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martedì 16 agosto 2005

Il Nazismo cattolico

Una delle operazioni più riuscite di "occultamento storico" portate avanti dopo la II Guerra Mondiale è quella che riguarda i rapporti tra Nazismo e Cattolicesimo. E' in questo modo che, oggi, basandosi su una presunta battuta di Hitler ("O si è cristiani o si è tedeschi") e l'aspetto pagano ed esoterico di molte manifestazioni e parate del III reich, che si afferma che il Nazismo non era cristiano. Che era, addirittura, "Anti-Cristiano". Eppure- parlando di identità europea e riferendosi allo sterminio degli ebrei - Galli della Loggia ne mostra l’unicità collegandola, anche, al “fatto che lo sterminio sia avvenuto nel cuore dell’Europa cristiana, a opera di un popolo, come quello tedesco, di tradizione cristiana e con la collaborazione più o meno volontaria di altri popoli della medesima tradizione”. Ovviamente, in contrapposizione alla negazione del coinvolgimento del Cristianesimo nella Shoah, si afferma che il Nazismo era filo-islamico, portando come esempio la relazione che collegò Al-Husseini, Muftì di Gerusalemme, a Hitler, quest'ultimo - sostengono i necon - sorpreso addirittura una volta mentre pregava in direzione della Mecca (sic!).
Le relazioni Hitler-Al Hussein sono storicamente appurate. Così come lo sono quelle tra Mussolini e il Muftì in questione. Quest'ultimo fu addirittura a capo di una divisione bosniaca delle SS. Le foto che documentano questa relazione ci vengono propinate in tutte le salse dai blog neocon e filo-sionisti, quindi non stiamo affrontando nulla di nuovo, anche se è comprensibile - in quel contesto storico, segnato da una fortissima ondata di immigrazione clandestina ebraica, per di più aggressiva - che il Muftì si rivolgesse a Hitler e a Mussolini, nemici giurati dell'Inghilterra, allora potenza mandataria della Palestina. "Il nemico del mio nemico è mio amico" e certamente - sostiene Stefano Fabei - pur essendo interessato all'indipendenza della Palestina, promessa allora agli arabi (e anche agli ebrei) un po' da tutti, a cominciare dalla stessa Inghilterra, era all'oscuro della soluzione finale di Hitler (su www.radicali.it, nella sezione interviste c'è un'interessante intervista a Fabei, autore de "Il fascio, la svastica e la mezzaluna" e della biografia del Muftì "Una vita per la Palestina"). Ora, non voglio affrontare l'argomento in questa sede, anche se so che il Sartori riprenderà con le storielle della Spada dell'Islam regalata a Mussolini ecc ecc: basta seguire i link sopra riportati per avere uno sguardo d'insieme molto meno superficiale di quello propinato dal nostro giullare. Ciò che mi preme, invece, è dimostrare che mentre era, forse, comprensibile dal punto di vista storico-politico la relazione Hitler-Mussolini-Husseini, lo era molto - ma molto - di meno quella tra Hitler e il Vaticano.
L'affermazione secondo cui il Nazismo era anti-cristiano, come lo sarebbe - nelle menti degli antislamici - lo stesso Islam, è falsa. Falsa quanto quella che vuole dipingere un Islam storicamente antisemita (mentre, in realtà, storicamente antisemita lo era l'Europa cristiana). Nel Mein Kampf infatti, Hitler rievoca con parole commosse la sua infanzia, le sue visite all’abbazia di Lambach e il "signor abate". E se si continua a scorrere quell' autobiografia, i suoi discorsi o le sue dichiarazioni ufficiali, si è colpiti dalla frequenza con la quale egli chiama in causa il «Creatore», il «Signore del mondo», la «Provvidenza»: tutte espressioni che, per quanto generiche, rimandano al "Dio cristiano". L'aspetto più affascinante dell'inganno di Hitler fu proprio questo elemento pesantemente "cristiano". Nel suo discorso del 23 Marzo 1933, nel quale si proclamò dittatore, Hitler esaltò la fede cristiana e promise di rispettare la libertà di coscienza. Alcuni stralci dai suoi discorsi nel periodo della guerra rivelano l'incredibile pretesa di essere un buon cristiano, dalla parte del bene e dalla parte di Dio, esattamente come fa oggi Bush: 1940, "Preghiamo il nostro Signore di continuare a benedirci in questa nostra battaglia per la libertà…". 1941, "Crediamo di guadagnare la benedizione della Guida Suprema… il Signore Iddio ha dato la Sua approvazione alla nostra battaglia. Lui sarà con noi… nel futuro". 1942, "E pregheremo il Signore Iddio per questo, la salvezza della nazione …". 1943, "Continueremo a dare tutta la nostra forza per la nostra nazione quest'anno. Solo così potremo… pregare il nostro Signore Dio, affinché ci aiuti come ha sempre fatto …". In questa pagina, c'è un lungo elenco di citazioni e testimonianze simili anche molto più esplicite, quindi non vedo come si può asserire che Hitler fosse nemico del Cristianesimo.
