell'azienda dove lavora senza pensare minimamente alle conseguenze, in questo clima esasperato dove terrorismo e antislamismo sono all'ordine del giorno su tutti i media. Dove i roghi agli immigrati sembrano una consuetudine con la Fallaci che ha voluto dare il buon esempio dicendo che voleva bruciare la tenda dei somali a Firenze. Oriano non scherzava: le sue erano convinzioni, ripetute anche in altre sedi e lo testimoniano ora anche i suoi amici di merende. Non ha detto pubblicamente chi era per guadagnarsi il nostro rispetto. Sta aspettando che venga scoperto mentre invoca pietà in maniera patetica, minacciando addirittura il suicidio.
Mi sono meravigliato tantissimo, quando in una non tanto lontana occasione, di fronte alla mia richiesta di ottenere i dati di chi mi diffamava personalmente per rivolgermi, eventualmente, alle autorità (Stato di Diritto), il mio interlocutore non ha trovato meglio da dire se non "Lei pretende di sostituirsi alla Giustizia". Come sarebbe, scusi? Io affermo di voler rivolgermi alla Giustizia e lei mi dice che pretendo di sostituirmi ad essa? Oppure quella che è intervenuta sul blog di Miguel dicendo "Già si sapeva......Sherif è un islamico, e come tale capisce solo la sharia coi suoi ben noti linciaggi sommari...inutile cercare di spiegargli cosa siano la dilazione e la giustizia....non ha gli strumenti di "cultura religiosa" per capire....Ma è inutile cercare di spiegarvi..... quando la realtà dei fatti non vi piace preferite nascondere la testa sotto la sabbia....del Sahara !". Ma quale Sharia e quale Sahara! La Giustizia e la Legge italiane sono, appunto, le due entità a cui mi sono appellato, sempre. Questo comportamento denota un atteggiamento assai deplorevole, indice di una mancata comprensione del concetto di Stato di Diritto. Denigrare la possibilità che ha un cittadino qualunque di rivolgersi alle autorità o chi di dovere dipingendola come "linciaggio sommario" è negare il principio cardine di questo Stato, che si vuole di Diritto. E cioè la delega data dal buon cittadino alle autorità in materia di difesa personale. Ovviamente c'è chi abusa di questo diritto - perché in effetti di questo si tratta - per nascondere la propria opera di razzismo e zittire le recensioni poco favorevoli ai propri libri da bancarella, accusando per esempio il sottoscritto di scrivere articoli sull' "utilità" dei kamikaze palestinesi (la sig.a Atzori, per esempio, continua ad affermarlo senza tirare fuori la fonte, perché ovviamente sta parlando di un articolo a me estraneo e che, forse, è stato pubblicato su uno degli innumerevoli siti che riprendono anche i miei articoli, di tutt'altra natura, senza chiedere nessuna autorizzazione visto che scrivo in regime di copyleft) oppure che si diletta nell'attribuirmi messaggi di insulti che non ho mai scritto solo perché le è sembrato di vedere il mio IP (e certo, visto che tutti gli utenti Fastweb hanno la stessa stringa di cifre, tranne le ultime). Oppure tempo fa, perché le avevano "riferito" che qualcuno usava il suo nome e cognome per intervenire sul mio blog (mai successo) e sospettava che fossi io. Una paranoia totale: la signora in questione non vede l'ora che io la tratti come la tratta Dacia e sono tentato di dire giustamente, visto che sta esasperando anche me ora, per sporgere denuncia nei miei confronti, dal momento che obiettivamente sa che con Dacia non potrà spuntarla. Ma se lo può anche scordare. Mi denunci pure: è proprio il rivolgersi alla Legge la garanzia di una equa decisione: se la denuncia risulta infondata, come effettivamente è, chi l'ha sporta è tenuto ad accollarsi le spese del processo, degli avvocati e a risarcire i danni al denunciato. Io intanto mi affiderò alla IADL, gratis e tanti saluti al commissario Basettoni.
Sul blog di Dacia, un signore - tale Castruccio - non trova meglio da dire, in risposta a questi interventi se non "Vedi Sherif, sei un ragazzetto intelligente ma spesso fai troppo il saccente. prova a metterti nei panni degli altri e soprattuto non minacciare. La minaccia, in italia, è ancora un reato grave. Se Marco ti denunciasse per le minacce, accompagnate dal millantato credito delle amicizie di dacia, di cui ti vanti per interposta persona e per l tramite del quadrumvirato (parole tue nel tuo blog) posso assicurarti che neanche tu passeresti bei momenti. Prendi le mie parole per quello che in realtà sono: un consiglio tecnico/legale. In caso di querela - denuncia il tuo problema non sarebbe piu' il rifiuto di rilascio di un bancomat (che, nonostante le tue affermazioni banche e poste concedono a tutti purchè titolari di reddito e di permesso di sogiorno) ma il rinnovo del permesso di sogiorno e, questa, volta, senza neppure doverti preoccupare di cercare scuse (studio/lavoro/turismo)" oppure "Dopo una capatina nel blog di Sherif...non potevo non tornare: Sherif, ho letto abbastanza da ritenere possibile, nell'immediato futuro, la tua dipartita dal suolo italico... e senza leggi speciali. ma internet ci terrà vicini e cntnueremo a leggerti come se la distanza che ci separerà non esistesse".
