Notizie

Loading...

venerdì 2 settembre 2005

Ida Magli, finanza e politica "islamica"

Una nostra vecchia conoscenza è tornata farsi viva sulle pagine dell'unico giornale che poteva darle spazio, ovvero La Padania, noto rifugio di pallonare professioniste. Trattasi di Ida Magli, più o meno "insigne" antropologa che, in merito ad una possibile discesa "meticcia" di Afef in politica (visto che si candiderebbe con un partito di estrazione Dc), afferma «Che sarebbe pericoloso. La prima, apre la strada agli altri. Se passa Afef, dovremo aspettarci un parlamento italiano composto da una maggioranza di musulmani. E credo che di arabi pronti all’assalto delle nostre Istituzioni ce ne siano già molti: magari non hanno i soldi della Tronchetti Provera... Comunque, non è una bella prospettiva». Non si ferma qui, la Magli...Secondo lei "il pericolo invasione arriva dal Sud e in particolare dai Paesi arabi. Mi chiedo, poi, se ci sia una regia occulta che punta alla distruzione dell’Italia e della sua civiltà. Non sono riuscita ancora a capire se ci sia una forza straniera che guida questo tentativo di distruzione dell’Italia", aggiungendo "Mi dica quale tunisino ha prodotto un’opera come la Cupola di San Pietro. Quale arabo ha scritto La Bohème". L'intervista è allucinante, quindi leggetevela da soli. Rita, lettrice di questo blog, ebbe già occasione di osservare come "Fa profonda tristezza vedere quella che era in passato una studiosa, un'antropologa piuttosto interessante, ridotta a una specie di clone della Fallaci. Chissà perchè..." quando Ida Magli, ora collaboratrice de La Padania e il Giornale nonché autrice di svariati "libri", sostenne in un articolo che "dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni" in quanto "i musulmani possiedono enormi ricchezze (tanto più che lasciano nella più estrema povertà i propri sudditi) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali". Che la Magli fosse un'antropologa da quattro soldi l'avevo subito capito appena lessi l'esordio di quel articolo, quel "Dire Arabi significa dire musulmani. E i musulmani possiedono enormi ricchezze". Sbagliato, ovviamente: dire arabi non significa affatto dire musulmani. Ci sono arabi cristiani e ci sono musulmani cinesi. Sarebbe interessante sapere cosa pensa dell'egiziano Sawiris, acquirente di wind, arabo pure lui ma cristiano. Come scrisse infatti il noto arabista Michele Vallaro nell'introduzione del mio libro, "Al-ka'bah", "c’è sempre qualcuno che confonde arabi e musulmani. La qualificazione di «arabo», di carattere assai piú linguistico e sociologico che etnico, non implica alcun contenuto religioso: esistono per esempio molti arabi cristiani, rimasti tali da tempi anteriori all’Islàm. La qualificazione di «musulmano », d’altra parte, riguarda una vastissima comunità umana di cui gli arabi non costituiscono che una minoranza (circa il venti per cento)". Che il "qualcuno" però fosse un' "insigne" antropologa, non me lo sarei mai immaginato.
Queste strane "evoluzioni in basso", comunque, non sono affatto una novità: l'Italia ha già avuto una sua Ida Magli, anche se al maschile, in epoca fascista. Si chiamava, allora, Giovanni Preziosi (Nato il 28 ottobre 1881). All'inizio del '900 era un giovane prete profondamente impegnato nel movimento democratico cristiano, caratterizzato da una grande apertura alla modernità e alla scienza. Entrato a far parte del Circolo Studi Ufficiali di Napoli, nel 1905 Preziosi realizzò anche un'interessante conferenza intitolata "Evoluzionismo e domma" in cui sostenne la perfetta compatibilità tra cattolicesimo e le teorie evoluzionistiche. Tra il 1905 e il 1912, si dedicò anima e corpo alla causa degli emigranti italiani "in cerca di un pane stentato" e grazie a numerosi viaggi negli Stati Uniti divenne un esperto di fama nazionale del fenomeno dell'emigrazione transoceanica. In quel periodo scrisse numerosi articoli sull'emigrazione italiana e una volta tornato in Italia e lasciato l'abito talare, per amore di una donna, si dedicò al giornalismo e fondò la rivista quindicinnale "La vita italiana all'estero" (1913) di cui fu direttore per oltre trent'anni. Conobbe Mussolini durante la prima Guerra Mondiale e aderì con convinzione al movimento fascista, svolgendo anche un ruolo di primo piano nell'organizzazione della marcia su Roma. Tra il 24 e il 25, fu l'unico che difese a spada tratta il regime dopo il delitto Mateotti dalle colonne del quotidiano che allora dirigeva, Il Mezzogiorno. E siccome era al centro dei giochi di potere, più volte cadde in disgrazia, ma riusciva sempre a tornare alla ribalta, fino alla sua nomina a ministro di stato il 18 dicembre del 1942. L'aspetto che più ci interessa in questa sede comunque è che, nel suo percorso politico culturale, ci fu una vera e propria svolta antisemita. Ad un certo punto cominciò a condurre una feroce campagna contro la presenza ebraica in Italia, che culminò nella traduzione e introduzione dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion. Un documento falso che, come è ben noto, attrbuiva agli ebrei un complotto per la conquista del mondo attraverso gli strumenti della finanza e della democrazia. Un'accozzaglia di pregiudizi messi insieme da una mente accecata dall'odio. Insomma, roba simile all'articolo della Magli.
