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martedì 30 agosto 2005

Omar Camiletti sulla Consulta islamica

«La Consulta islamica? Ci fidiamo di Pisanu»
La Lega musulmana dà il via libera al nuovo organismo: «Ma che i prescelti non boicottino gli altri».
SHERIF EL SEBAIE
Il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu ha annunciato per i prossimi giorni il decreto che istituisce una Consulta islamica, un organismo che secondo le sue stesse parole «sarà chiamato a dare consigli al ministro per l'elaborazione delle politiche della sicurezza e di garanzia dei diritti». I dettagli del progetto non sono ancora noti al di là di quanto indicato in questi mesi da Magdi Allam sul Corriere della sera. E' previsto, in particolare, che i componenti della Consulta siano nominati direttamente dal governo e non eletti dai musulmani che vivono in Italia, oltre un milione con larga prevalenza degli stranieri sugli italiani convertiti. Sull'onda delle politiche antiterrorismo, per la prima volta nella storia repubblicana, i rapporti con una delle grandi religioni monoteiste verrebbero dunque regolati senza ricorso alle intese previste dall'articolo 8 della Costituzione, tant'è vero che non si parla più del progetto di intesa tra lo Stato e l'Islam. Abbiamo posto alcune domande sulla Consulta a Omar Camiletti, consigliere della senzione italiana della Lega musulmana mondiale diretta dall'ex ambasciatore Mario Scialoja. Considerato uno dei leader dei musulmani moderati, ha tradotto Le parole del Profeta per Newton & Compton e scritto vari articoli su riviste e giornali. Divulga l'Islam per la moschea di Roma e nelle scuole della capitale.
Cosa pensa del decreto sulla Consulta annunciato dal ministro Pisanu e al quale mancherebbe solo la firma ?
Nella situazione disastrosa in cui dopo l'11 settembre si trova l'immagine dell'Islam, una Consulta può significare un passo avanti, comunque. Mi sembra che dopo quanto ha detto a Rimini, Pisanu meriti fiducia.
Non ritiene che la Consulta allontani la prospettiva dell'intesa con lo Stato?
Anzi, tutt'altro: a mio parere accelererà nel medio periodo proprio una sua possibilità. Il problema più serio resta l' inadeguatezza delle moschee: devono cambiare tipo di gestione e far compiere all'opinione pubblica musulmana un salto di qualità, contrastando le derive di odio e violenza. D'altra parte, il tentativo di presentarsi unitariamente come Consiglio islamico d'Italia è fallito a causa di posizioni irresponsabili di alcuni rappresentanti, la cui pretesa di autoreferenzialità è semplicemente ridicola.
Crede comunque che una Consulta non legittimata dal voto dei musulmani possa davvero fungere da interfaccia tra questi e lo stato?
Prima di fasciarci la testa stiamo a vedere se questa Consulta agirà in vista degli interessi e delle sensibilità dell'intera minoranza di un milione e più di musulmani in Italia, oppure no. Sicuramente la cosa da evitare è che i prescelti del ministro, quali che siano, boicottino tutti gli altri che sognerebbero di averne diritto o viceversa. Per ciò che concerne la rappresentatività bisogna uscire dalla falsa simmetria che impongono i grandi giornali tra chi asserisce di rappresentare l'80 per cento e chi ostenta che solo il 5 per cento va nelle moschee. Bisogna capire che la seconda religione d'Europa è vissuta e pensata non solo da una ricca varietà di interpretazioni ma anche da vari livelli di adesione, con le più diverse motivazioni. C'è una gamma che spazia da chi frequenta assiduamente una sala di preghiera, a quanti sono coinvolti per lo più nelle loro comunità etniche o in gruppi sufi, fino a quelli che eseguono i riti soltanto nelle grandi ricorrenze festive, arrivando a quanti ne fanno solo un privato riferimento identitario. Da ciò deriva, a mio parere, che si dovrebbe piuttosto parlare di minoranza islamica composta da vari approcci e da molteplici realtà. Se invece della divisione tra chi è praticante e chi non lo è, si riuscisse ad esprimere questo pluralismo nelle moschee, si potrebbe selezionare una leadership che rappresenti questo grande legame fra tutti i musulmani.
Come mai pur avendo sottoscritto il Manifesto dei Musulmani moderati pubblicato sul Corriere, da un po' di tempo invece lei sembra scomparso dallo stesso quotidiano e persino escluso dalla Consulta prefigurata da Magdi Allam?
Come molti altri musulmani vogliamo con tutti i mezzi uscire dalla ghettizzazione. Magdi Allam, come giornalista, ha svolto un ruolo decisivo per far venire alla luce le contiguità molto spesso incoscienti tra il discorso di islamizzazione dei Fratelli musulmani e la follia nichilistica dell'estremismo e del terrorismo. Oggi però non mi trovo d'accordo con il suo accanimento a far tabula rasa. E dire che una volta, nel maggio del 2001, concludeva che «è mistificatorio dire che l'Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii) è un'emanazione dei fratelli musulmani» (Islam in italia con R.Gritti, ed. Guerini e associati, pag. 55). E poi non posso perdonargli la leggerezza nell'attribuire al Profeta un'inesistente inosservanza del patto di Hudaybyya con i Meccani nel 628, cosi come ha scritto nel suo ultimo libro.
Per concludere, può chiarire quali sono i rapporti, spesso discussi, tra la Lega musulmana, l'Arabia Saudita e la moschea di Roma?
Spesso complotti e piani sottobanco spiegano anche le cose più semplici; cosi quando il Centro culturale islamico d'Italia si trasferì da una piccola villetta ai Parioli nell'attuale imponente edificio, si pose il problema del finanziamento di costi elevati di gestione. Solo la Lega islamica mondiale, ong internazionale con sede alla Mecca accreditata presso le Nazioni Unite di New York come «osservatore di prima classe» era in grado di esaudire i bisogni. Ancora oggi sostiene la maggior parte del bilancio ordinario. Tuttavia, i vari programmi (scuola di arabo, partecipazione al tavolo interreligioso del Comune di Roma etc) sono invece auto-finanziati. Dalla Mecca, la Lega non ha mai condizionato in alcun modo i contenuti e la forma delle attività del centro. Per il resto non basta lanciare le accuse di wahabismo, occorre dimostrarle altrimenti si tratta del venticello delle calunnie.