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sabato 10 settembre 2005

Il Giullare di Via del Corso

Aldo Torchiaro, cosiddetto giornalista di un quotidiano sconosciuto e praticamente virtuale detto l'Opinione, ha fatto queste affermazioni sul sottoscritto: "Non possiamo non notare le sinistre coincidenze che si assommano all’ombra della Mole Antonelliana. Il fratello di Bouchta, Abdelatif, illustra sul Manifesto di ieri le ragioni del predicatore dell’odio. Ad intervistarlo, tale Sherif el Sebaie. E’ lo stesso nome che firma, sul sito www.aljazira.it un articolo sullo Iadl, lega antidiscriminazione islamica, che è però anche la sigla di avvocati che difende l’imam Bouchta. Combinazione? Anche di più, ci viene in mente leggendo La Stampa edizione torinese, a pagina 36. Il quotidiano intervista Sherif el Sebaie, segretario del Coordinamento Immigrati di Torino. E il cerchio si chiude"; "Il sito www.aljazira.it riporta sulla Iadl le informazioni di qualcuno che sembra essere ben informato, il giornalista Sherif el Sebaie, che sostiene di essere docente di arabo al politecnico di Torino e di risiedere nel capoluogo piemontese da anni. Salvo parlare con la compagna di Magdi Allam, la quale a sua volta è titolare di una cattedra di lingua e letteratura araba, ed apprendere dal suo stupore di non aver mai ricevuto notizia di tale el Sebaie in ambito accademico. Quale tela si intreccia quindi tra Roma, Milano e Torino? Senza dubbio un tessuto intrecciato a doppia trama, e sul quale gli inquirenti vogliono vederci chiaro" e sul suo blog ha aggiunto "Mentre la mia inchiesta va avanti e cominciano a parlare persino fonti vicine alla Harare, rivelandoci nuovi particolari, uno degli eroici resistenti saluta tutti e annuncia la sua partenza, chiudendo il suo blog combattente". L'eroico resistente è, manco a dirlo, di nuovo il sottoscritto.
Ora, dire che Aldo Torchiaro si è meritato ampiamente, per queste affermazioni, il titolo di "Giullare di via del Corso", dove c'è la sede di questo cosiddetto giornale, è dir poco. Insomma... le informazioni che sono servite da base per quanto sopra riportato sono: che il sottoscritto ha intervistato il fratello dell'Imam espulso per il Manifesto e anche l'imam stesso (cosa che hanno fatto anche Ludovico Poletto e Francesca Paci de La Stampa, Nicolò Zancan di Repubblica, tutti residenti a Torino ma chissà come mai solo l'intervistatore arabo-musulmano che risiede nella stessa città deve nascondere qualcosa), che tempo fa ha pubblicato un articolo su Aljazira.it avente come tema l'organizzazione che ora si occupa del caso dell'espulsione dell' imam Bouchta (in seguito ad un comunicato stampa ricevuto da tutti i media italiani e dagli stessi inizialmente ignorato), che ha espresso un'opinione in merito alla stessa su La Stampa (in virtù della propria funzione pubblica, in mezzo a decine di altri esponenti o figure note degli immigrati a Torino), che insegna arabo presso il Politecnico e che vive a Torino. Ma espressioni come "sinistre coincidenze", "l'ombra della Mole antonelliana", "combinazione", "il cerchio si chiude", "la compagna di Magdi Allam", "lo stupore", "la tela si intreccia", "la doppia trama" e "gli inquirenti", insinuazioni malevoli e accuse infondate hanno trasformato una serie di informazioni pubbliche e banali, facilmente verificabili persino su questo stesso blog, in un giallo tendente al nero. Inutile dire che ciò che esce da questo racconto è la descrizione di un terrorista colluso con ambienti estremisti, un millantatore che vive nel segreto e con il fiato delle forze dell'ordine sul collo e non una persona perfettamente integrata, conosciuta ed apprezzata nella propria città e che si fa serenamente i cavoli propri. Una diffamazione bella e buona, quindi, che non corrisponde al vero, che solleva interrogativi stupidi e a cui corrispondono risposte documentatissime e non solo i ritagli di giornale che sarebbe bastato consultare prima di sparare cazzate. Dire che ovviamente non intendo sorvolare è dir poco.
Il Giullare di Via del Corso e la Cialtrona di Via di Bellerio probabilmente non hanno ancora capito che non temo le loro diffamazioni, i loro giornaletti e nemmeno chi commissiona loro questi articoli e glieli fa pubblicare. Per quanto mi riguarda, quindi, possono andare avanti perché più vanno avanti, più la combinano grossa e mi permettono di essere il loro tallone d'Achille. Mi rendo conto che vorrebbero tanto avere un "interlocutore" cialtrone quanto loro, tipo l'imam di Carmagnola o altri, che sciorinino versi del Corano e anatemi, appoggi ad Alqaida e sostegno ai kamikaze, insulti al paese e offese ai magistrati: spiacente di deludervi, non sono affatto il tipo. Avete avuto a che fare finora con i rappresentanti delle prime ondate immigratorie, gente povera, ingenua, molta della quale preda dell'estremismo. Non siete abituati a confrontarvi con un laico che è sceso in campo solo perché si sente anch'egli diffamato per una cosa che non ha scelto, ovvero l'appartenenza religiosa ed etnica. Il sottoscritto è, come mi ha definito un mio affezionatissimo lettore, un "musulmano chic", anzi... "chic" e basta. A me non viene affatto in mente appellarmi a non so quale accordo del 620 o qualche battaglia maomettana per ribattere alle vostre cavolate e invenzioni: sono di tutt'altra mentalità ed è proprio qui la mia forza e, nel contempo, la vostra debolezza. Se vorrete confrontarvi con me, dovete cambiare mentalità perché ogni integralismo, compreso il vostro, mi fa orrore.