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domenica 14 agosto 2005

L'Articolo

Una consulta islamica o un islam patriottico?
di Sherif El Sebaie, Il Manifesto, P.7 (Politica)

Uno degli ultimi atti di questo governo potrebbe essere la creazione di una Consulta islamica, un organismo di cui sono stranamente sprovviste tutte le altre religioni, a cominciare da quelle monoteiste. E se, per esempio, si trattasse di una consulta per immigrati musulmani, sarebbe discriminatoria, visto che lascerebbe fuori milioni di immigrati fedeli di altre religioni, nonché la miriade di musulmani italiani e neoitaliani. In questo clima, di per sé tragico, c'è spazio anche per la commedia: Abdel Wahid Pallavicini, presidente della Coreis (Comunità religiosa islamica) che riunisce a livello nazionale parte degli italiani convertiti, inaugura una sorta di «leghismo musulmano» sostenendo che «l'interlocutore islamico per il nostro Paese (...) non dovrebbe essere ricercato nella recente immigrazione, che risente ancora di notevoli influenze etnico-politiche e i cui rappresentanti vorrebbero portare in Italia quella rivoluzione che non sono riusciti ad attuare nel loro Paese d'origine» (Corriere della sera, 10 agosto).
In queste ultime settimane, abbiamo letto sul Corriere nomi e cognomi dei «papabili» della Consulta. Alcuni di loro suscitano seri interrogativi, come l'imam di Colle Val D'Elsa (Siena), Feras Jabareen. In un'intervista allo stesso quotidiano milanese, letto in maggioranza dagli italiani, l'imam si è dichiarato favorevole alle donne come guida della preghiera, per poi smentirsi decisamente sul portale Musulmaniditalia.com, frequentato dagli stranieri e diretto da Khalid Chaouki (un altro degli «eleggibili» alla Consulta), attribuendo la responsabilità del «malinteso» ai giornalisti «scorretti». Guarda caso si tratta proprio del suo sponsor per la Consulta, ovvero l'editorialista Magdi Allam.
Per far parte di questo circolo esclusivo che mira alla rappresentanza dei musulmani in Italia, il requisito principale è aderire alla versione neo-con della guerra in corso: è giusta, democratica e tutte le sue bombe sono intelligenti, mica come quelle degli immigrati che scoppiano sui treni e sulle metropolitane. E se era già assurda la pretesa di laicizzare una religione, risulta ancora più assurda la volontà di creare un islam «bushiano», che esclude in realtà gran parte dei musulmani con l'etichetta di «terroristi». In ogni caso, l'aspirazione di questi soggetti è comprensibile: da normali appartenenti al ceto medio, troverebbero una via d'uscita alla martellante propaganda che rischia di affondare le loro vite, segnate da un cognome e da una religione che è di moda mettere sotto accusa.
La Consulta, così come viene sponsorizzata e voluta, istituirebbe per la prima volta un rapporto organico tra le istituzioni pubbliche e una religione, al di fuori di un concordato o di un'intesa. Parodiando la prassi delle dittature mediorientali, si trasformerebbe la seconda religione d'Italia in un surrogato della religione di stato. Una vicenda che ricorda la «Chiesa patriottica» in Cina, quella ortodossa ai tempi della Russia zarista e perfino le assemblee dei meticci e degli asiatici nel Sudafrica dell'apartheid, simbolo stesso della discriminazione delle minoranze.Se Allam chiede che gli imam vengano eletti, proprio per questo, e a maggior ragione, dovrebbe essere eletta la Consulta. E queste elezioni, eventualmente, dovrebbero essere condotte correttamente, senza tentare di delegittimare sigle riconosciute e radicate a livello territoriale o determinate fasce sociali, a favore di qualche nome che potrebbe non godere della legittimazione democratica. Considerato che la Consulta sarebbe «islamica», inoltre, l'elezione dovrebbe partire dalle moschee, ma questo non piacerebbe né al governo né ad Allam.
Ora, intendiamoci: così come i cattolici sono divisi fra sostenitori e oppositori alla guerra, anche i musulmani lo sono. Ma questa non è una scusa sufficiente per escludere dalla rappresentanza chi la pensa diversamente dai sostenitori della «Democrazia Usa Style». Se fosse veramente necessaria una Consulta islamica, non servirebbero figure ambigue o di parte, bensì eletti seri, inconfondibili e soprattutto rappresentativi, anche se le loro opinioni suonassero «non condivisibili». E soprattutto non servirebbero «elezioni farsa» ma elezioni vere, quelle libere e democratiche degne di una Repubblica che si rifà a una costituzione laica. E la costituzione non è una farsa.