Sebbene i Protocolli fossero falsi, per gente come Preziosi erano comunque veri. La presenza di ebrei nel mondo della finanza era la prova della veridicità dei contenuti, il pregiudizio creava la realtà e le smentite non facevano che rafforzarlo. Lo stesso vale per la Magli: Gheddafi compra quote della Fiat? Gli Emirati acquistano parte della Ferrari? Il mondo e i meccanismi dell'economia non c'entrano. Fa tutto parte di un complotto islamico! Di una "regia occulta"! Anzi, Preziosi sosteneva addirittura che la mancanza di prove era soltanto la dimostrazione ulteriore dell'enorme potenza degli ebrei e della loro capacità di agire nel segreto. Per Preziosi "Solamente gli stupidi come percore non vedono l'ebreo anche là dove apparentemente non c'è". Ma siccome la Magli non è una pecora (con le mie più sentite scuse alla pecora, ovviamente), lei il musulmano lo vede comunque: "Hanno anche dato vita a una specie di catena che rende riconoscibile i loro negozi con i nomi di “Michelangelo I”, “Michelangelo 2”, “Raffaello I”, “Raffaello 2”, nomi che nessun negoziante italiano aveva mai osato utilizzare (naturalmente è l’Amministrazione Comunale che approva insegne e nomi)". Come ha potuto, un uomo sano di mente come Preziosi, che aveva prodotto in passato alcuni studi e articoli di un certo valore scientifico e che aveva sostenuto tesi del tutto ragionevoli, assumere simili posizioni? Come ha potuto diventare uno dei più feroci antisemiti del regime fascista, prima di accreditarsi presso i Nazisti - dopo la caduta del regime, avvenuta il 25 luglio - come uno dei pochi fascisti "con le palle", spingendosi fino ad criticare dalle onde radio e dai giornali tedeschi lo stesso Mussolini attribuendogli la colpa della sconfitta (individuata - manco a dirlo - nella sua mancata determinazione nella lotta contro gli ebrei)? Esiste una nota di Goebbels, datata 18 novembre del 43, in cui asserisce che Preziosi "ha criticato perfino il Duce con molta severità e lo ha biasimato per non avere fatto una chiara politica contro gli ebrei e i massoni. Proprio questo ha provocato la sua caduta". Una nota che la Magli ricalca pari pari nel suo articolo in cui sostiene appunto che "non sappiamo neanche con precisione quanti siano (gli immigrati, ndr) perchè i nostri governanti non vogliono farcelo sapere" e che "Rimane soltanto una domanda alla quale non si sa che cosa rispondere: pensano forse i politici che stanno uccidendo i propri popoli di poter continuare a regnare una volta che gli stranieri saranno abbastanza forti da imporre la propria volontà e la propria religione?" oppure ancora che "Gli Italiani e i cittadini degli altri Stati europei a loro volta sono costretti dai propri governanti a lasciarsi conquistare, spodestare, senza poter neanche aprire bocca per difendersi perchè il grande progetto europeo consiste proprio in questo: la cancellazione della cultura occidentale" .
