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lunedì 22 agosto 2005

Senza per questo essere espulsa...

Una "brillante" lettrice, di nick Lucrezia, commenta il mio articolo su Liberoblog (quello sulla "poligamia occidentale", ndr) scrivendo: "Bhe' per vedere la differenza tra poligamia mussulmana e Occidentale, non ci vuole un genio, basta un piccolo cervello funzionante. La poligamia all'occidentale accetta che anche la donna sia fedifraga (abbia più di un uomo n.d.r.) senza per questo essere espulsa dalla famiglia, società o peggio essere lapidata".
Sarei proprio curioso di vedere quanti maschi italici sarebbero disponibili a condividere le proprie fidanzate e se queste ultime non avranno il benservito (scambisti a parte, ovvio). E poi non mi risulta nemmeno che la poliandria sia legale, in Italia. Per concludere, infine, questa storia della "poligamia non occidentale che accetta che anche una la donna sia fedifraga, senza per questo essere espulsa dalla famiglia o società", non mi torna proprio.
Proprio l'altro ieri è venuta alla luce la storia di una giovane milanese di buona famiglia che, rimasta incinta, è stata cacciata di casa dal padre e abbandonata dal compagno (che era uno solo, figuriamoci se fossero in tanti!). Per sopravvivere, e per far sopravvivere la sua piccola, non ha avuto altra scelta: occupare abusivamente un alloggio popolare. E per questo è finita sotto processo, anche se è stata poi assolta (2005). E solo per questo processo ne abbiamo sentito parlare. Chissà quante altre sono nella sa stessa condizione, se non peggio.
Protagonista della vicenda è L.K., denunciata nel maggio del 2002 perché, con la figlioletta nata da qualche giorno, aveva occupato un appartamento dell'Aler (Azienda lombarda per l'edilizia residenziale), in una palazzina all'estrema periferia ovest di Milano. Un gesto al quale la donna, allora ventenne, fu costretta: come ha spiegato in aula a Luisa Ponti, il giudice monocratico della prima sezione penale che l'ha assolta, quando rimase incinta e decise di tenere il bambino, nell'imminenza del parto fu cacciata di casa dal padre e potè contare solo sull'aiuto di amici.
Così, appena dimessa dall'ospedale, dove aveva dato alla luce la piccola, non avendo un tetto per sé e per la neonata, ed essendo in difficoltà economiche, seguì il consiglio di andare a vivere in modo irregolare in un appartamento "non essendo in grado - è riportato nelle motivazioni della sentenza - sia per la particolare situazione personale sia per la mancanza di un reddito (...) di risolvere altrimenti il problema di una casa dove stare con la figlia appena nata".
L'unica entrata della giovane madre era, infatti, un sussidio di 516 euro al mese, assegnatole dal Comune dopo la nascita della bimba. Al disagio economico e a quello legato alla condizione di ragazza madre, nel 2004 si aggiunse un altro problema: una grave malattia che colpì la piccola. L.K. non potè fare altro che continuare a occupare abusivamente l'appartamento. E vivere lì, in quella casa, era per lei fondamentale, anche perché le permetteva di arrotondare il magro assegno mensile facendo la baby sitter ad altri bambini, che curava insieme alla sua.

Grazie a questo piccolo lavoro, l'unico che poteva svolgere viste le condizioni in cui si trovava, la giovane donna riuscì anche a pagare qualcosa all'Aler, non certo i 1300 euro mensili chiesti per l'affitto, ma una somma ben più modesta. Inoltre - si rileva nella sentenza - nonostante la situazione "disperata", a nulla le era servito interpellare, nel momento del massimo bisogno, i servizi sociali per ottenere quantomeno "certezza dell'accoglimento di una domanda urgente" per un alloggio. Domanda per giunta presentata subito dopo il parto. In aula, la ragazza madre ha assicurato al giudice che la figlia, che ora sta bene, da settembre andrà all'asilo. Di conseguenza lei potrà lavorare e lasciare la casa occupata abusivamente per tre anni.
Ecco gli ingredienti: un compagno vigliacco che abbandona, incinta, la sua fidanzata e un padre barbaro che abbandona, all'imminenza del parto, la propria figlia. Due esempi di maschilismo occidentale che non hanno nulla da invidiare ai maschilisti musulmani che tanto piace accusare. L'aiuto della società, dello stato di cui si vanta la nostra Lucrezia, si traduce in 516 euro di "sussidio" (per una ragazza madre, senza lavoro e senza casa e con una bimba malata appena nata ditemi cosa possono fare), l'indifferenza dei Servizi Sociali e un processo che è durato ben 3 anni. In queste condizioni, direi che la lapidazione era perfino inutile. Chissà quante altre ragazze sono riuscite a soppravvivere, a queste condizioni...