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lunedì 8 agosto 2005

Fiaba egiziana sulla giustizia

Tawfìq al-Hakim arrivò alla letteratura dopo una lunga esperienza giudiziaria. La riversa in questo "Diario di un procuratore di campagna", opera apparentemente leggera, in realtà di denuncia sociale. E' un testo sull'impossibilità della giustizia, umana o divina. Accusa magistratura, polizia, governo e l'idea stessa di Dio di distrazione quando va bene, corruzione ad opera dei loro funzionali nei (molto diffusi) casi peggiori. Al protagonista è toccata una procura nella campagna egiziana. Per sollevarsi dalla sorte, faticosa e vana, che gli è toccata, tiene un diario. «Perché è una vita felice? No, certo! Chi ha una vita felice non ne scrive, si limita a viverla». Il procuratore invece ci racconta le sue quotidiane avventure in un mondo fiabesco solo per chi non conosce l'Egitto, anche quello contemporaneo, non molto più avanzato. Un uomo viene trafitto da una schioppettata in piena notte. E' vedovo. Sua moglie, si scoprirà, fu assassinata. Lui conviveva col figlio e la giovane, bellissima cognata. Chi aveva interesse a eliminarlo? Un pretendente della ragazza? Lei stessa? Mentre il procuratore indaga è distratto da mille altre incombenze. Ci sono i processi quotidiani sbrigati in forma rapida o rituale da giudici disamorati della legge. Ci sono le incombenti elezioni che il commissario gestirà alla maniera sua: «Lascio votare la gente come le pare. Poi piglio l'urna, la butto nel canale e al suo posto ci metto quella preparata nel frattempo». Ci sono le macchinazioni dell'amministratore che invoca il nome di Dio per commettere le sue truffe. E' un piccolo mondo antico. drammaticamente simile al presente. Si avanza nella lettura sorridendo, sospinti dalla curiosità per la risoluzione del caso principale, ma il procuratore non elargisce né verità né speranza. Non lo anima il coraggio, ma la rassegnazione, la sua intelligenza gli permette di capire, non di risolvere. Archiviare è un modo codificato per arrendersi.
Diario di un procuratore di campagna, di Tafiq Al-Hakim (Ed. Nottetempo, 13.50 euro), recensione a cura di Gabriele Romagnoli, Repubblica.
L'autore, Hussein Tawfik Al-Hakim - meglio conosciuto come Al-Hakim - è nato ad Alessandria l'8 Ottobre del 1899. Nel 1925, suo padre lo mandò a Parigi perchè studiasse legge e rimanesse lontano dal teatro da cui era molto attratto. Rimase 3 anni a Parigi dove lasciò gli studi di legge per dedicarsi alla letteratura contemporanea ed al teatro francese. Nel 1934 si trasferì al Cairo e divenne direttore del dipartimento investigativo al ministero dell' istruzione. Più tardi ha assunto un nuovo ruolo al ministero degli affari sociali nel 1939. Nel 1951 ha accettato di assumere il posto di direttore generale della Biblioteca Nazionale egiziana. Nel 1956 divenne permanente del Concilio Supremo per le arti e le lettere e rappresentante permanente dell'UNESCO a Parigi.