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venerdì 12 agosto 2005

Ma che "religiosi" !

Religiosi sauditi contro gli idoli. I bulldozer distruggono la Mecca

La Mecca agonizza. A detta dell'Institute for Gulf Affairs, organismo che cura gli interessi economici arabi nel mondo, con sede a Washington, il 95 per cento dei millenari edifici della città di Maometto sono stati distrutti negli ultimi due decenni. Lo afferma il quotidiano inglese The Independent, secondo cui a scatenare i bulldozer intorno al luogo natio del Profeta è la stessa filosofia iconoclasta che avrebbe già portato i sauditi a finanziare (lo sostengono in molti) la distruzione, nel 2000, dei Budda di Bamiyan da parte dei talebani; ma anche a seppellire re Fahd, recentemente scomparso, in una anonima fossa nel mezzo del deserto. "Quelli che passano ora sono gli ultimi giorni di vita per la Mecca e Medina", ha dichiarato con amarezza Sami Angawi, architetto saudita che ha speso la sua vita a preservare le due città sacre. "Almeno 20 edifici sono stati riportati alle dimensioni e forme che avevano ai tempi di Maometto, 1400 anni fa, e quelli che restano potrebbero essere spianati in qualsiasi momento". Le autorità religiose dell'Arabia Saudita sono tra le più rigide interpreti dell'Islam. In particolare, si oppongono strenuamente ad ogni forma di idolatria, anche a quella che ha come oggetto la religione musulmana stessa. La corrente Wahabita cui fanno capo è una branca fondamentalista della religione maomettana. E sostiene tra l'altro che i luoghi di culto possono dar luogo a idolatria e innescare forme politeistiche che pongono più divinità sullo stesso livello. Nata nel diciottesimo secolo, è arrivata in Arabia Saudita negli anni Venti, importata dai capi della tribù al-Saud, poi diventati la dinastia imperante nell'area. La Mecca è il più visitato luogo di pellegrinaggio al mondo. Assieme alla vicina Medina, sede della tomba di Maometto, riceve quattro milioni di fedeli l'anno. La furia dei bulldozer non risparmia nulla. "Molti villaggi ebraici di età biblica, situati nel territorio Saudita", racconta Kamal Salibi, archeologo libanese, "sono stati cancellati", tanto che studiosi come Salibi o lo stesso Angawi tengono per sé le coordinate di un buon numero di siti storico-religiosi che potrebbero risalire all'epoca di Abramo. Paradossalmente, le voragini aperte dagli integralisti hanno attirato l'interesse della speculazione edilizia, che sulle ceneri dei monumenti spera di costruire alberghi e infrastrutture in grado di ospitare un flusso turistico che è atteso quintuplicare, da 4 a 20 milioni all'anno, in pochi lustri.

Tratto da La Repubblica
Oddio...è vero: la dottrina wahabita è ferocemente iconocolasta. Rifugge ogni manifestazione di vistosità e venerazione dei defunti. Tant'è vero che alla prima presa del potere nell'800 - quella fallita - i wahabiti distrussero la cupola che sovrastava la tomba dello stesso Maometto a Medina. E ancora oggi la polizia religiosa picchia i musulmani che chiedono l'interecessione di Maometto piangendo o strofinandosi contro le grate della sua tomba (eppure in molti paesi musulmani gli abitanti sono abituati a venerare delle figure ritenute sante). Ma è altrettanto vero che, non appena si sono accorti del tornaconto economico derivante dalla fase medinese del pellegrinaggio, ricostruirono la tomba del Profeta dell'Islam abbellendo il tutto di marmi pregiati, foglie d'oro e impianti di climatizzazione. E, ovviamente, ricostruirono e abbellirono anche il santuario della Mecca. Questo dimostra che, quando vogliono, i Sauditi riescono a fare deroghe alla dottrina wahabita. Non credo, quindi, che a spingere i sauditi a radere al suolo alcune vestigia storiche sia stato il fondamentalismo religioso, bensì - come conclude l'articolo - la speculazione edilizia. Eh si, l'integralismo religioso serve da paravento a molte cose, inclusa quest'ultima. Non c'è niente di paradossale in tutto questo...