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domenica 7 agosto 2005

I tempi dei nostri padri non sono così lontani

Guardando la foto di Hitler sopra riportata, penserete - molto probabilmente - che si tratti di una scena estrapolata da una fiction televisiva o cinematogratica, magari hollywoodiana, di questi tempi. E invece no: si tratta di un fotogramma originale d'epoca, tratto da un documentario girato su pellicola a colori. In realtà, il materiale cinematografico sul nazismo non scarseggia: quando nel 1933 Hitler prese ufficialmente il potere in Germania, il nazismo rivelò una straordinaria padronanza dei mezzi di comunicazione di massa per diffondere l'ideologia del Terzo Reich. La propaganda poteva contare sulla stampa, sulla radio, ma anche sul cinema e, più in generale, su un dispendioso uso di audiovisivi: basti pensare alla quantità di mezzi tecnici e di operatori mobilitati per filmare le teatrali parate naziste e le feste di carattere folcloristico religioso, con l'intento di "recuperare" e "valorizzare" le presunte "radici culturali" della "civiltà" tedesca.
Quest'epoca, che ha segnato la vita di milioni di uomini, è stata però essenzialmente impressa su pellicole in bianco e nero. E, purtroppo, anche noi siamo abituati a vedere quel capitolo doloroso della storia d'Europa, in bianco e nero. Ne consegue l'impressione di guardare qualcosa di lontano, di estraneo alla nostra storia contemporanea. E davanti ad una fotografia originale a colori, stentiamo a credere che si tratti di un originale. Fortunatamente, vi furono alcuni operatori che - per scopi privati o di documentazione ufficiale - si specializzarono nei filmati a colori. E dopo lunghi anni di ricerca, il prestigioso media tedesco Spiegel Tv è riuscito a recuperare un vastissimo repertorio, per lo più inedito, di immagini a colori che ricostruiscono la storia del Terzo Reich.
Ora, guardate le foto qui riportate: Hitler, Mussolini, Himmler, gerarichi nazisti, parate e ragazze "ariane", negozi ebraici...tutto a colori. Sono documenti eccezionali, di valore storico incommensurabile che - attraverso il colore - rendono più viva e attuale un'epoca effettivamente non così lontana da noi. In fin dei conti, sono passati poco più di sessant'anni. Praticamente nulla, in termini di tempo storico. E ora, con il colore, possiamo rendercene conto pienamente. Non so perché ma, guardandole, ho provato un senso di angoscia. I fantasmi del passato sono tornati più vivi che mai, e non solo dalla pellicola colorata.
Dopo aver guardato le foto sopra riportate, è infatti opportuno rileggere il post di Martinez: "Se fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri". In quel post, Martinez si è chiesto: perché si condanna il nazismo? Un quesito a cui diede una risposta completa e soddisfacente, che riporto integralmente di seguito: "Il nazismo non era solo "dittatura", ma un certo tipo di dittatura: una coalizione tra grandi imprese, il mondo militare e lo stato. Questa coalizione mirava a creare un impero che assicurasse alla Germania il controllo delle risorse indispensabili per mantenere uno stile di vita da paese avanzato. Insomma, Hitler voleva fare in quindici anni ciò che l'Inghilterra aveva fatto in trecento e gli Stati Uniti in un secolo e mezzo. Il consenso per questo impero veniva ottenuto sfruttando un sentimento diffuso: l'autoesaltazione occidentale, a discapito del resto dell'umanità. Hitler diceva che solo gli "ariani", cioè gli "occidentali" (ricordiamo che il termine non significa affatto solo i "tedeschi"), avevano creato l'unica civiltà vera e dinamica; e che i più dinamici e civili di tutti erano i tedeschi, gli inglesi e gli americani. Per realizzare questo impero, il nazismo ha condotto una serie di guerre e di occupazioni militari, sfruttando ogni possibile conflitto tra i popoli dominati per creare collaborazionisti locali. L'occidentalismo, l'imperialismo e il meccanismo economico del nazismo hanno portato alla divisione dell'umanità in due categorie fondamentali: i nostri e vari gradi di mezzi uomini, a diritto variabile, secondo la loro utilità economica. Una spiegazione dei conflitti mondiali e della storia che faceva ricadere tutte le colpe su una specifica comunità etnico-religiosa, in questo caso gli ebrei, visto che all'epoca erano l'unica minoranza veramente diversa in Europa. Gli ebrei venivano accusati - in base a episodi di cronaca e a citazioni fuori contesto dai loro stessi testi sacri - di voler conquistare il mondo nel sangue e nella violenza, in nome di una cultura orientale, teocratica, statica e profondamente aliena alla civiltà occidentale. Per realizzare la conquista del mondo, prevista nei loro libri sacri, manovravano i primitivi popoli d'Oriente, le orde slave, i barbari che premevano sulle frontiere dell'Occidente. Per difendersi dal pericolo giudaico-slavo-comunista, che minacciava di estinguere la civiltà occidentale, occorrevano misure repressive straordinarie e la sorveglianza, l'isolamento e infine l'espulsione dal consesso umano degli ebrei, portatori di questo pericolo.
