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mercoledì 3 agosto 2005

Khalid Chaouki: al bando gli anti-islamici!


Khalid Chaouki è nato a Casablanca (Marocco) il 1 Gennaio del 1983. Nel 1992 arriva a Parma per via del ricongiungimento famigliare con il padre che lavora in Italia. Dall'età di 16 anni si è impegnato a fianco della comunità islamica, coordinando la sezione giovanile del Centro Culturale Islamico di Reggio Emilia. Nel 2000 ha fondato insieme ad altri giovani l'Associazione Giovanile Islamica "Il Mediatore". Il 23 Settembre 2001 nasce a Milano - come organo giovanile dell'UCOII - l'associazione nazionale "Giovani Musulmani d'Italia", di cui è socio fondatore e primo vice-presidente addetto alle pubbliche relazioni. Nel Settembre 2003 viene eletto presidente dei GMI. Si è dimesso nel dicembre 2004, adducendo "difficoltà personali e ambientali", dopo aspre polemiche con il direttivo e i membri della stessa che gli imputano la volontà di allontanare l'associazione giovanile da quella madre nonché accuse di corruzione. Khalid ribatte che ha dovuto allontanarsi per le continue intereferenze dell'UCOII, a cui non è gradita la sua logica moderata e laica (rimane, comunque, un fervente sostenitore del velo). L' episodio gli è valso soprattutto l'appoggio del partito della Margherita, che prende posizione a suo favore. Il 7 Febbraio 2004, all'età di 21 anni, si sposa e attualmente cura il sito musulmaniditalia.com (lo stesso su cui è stata pubblicata l'intervista dove l'Imam del Colle smentisce il suo pensiero sull'Imam donna). Khalid e il suo portale salgono agli onori della cronaca grazie alle clamorose dimissioni, ma anche per la polemica sollevata nei confronti della "talebana" di Zelig, ripresa dal Corriere. Immediatamente dopo, sul mercato editoriale appare il suo libro intitolato "Salaam Italia", prefazione di Magdi Allam. E dopo l'eventuale Consulta? Il pensiero di Khalid è molto chiaro in merito e infatti lo ribadisce in un documento reperibile sul sito dei DS: "La risposta che posso dare a Livia Turco, alla mia maniera, è: cittadinanza, cittadinanza, cittadinanza. Stiamo facendo molto poco, ci siamo davvero fermati su questo tema. Dobbiamo forse davvero rimboccarci le maniche e dobbiamo farlo ancora di più sul diritto di voto, sulla cittadinanza reale. Non possiamo più accettare che in un paese civile un bambino nato in Italia aspetti fino a 18 anni per essere un italiano vero". Ma è da anni che Khalid la pensa così: "La parola chiave è "cittadinanza". Crediamo che l'unica via per arrivare ad un reale "islam italiano" è la nuova concezione dell'islam e dei musulmani d'Italia, quali cittadini a tutti gli effetti eppure con una fede diversa. Potremo parlare veramente di un islam ben radicato quando le moschee saranno considerate da tutti patrimonio culturale delle città, com'è già avvenuto in altri Paesi europei". Sempre nell'ottica di capire come la pensano esattamente i vari personaggi indicati come membri di una futura "Consulta islamica" (E khalid è uno di essi), vi propongo questo suo articolo.
La Lega Nord contro gli immigrati
E' ritornata l'ondata anti clandestini, e più genericamente anti immigrati. Dopo la tragica uccisione del barista in provincia di Varese da parte di un giovane albanese, abbiamo assistito a dure manifestazioni di protesta e richiamo alla vendetta da parte della Lega Nord e da ragazzotti che militano nell'estrema destra razzista e violenta. Alcuni giorni fa nella città di Reggio Emilia sono stato invitato come relatore alla presentazione del volume di Algo Ferrari intitolato Colpevoli - Pregiudizi e potere in un'epoca di migrazioni globali (Pardes Edizioni), si discuteva animatamente del rapporto tra il potere e le diverse forme di pregiudizio nei confronti dei migranti. Un tema cruciale data la presenza numerosa dei migranti nel nostro Paese e l'azione assente e sicuramente negativa del potere politico e del governo attuale. Credo che in Italia si parli davvero poco e con timidezza delle diverse forme di pregiudizio, discriminazioni e azioni di puro stampo razzista da parte di taluni gruppi politici e singoli individui. Sulle poltrone di alcuni ministeri fondamentali come la giustizia e il welfare siedono esponenti di un partito, che senza nessun dubbio definisco xenofobo e promotore di campagne esplicitamente razziste. Un partito che ha fatto del populismo anti migranti e anti musulmani il perno della sua azione pubblica per acclamarsi la maggior parte di voti in alcune aree del nord Italia. In altre Paesi europei, vedi l'Austria, gruppi simili sono stati esclusi dalla competizione elettorale perché portatori di messaggi in netto contrasto con la Costituzione dei loro Paesi e dei principi fondanti di esso. In Italia no, il consenso popolare rischia e sta già travolgendo un principio sacro per garantire lo status liberale della repubblica italiana. In nome della libertà di espressione, il partito di Bossi sta ostacolando la ratificazione delle direttive europee in materia di condanna del razzismo e di qualsiasi discriminazione su basi di genere, etnia o religione. Per questo un disgustoso personaggio come Borghezio può permettersi di insultare serenamente il milione di musulmani che vivono in Italia. Un sindaco soprannominato "Sceriffo" si è permesso, in nome della libertà, di eliminare le panchine dal centro città e annunciare guerra contro gli immigrati. Sempre in nome della libertà, una fiaccolata leghista si è permessa di spargere urina di porco su un terreno destinato a moschea nel lodigiano. Queste azioni in un civile Paese europeo sarebbero state condannate e punite persino con la galera. Oggi vige un serio pericolo nella sottovalutazione di un movimento come quello leghista, che investe sulla paura degli italiani e incita chiaramente all'odio nei confronti degli immigrati e dei musulmani. Non sono solo pagliacciate, come alcuni membri del governo definiscono spesso alcune affermazioni dei leader che si nutrono dell'acqua inquinata del Po'. Qui si tratta di vero razzismo, di gente che ha malmenato un inerme giovane solo perché albanese e che sarebbe disposta a fare probabilmente molto peggio. Serve una condanna netta di tali azioni. E la stessa sinistra democratica, le associazioni che difendono i diritti civili, i sindacati che contano migliaia di tessere dei lavoratori "stranieri". Forse è ora di fare qualcosa!

Khalid Chaouki