In poche parole, Preziosi era la Fallaci e la Magli del Fascismo, tant'è vero che nel suo lungo memoriale, inviato sia al Duce che ad Hitler, concluse: "Se non ci metteremo sulla via della integrale soluzione del problema ebraico, avremo nuove delusioni. Dio non voglia che anche questa volta alla mia voce sia destinata la stessa sorte di quella di Cassandra". Non vi ricorda quella gustosa citazione tratta da quel disgustoso articolo intitolato "Il nemico che trattiamo da amico" firmato dalla Fallaci, in cui sosteneva tra l'altro che "Sono quattr'anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia»?". Ad ogni modo, a forza di sgolarsi, Preziosi viene accontentato: venne richiamato dalla Germania e nominato "Ispettore generale della Razza" e "Capo del programma della purezza razziale della Repubblica Sociale". Durò poco, questa sua ultima vittoria: non riuscì a varare, come avrebbe invece voluto, una legge simile a quella tedesca in materia di "protezione della civiltà ariana" (i suoi disegni di legge sono tuttora conservati presso l'Archivio di Stato), si lamentò del suo declassamento da Ministro di Stato a Sottosegretario, e sopravvisse con difficoltà fino alla sconfitta totale del fascimo e la fuga rocambolesca. Come è stata possibile, una simile conversione? Ebbene...C'è da considerare la rottura provocata dalla guerra che produsse il rifiorire di miti e leggende, superstizioni e dicerie, nonché comportamenti irrazionali legati alle incertezze, alle angoscie della morte e della violenza. Un clima identico a quello attuale, legato alla guerra, ai rapimenti, agli sgozzamenti e alle bombe nei resort turistici e sui mezzi di trasporto pubblico. Ora sembra tutto più soft, in quanto filtrato dai media, ma sotto sotto prevalgono gli stessi istinti umani di allora. Dall'altro c'era, come adesso, la tendenza ad estremizzare le contrapposizioni, il bene contro il male, il giusto contro l'ingiusto, abituando le persone alla presenza di un nemico mostruoso e inumano: l'ebreo, esattamente come lo è oggi il musulmano. Il piano dei Protocolli, per quanto spaventoso e falso fosse, era - al pari del mito della "congiura islamica" - estremamente rassicurante, perché esemplificava la complessità degli avvenimenti che stavano mettendo in crisi insiemi di valori, sistemi politici e rapporti di forze. Dava una spiegazione a buon mercato di eventi complessi e inquietanti, difficilmente propinabili all'uomo di strada.
Tutti questi elementi fecero sì che gli ebrei - al pari dei musulmani di oggi - divennissero la personificazione del male, gli esseri mostruosi e onnipotenti, quelli che possiedono "interi quartieri di Roma", "una vastissima zona intorno al Duomo di Firenze" e "Torino è già tutta di loro proprietà" come asserisce la Magli riguardo ai musulmani (eppure qualche settimana fa, sulla Stampa di Torino, un articolo di Maria Teresa Martinengo confermava il raddopiamento di attività commerciali cinesi e il calo di quelle arabe). Ma probabilmente c'è di più: credo infatti che la Magli stia provando un forte desiderio di rivalsa nazionale, un po' di invidia nei confronti di questi immigrati che pian pianino riescono a smettere di mungere le vacche e a possedere, invece, fattorie. Immigrati che smettono di fare i servi diventando, anche loro, un po' padroni. Anche Preziosi provò un simile risentimento in tempi non sospetti. Nel 1909, scrivendo da una strada di New York, disse: "Non è difficile che un buon ebreo vi afferri per il braccio, gridandovi la propria merce. Son proprio questi, gli ebrei, che fanno il miglior commercio con i nostri italiani, perché da buoni cosmopoliti, ai adattano ai loro costumi, parlano il loro dialetto e riescono a contentarli nell'atto che maggiormente li gabbano". Faceva indivia constatare che, in America, altre "razze" - tedeschi, irlandesi, e soprattutto ebrei - riuscivano a mantenere salda la propria identità nazionale imponendosi nella società statunitense grazie alla propria abilità nel commercio e nella finanza (e nel caso della Magli anche eventualmente della politica). Che continuavano a parlare yiddish, pur avendo negozi nominati all'americana. Esattamente come i musulmani di cui si lamenta la Magli, in quanto acquistano "appartamenti, palazzi, negozi nei quali vendono ai turisti le merci più famose per la loro antica e pregiata produzione come “fiorentina”". Ecco come nasce il mito della malvagia "Alta finanza ebraica". Ed ecco come la Magli si è inventata il mito della malvagia "Alta finanza islamica". Oggi la Magli chiede di bloccare gli investimenti degli islamici, domani - come i Nazisti - chiederà la confisca dei loro beni, chiederà di strappare dalle loro bocche i denti in oro, di sventrare i loro figli, non sia mai che abbiano ingoiato qualche diamante prima della perquisizione (vedere Schindler's List). La Magli è sulla buona strada: per ora ha fondato "Il Movimento politico e culturale “Italiani Liberi” che si propone, oltre il "ristabilire l’indipendenza dell’Italia uscendo dall’Unione europea" e anche "di difendere e rafforzare l’identità nazionale, storica e culturale degli Italiani". Con i suoi articoli e le sue interviste. probabilmente aspira a diventare il nuovo "Ispettore generale della Razza" e "Capo del programma della purezza razziale della Repubblica Italiana", esattamente come Preziosi, il quale però fece anche una brutta fine: diventato quasi pazzo, si suicidò in un albergo di Milano, il 27 aprile del 45.