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martedì 6 settembre 2005

La IADL su Libero

Ci sarebbe da ridere, se uno non fosse consapevole del fatto che le "inchieste sul terrorismo" partono da questi "giornali"....un'intera pagina per dell'aria fritta

ARRIVANO LE FATWE CONTRO I GIORNALISTI
Internet “pattugliata” dall’Islam Anti-Defamation League: avvertimenti a chi critica i fondamentalisti
L’organizzazione lascia messaggi sul web contro la diffusione di pensieri giudicati “anti-islamici”. Ultima “vittima”, un cronista de L’Opinione Il testo suona minaccioso e ambiguo: «Continui pure così, siamo sia per la libertà di espressione sia per la politica della lunga corda. Scelga lei»
Roma - Spediscono messaggi intimidatori, stilano liste di proscrizione e, quel che è peggio, lanciano la loro fatwa via Internet. Alternando allusioni in stile mafioso a minacce più esplicite, hanno iniziato a intimidire chiunque si azzardi a dare un giudizio politicamente scorretto sull’Islam e i suoi seguaci. Sono i legionari della Iadl: Islamic anti-defamation league. Un’associazione nata in Italia per combattere ogni libera espressione di pensiero contro il terrore messo in atto in nome di Maometto. Obiettivo: stanare e mettere a tacere i nemici del fondamentalismo islamico, in sprezzo ai più elementari diritti di libertà di stampa e di opinione. Come? Passando al setaccio tutti i mezzi d’informazione (quotidiani, siti web, tv...) e quindi contattando direttamente, accusandolo e minacciandolo, chi si permette di muovere critiche al credo islamico, che finisce nelle "black list" della Iadl. Già si vantano di aver fatto chiudere uno dei siti pro-Oriana Fallaci: www.thankyouoriana.it.
È lei la nemica giurata della “Gestapo” islamica. La Fallaci, assieme a Magdi Allam, la femminista Ayaan Hirsi Ali e molti altri dissidenti, bloggers, scrittori, intellettuali, giornalisti che hanno osato dire la verità sull’Islam. Ultimo in ordine cronologico, Aldo Torchiaro, giornalista dell’Opinione, quotidiano che si è spesso contraddistinto per le sue inchieste-denuncia sulle connivenze tra l’area dell’eversione estremista italiana e il terrorismo islamico. Torchiaro, sul suo blog (http://aldotorchiaro.ilcannocchiale.it), ha appena ricevuto una “visita” della Iadl. C’è un nome, tale Halima Barre, in calce alla missiva su cui ora sta indagando la Digos. «La esortiamo a continuare nei suoi divertenti elzeviri», lo sfida Barre, «da oggi può contarci tra i suoi lettori abituali, considerato che siamo sia per la libertà di espressione sia per la politica della lunga corda. Scelga lei quella che preferisce». Torchiaro è avvisato. «Una minaccia tutt’altro che velata », commenta il giornalista. Lui un mese fa aveva scritto un articolo su due dissidenti impiccati a Tehran dal regime iraniano e a questo si deve l’allusione alla «politica delle corda». Ma non sembra stupito: «I sostenitori della resistenza irachena sono da sempre nemici della libertà di stampa e d’opinione, ecco perché nel loro codice anziché replicare con degli argomenti, preferiscono l’intimidazione e la politica della corda». Quando lo raggiungiamo al telefono, Torchiaro è negli uffici della Digos, che ha riconosciuto la natura intimidatoria della lettera e ha già aperto un’inchiesta sul caso, soprattutto per risalire all’identità del mittente (Halima Barre potrebbe essere un nome fittizio). Ma soprattutto per capire chi c’è dietro quest’associazione. Indagine che potrebbe aprire squarci inquietanti sulla galassia degli amici nostrani dei mujaheddin.