E' un dato di fatto, inoltre, che la maggior parte delle chiese in Germania si sottomise di buon grado al nuovo ordine. E le foto sopra riportate lo dimostrano ampiamente: celebrazione della messa collettiva delle SS, preti che salutano alla maniera nazista con entusiasmo, incontri cordiali del Fuhrer e delle alte cariche della Chiesa. Migliaia di pastori tedeschi si unirono alla nuova organizzazione "Movimento Tedesco della Fede Cristiana", che sosteneva le dottrine naziste e promuoveva una "Chiesa del Reich" che univa tutti i cristiani, protestanti e cattolici, sotto lo stato. Solo una minoranza di pastori, guidati da Martin Niemoeller (che all'inizio aveva appoggiato Hitler), si rese conto alla fine che il "Cristianesimo" di Hitler era in effetti anti-cristiano, e si oppose quindi alla nazificazione della chiesa. Ma era solo una minoranza. La "Chiesa del Reich", formata sotto leader scelti da Hitler, venne riconosciuta formalmente dal Reichstag il 14 Luglio del 1933. Il 13 Novembre si tenne un imponente raduno nel Palazzetto dello Sport di Berlino ad opera del "Movimento Tedesco della Fede Cristiana". I responsabili del raduno proposero di abbandonare il Vecchio Testamento e rivedere il Nuovo Testamento affinché combaciasse con il Socialismo Nazionale. Da qui nacque "Unico Popolo, Unico Regime, Unica Fede", un voto di approvazione ad Hitler che tutti i pastori dovettero firmare.
Un po' di tempo fa, il Corriere ha lanciato in prima pagina un articolo intitolato: "Pio XII ordinò: non restituite i bimbi ebrei. Il futuro papa Roncalli disobbedì" dove Alberto Melloni, professore di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, ha anticipato un documento inedito, datato 23 ottobre 1946, tratto dall’apparato critico del secondo tomo del volume "Anni di Francia. Agende del nunzio Roncalli 1945-1948", che sarà pubblicato alla fine del 2005 a cura dello storico francese Etienne Fouilloux per conto dell’Istituto di Scienze religiose di Bologna. Il documento rivela che nel ’46 ad Angelo Roncalli, allora nunzio a Parigi, arrivarono «istruzioni elaborate dal Sant’Uffizio e approvate da Pio XII» riguardanti i casi di bambini ebrei salvatisi nelle case e nei conventi cattolici, dei quali in quegli anni personalità e organizzazioni del mondo ebraico chiedevano con insistenza la restituzione e il ricongiungimento con la comunità religiosa d’origine. Nell’articolo, gli «ordini agghiaccianti» dati al nunzio Roncalli vengono così sintetizzati: «Non deve dare risposte scritte alle autorità ebraiche e precisare che la Chiesa valuterà caso per caso; i bambini battezzati possono essere dati solo a istituzioni che ne garantiscano l’educazione cristiana; i bambini che “non hanno più genitori” non vanno restituiti e i genitori eventualmente sopravvissuti potranno riaverli solo nel caso che non siano stati battezzati». Anche se precisa che «i contorni della vicenda restano tutti da chiarire», lo storico Renato Moro, autore del saggio La Chiesa e lo sterminio degli ebrei (Il Mulino), non ha dubbi sul significato da attribuire al documento del 1946, pubblicato dal Corriere: «È la conferma - osserva - che nell'immediato dopoguerra la percezione del problema ebraico da parte della Chiesa, nelle sue grandi linee teologiche e culturali, non risulta modificata dall'esperienza della Shoah. Questo vale per il Sant'Uffizio, per Pio XII e in una certa misura anche per monsignor Roncalli». Ecco spiegata l'immobilità della Chiesa e perfino degli alleati di fronte ai campi di sterminio.