Dovrebbe essere abbastanza evidente che la storia si sta ripetendo. Non amo usare il termine "nazismo" come insulto generico, sto parlando con distacco proprio dei meccanismi di fondo del nazismo. Certo, l'impero è un altro, come lo sono i suoi capri espiatori; e ai tempi del ceto medio generalizzato e televisivo, il linguaggio è molto più morbido. Soprattutto, al posto di un unico, fragile partito, ce ne sono ovunque due, identici tra di loro ma capaci di alternarsi più o meno all'infinito. L'impero americano è infinitamente più forte della Germania sconfitta nella prima guerra mondiale, e si può quindi muovere in maniera più ragionata, ma anche più efficace. Se fossimo una specie ragionevole, ci dovremmo quindi aspettare che non si parlasse più male del nazismo, per non far fare brutta figura al nuovo impero mondiale. Invece, succede il contrario. Più la realtà attuale somiglia al nazismo, più si parla male del nazismo. Ma mica con riferimento ai neocon americani, alla Halliburton, a Guantanamo, alla guerra infinita, all'esaltazione dello "scontro di civiltà", allo svuotamento della democrazia, alle migliaia di persone che ovunque nel mondo vengono perquisite, espulse, arrestate e spesso torturate o ammazzate solo perché sono musulmani. No. I "nazisti che ritornano" sono al massimo qualche skinhead che ha bevuto una birra di troppo. Oppure, addirittura, sono le stesse vittime del nuovo nazismo, come le diverse comunità islamiche.
Qui torniamo a Girard, che (parlando dei Vangeli) spiega perfettamente tutto il meccanismo: "Una versione più antica della stessa manovra è quella che Gesù rimprovera ai Farisei quando li vede innalzare tombe ai profeti uccisi dai loro padri. Le dimostrazioni spettacolari di pietà verso le vittime dei nostri predecessori dissimulano il più delle volte la volontà di giustificarci a spese di questi ultimi: 'Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri', si ripetono i Farisei, 'non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti'. I figli ripetono i crimini dei loro padri proprio perché si credono moralmente superiori a loro." Non è complicato. Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, ognuno di noi si sarebbe comportato proprio come si sta comportando oggi. Aderendo, in massima parte, alla canea mimetica, al linciaggio collettivo, alla caccia al capro espiatorio, all'autoesaltazione della propria presunta civiltà".
Ora, per concludere, vi consiglio di leggere il post di Lia, "Noi non lo sapevamo", dove - commentando la situazione cilena - conclude dicendo che, a differenza di Joaquín Lavín, leader della destra cilena, che dice di non aver mai saputo nulla delle violazioni dei diritti umani sotto Pinochet: "Però in Cile molti altri sapevano, invece, e Carlos Franz scrive sul Pais di oggi, a proposito della transizione cilena, e dice che l'autocoscienza degli ultimi 17 anni, il doversi giustificare, da padri, di fronte ai figli che chiedono: "Ma tu dov'eri?" hanno fatto bene al Cile. Lo hanno fatto diventare "un paese meno manicheo, più complesso e profondo".E' quello che succede quando si soffre, no? E' il motivo per cui si dice che soffrire faccia bene, dopotutto.A noi non succede da un pezzo. Penso a tante brave persone appassionate che dai giornali, dai blog e dai bar "liberano l'Iraq", si sbracciano per "il diritto di Israele a esistere", combattono "contro il terrorismo" e mi chiedo se pure a loro capiterà, prima o poi, che un figlio gli chieda: "Ma tu dov'eri?""Non lo sapevo." Che vuoi che rispondano?".