Ebbene. L'atteggiamento del signore in questione non mi è estraneo. Quattro settimane fa, dopo un'animata discussione politica con un mio compagno di università, anche quello non ha trovato nulla di meglio da dire se non: "Sei un extracomunitario, che c'entri con la politica? Se non la smetti domani ti denuncio in questura per terrorismo e ti ritirano il permesso di soggiorno e sei fuori dalle palle per sempre". Presumo che questa non fosse una minaccia, bensì un consiglio tecnico-legale. Ebbene, mettiamo in chiaro una cosa. Quando una persona denuncia un'altra persona, quest'ultima è innocente fino a quando un regolare processo non avrà stabilito le responsabilità soggettive e la reale gravità del reato e quindi la pena da applicare. Se la persona denunciata è un extracomunitario, la denuncia in sè non non può comportare la revoca del permesso di soggiorno, almeno fino a quando non verrà stabilito che - effettivamente - la persona in questione se lo è meritata. Non a caso, fino al giorno d'oggi, sono state solo quattro le revoche del permesso nei confronti di cittadini stranieri. Quindi, io e Marco staremo sullo stesso suolo fino a quando non avrà dimostrato che "Mi rivolgerò alla Polizia" è una minaccia e quindi un reato. Oppure che constatare che quando una persona chiama un determinato luogo e dice "Sono l'Onorevole Tale" ha un peso diverso dal dire "Sono Tale" sia anch'esso un "millantato credito" e quindi un reato (e poi rileggiti bene cos'è il millantato credito, che mi sembra che non l'hai capito). Ma dalle considerazioni sopra esposte, non credo affatto che sia cosi.
Ovviamente so che non va spesso in questo modo. In questo paese, pare che una parte dell'opinione pubblica abbia il brutto vizio di pretendere l' espulsione della gente senza processi e senza leggi speciali. Questo è stato il caso di chi ha fatto una semplice constatazione che anche un novello interessato di attualità avrebbe potuto fare, del tipo "Se l'Italia entra in guerra, sarà mel mirino dei terroristi". E sto parlando del Cialtrone di Carmagnola, che però ha un'aggravante e cioè il rivendicare una stretta relazione con Bin Laden e affari con Alqa'ida e che, a quanto pare, era anche spesso in contatto con ambienti dubbiosi. Proprio su questo tema io e Dacia ci siamo scontrati virtualmente ed è proprio cosi che ci siamo anche conosciuti. Secondo me la sua espulsione era corretta, visto che in quella sede non scherzava di certo. Secondo lei, invece, uno stato di diritto non poteva espellere una persona senza dimostrare oggettivamente la sua colpevolezza. E, in effetti, aveva ragione... ora vediamo i risultati di quel procedimento affrettato: il signore in questione può tornare in Italia quando desidera visto che la sua espulsione è stata revocata, per decisione del Tar.
La carta dell'espulsione è una carta spendibile con chi teme di tornare nel proprio paese, per le condizioni economiche o per motivi politici. Non è spendibile con me: se dovessi essere espulso perché, in quanto giornalista ed opinionista, mi esprimo su questioni che riguardano strettamente il mondo dell'Islam e dell'immigrazione, e cioè questioni che riguardano anche me in prima persona, tornerò nel mio paese e sarò servito e riverito come prima. O in un qualsiasi altro stato, magari in una hacienda sudamericana. Va infatti detto, per chi non lo sapesse, che sono in questo paese, dove ho una casa, un conto in banca e carte di credito, grazie al fatto che la mia famiglia può permettersi di finanziare gli studi all'estero dei propri figli. In futuro lavorerò, e anche in quel caso nessuno mi avrà regalato niente. Potrò farlo in Egitto, negli Stati Uniti, nella Nuova Zelanda o nel Benin semplicemente perché il mio curriculum mi renderà appettibile per l'azienda o l'organizzazione che intende assumermi. Proprio per questa ragione c'è, in questo blog, un curriculum di "quaranta righe" che mi fa fare la figura del vanitoso: per rammentare a tutti che con me si possono anche scordare il modello dell' "Immigrato-Zi-Badrone". Se ne cerchino uno da qualche altra parte e quando l'avranno trovato, facciano un fischio, che vengo io a vedere come lo tratteranno. Con la IADL al seguito, ovvio. Nella mia testa, forse idealista, prevale il concetto di meritocrazia, non di aristocrazia di cui potrei anche vantarmi. Si...E' vero, io vivo una condizione privilegiata. Ed è proprio per questo che mi accollo volentieri il compito di rendere pubbliche le istanze di chi invece viene spesso azzittito con la minaccia della revoca del permesso. Ha ragione il ministro Pisanu quando dice: "Alcuni si fanno scudo della cittadinanza italiana". Ma spesso costoro sono gli italiani stessi che minacciano di revoca del permesso il loro vicino di casa che ha un balcone più ampio, il loro collega di lavoro che ha avuto una promozione, il loro ex-marito che le ha giustamente mollate. Continuerò la mia opera e campagna di informazione, anche se dovessi finire in mezzo alla giungla dell'America Latina. La voce di chi ha ragione, di chi si oppone (e date un'occhiata al nuovo slogan di questo blog, in alto) torna sempre a farsi sentire. Anche dall'Oltretomba.