Come se ciò non bastasse, molti gerarchi nazisti come Eichmann, Mengele, Priebke, trovarono rifugio in Argentina con il sostegno della Chiesa. Ad attuare infatti la loro fuga era la Organisation der ehemaligen SS-Angehöringen, che aveva complicità nella Chiesa cattolica ma anche con il regime del presidente Juan Carlos Perón. Utilizzando materiali inediti dei servizi americani ed europei e una serie di interviste, Uki Goñi ha ricostruito l'intera operazione in un libro, "Operazione Odessa", dove ricostruisce l'intera filiera, svelando i contatti di Perón con i nazisti; l'azione degli agenti segreti di Himmler giunti a Madrid per preparare una via di fuga nel 1944, e dal 1946 attivi a Buenos Aires con diramazioni in Scandinavia, Svizzera e Italia; l'accordo tra il governo e la Chiesa cattolica argentina e la complicità delle autorità svizzere; la malintesa e molto sospetta "carità cristiana" di alcuni fra i più alti esponenti del Vaticano (vescovi austriaci, argentini e croati, con la provata complicità di Pio XII e del cardinale Montini, futuro Paolo VI), tanto attivi nell'organizzare una via di salvezza per i criminali cattolici quanto nel negare aiuti sostanziali agli ebrei sottoposti a sterminio pochi anni prima (tranne forse una condanna molto blanda e quasi incomprensibile del totalitarismo).. "Uno dei documenti che ho trovato mostrano che il cardinale argentino Caggiano andò in Vaticano nel ’46 offrendo a nome del governo di Buenos Aires il proprio Paese come rifugio ai criminali di guerra francesi nascosti a Roma" afferma Goñi. Come si potrebbe spiegare questa solerzia, se non nel quadro di un più ampio intendimento e condivisione di interessi tra Reich e Chiesa?
Ora, i punti di contatto fra la retorica nazista e il clima mediatico attuale risultano, mi sembra, molto più chiari. Come ai tempi del Nazismo riguardo agli ebrei, oggi si parla apertamente di "questione islamica", di "congiura musulmana", ecc ecc. La retorica "pagana", e cioè laica, non preclude riferimenti al Cristianesimo, esattamente come fece il Nazismo. Si, le parate del Reich erano pagane ed esoteriche, ma è altrettanto vero che si trattò, anche quello, di un "ateismo cristiano". Nei "saggi" della Fallaci ci sono più "Per Dio!", "Gesù" e "Vergini" del Mein Kampf. In quelli di altri autori ci sono più "Quinte colonne" e "cellule dormienti", "la nostra civiltà, i nostri valori" e il "nostro paese" dei rapporti di Himmler e Goering. Ed è ancora più preoccupante vedere come vecchi e convinti nazifascisti - come Gaetano Saya, un fascita "duro, puro e conservatore", ammiratore della Fallaci nonché capo della Dssa, che custodiva fotografie di Goering e del Duce a casa sua - si siano scoperti, di colpo, antislamici e filo-sionisti. L'altro giorno c'era, su Libero - quotidiano antislamico per eccellenza - un articolo intitolato "Il Corano si ispira all'ebraismo". Detto da un quotidiano che ne ha dette di tutti i colori proprio sul Corano, mi sembra assai preoccupante. E dovrebbe suonare tale anche per i fratelli ebrei. Oggi invece, sempre su Libero, si parla del "Nazismo islamico", si legge "È più cristiana la Fallaci di molti preti" oppure, ancora, "Un'atea e Ratzinger: le due facce della lotta all'Islam: Oriana aiuta il Papa". Già, come ai vecchi tempi. Speriamo che il Papa, avendo vissuto sulla propria pelle - nella sua adolescenza - l'orrore nazista come membro della Hitlerjugend (la gioventù di Hitler) e delle SS, non ci caschi.