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giovedì 11 agosto 2005

Il dito della vittoria


Un commentatore del blog della Barbarella osserva ipocritamente: "se lo ricordino pure le donne, che negli States chiedono al presidente Bush, per cosa sono andati a morire i loro figli in Iraq e Afghanistan....sono andati anche per sottrarre "in parte" donne come loro a queste torture..."(dove per "torture" si intende la famigerata "sottomissione della donna islamica"). E infatti le donne irachene ringraziano. Eccome se ringraziano...qualche settimana fa le loro organizzazioni hanno inscenato una protesta a Baghdad, proprio contro i loro nuovi cosiddetti "diritti". Il capitolo della bozza della nuova costituzione - che dovrà essere approvata il 15 agosto prossimo - garantisce infatti uguali diritti per le donne finchè quei diritti "non violano la Sha’ria". L'incubo dei neocon. Una cosa impensabile prima dell'invasione anglo-americana.
L’articolo 14 del capitolo relativo alla donne pretenderebbe che le questioni giudiziarie che riguardano argomenti come il matrimonio, il divorzio e l'eredità siano giudicate in accordo alla legge della tribù o della religione praticata dalla famiglia. Non solo la legge religiosa quindi, ma la legge della tribù. Vi rendete conto? Secondo questa norma le donne sciite irachene, qualunque sia la loro età, non potrebbero sposarsi senza il permesso delle loro famiglie. Secondo alcune interpretazioni della Sha’ria, gli uomini potrebbero ottenere il divorzio semplicemente dichiarando la loro intenzione tre volte alla presenza delle loro mogli. Tutto questo sostituirebbe un corpus di leggi irachene che per decenni sono state considerate tra le più progressiste in Medio Oriente nella protezione dei diritti delle donne, dando loro la libertà di scegliere un marito e di richiedere che i casi di divorzio dovessero essere decisi da un giudice.
Se la bozza passerà così come è ora, "abrogherebbe una legge sulla condizione della persona relativamente liberale promulgata nel 1959, dopo che la monarchia sostenuta dai britannici fu rovesciata dagli ufficiali militari laici. Quella legge è rimasta in vigore per tutti decenni del governo di Hussein. La legge utilizzava la Sha’ria per giudicare le materie della famiglia e personali, ma lo ha fatto nel modo più laico possibile, mettendo insieme le interpretazioni più liberali della legge coranica dei settori principali dei sunniti e degli sciiti, cucendoli insieme in un codice", scrive Edward Young, sul New York Times del 20 luglio. Infatti il problema non è rifarsi alla Sharia come fonte legislativa, ma a quale interpretazione della stessa ci si rifarebbe.
"La condizione della donna in irak sarà riportata indietro di un millennio", dichiara senza mezzi termini - in un'intervista telefonica al Corriere - Fahizer Baba Khan, una delle 9 donne che fanno parte della costituente, con pochi poteri (e meno male che i marines sono andati lì per sottrarle alla "tortura"). I tempi in cui l'Irak era l'unico paese mediorientale che poteva vantare una donna in seno al Consiglio Rivoluzionario sembrano infatti tramontati. Ma non sono saranno solo le donne a lamentarsi nel nuovo Irak. Una clausola specifica infatti che gli Iracheni godranno di tutti i diritti indicati "nei trattati e nelle convenzioni internazionali purchè non contraddicano l'Islam". A quale interpretazione dell'Islam si rifaranno? Non ci è dato saperlo, ma se fossi al posto dei neocon, non mi farei tante illusioni e eviterei di festeggiare, che di questo passo ci toccherà ringraziarli anche per aver trasformato gli ultimi paesi arabi laici in dittature islamiche.
E per dirla con Lia di Haramlik: "Sarà contenta la signora della foto, e ancora di più i blog neocon che la sfoggiano come simbolo della "nuova donna irachena". Altro che le pericolose scienziate a cui ci aveva abituato Saddam: eccola qui, la donna come deve essere". Mi sa che, prossimamente, i blog neocon dovranno sfoggiare le foto delle donne irachene rivolte alle telecamere occidentali ma con qualche altro dito alzato. E se lo saranno pure ampiamente meritati, ché quello tinto di viola in cambio di qualche dollaro va bene ora, e solo ora, per la propaganda mediatica. La stessa che ci faceva vedere anche le donne afghane senza burqa mentre veniva ressuscitato, per opera del nuovo - nonché "democratico" - governo afghano, l'ufficio di "prevenzione del vizio e promozione della virtù" di vecchia memoria talebana.