Il sito di Torchiaro non è il solo bersaglio degli intimidatori di Maometto. Anche altri bloggers sono stati colpiti dalla censura islamica targata Iadl. Un altro caso è quello di Stefania Atzori, autrice di un “neocon blog” (http://freethoughts.splinder.com) che a lei piace definire semplicemente «politically incorrect», già diffamata da un tale chiamato “Sharif” per i suoi interventi contro l’Ucoii che querela Magdi Allam («sono straconvinta che ne uscirebbe vincitore»), contro «la barbara e vile legge islamica Sharia nei tribunali per immigrati in Canada», o contro «i fascisti islamici che dichiarano guerra ad una ragazza irachena (Sarah Mendly, ndr) che parteciperà a Miss Inghilterra». Nessun odio verso i musulmani, solo la denuncia della discriminazione, in particolar modo femminile, di quel mondo che la Atzori conosce fin troppo bene, avendo avuto una bambina da un egiziano che poi gliel’ha rapita. La donna poi è riuscita a riportare sua figlia in Italia, ma la sua odissea non sembra finita. Come quella di Ayaan Hirsi Ali e di altre coraggiose attiviste antiislamiche contro le quali si moltiplicano le sentenze di morte via internet. In questi ultimi mesi, due membri della Iadl hanno condotto una battaglia a tappeto con lo scopo preciso di inibire il libero pensiero. Un vero e proprio linciaggio psicologico che si fa beffa anche della legge sulla privacy. Chiunque essi siano, questi individui, infatti, non hanno esitato a pubblicare e-mail personali e dati privati delle loro “vittime”, dopo averle bersagliare con frasi tipo «l’azione punitiva va portata fino in fondo». Oppure: «Vi staneremo, perché l’era del musulmano che subisce zitto-zitto è finita».
Barbara Romano
L'Associazione
AVVOCATI A DIFESA DELL' "ONORE" DEI MUSULMANI
Milano - Un esercito di cinquantatré avvocati, tra i quali 14 cassazionisti e costituzionalisti, dislocati su tutto il territorio nazionale, si preparano a difendere l’onore ferito dei musulmani. Tutti assoldati dall’Islamic Anti-Defamation League Italy, organismo di recentissima fondazione, nato su iniziativa di «un gruppo di intellettuali, lavoratori, lavoratrici, madri, padri, liberi professionisti, studenti, tutti musulmani» che «hanno deciso di dare un stop al dilagare dell’antiislamismo». Si presentano così, in un comunicato pubblicato dal sito Internet Aljazira.it e sul blog del giornalista del “manifesto” Sherif El Sebaie. Ma nessun nome noto del fondamentalismo nostrano compare tra i protagonisti dell’iniziativa, di cui tale Halima Barre è la portavoce. Promettono di raccogliere, analizzare e disseminare informazioni «sull’attività di propaganda dell’odio e dell’estremismo». Non è una difesa del genere umano o della libertà religiosa dei singoli individui, si badi bene. Niente a che fare con un Tribunale internazionale contro la persecuzione degli infedeli nei regimi dove vige la legge coranica. E questo non è nemmeno l’ufficio dove si presentano le ragazze con una denuncia per violenze domestiche ai danni del padre che impone loro di indossare il velo. Prima i musulmani, poi gli altri, dunque, come insegna la teoria fondamentalista. Ma finché la battaglia si combatte nelle aule di giustizia, e non con le autobomba, lo “scontro tra civiltà” rimane su livelli accettabili. Senonché, dietro la tutela delle vittime dell’anti-islamismo, si intravede una minaccia culturale. Se negli Stati dove il Corano è la fonte della legge chi propone una lettura critica del testo sacro viene dichiarato apostata, in Occidente la pressione si esercita diversamente. Basterà dire: «Ti mando in Tribunale».
a.m.
Le reazioni
«Leggi più severe contro la polizia del pensiero di Allah»

ROMA La Cdl invoca l’intervento del Viminale contro la Islamic anti-defamation league. «Ci manca solo una polizia del pensiero in nome del fondamentalismo islamico», sbotta l’europarlamentare leghista Mario Borghezio, che annuncia un’interrogazione parlamentare per sollecitare l’intervento della Commissione europea. «Qui servono leggi più severe», reclama il presidente della commissione Esteri della Camera, Gustavo Selva di An, che suggerisce «di inserire nel pacchetto Pisanu misure precise contro queste associazioni che lanciano minacce di morte on line». Dal centrodestra si levano numerose voci in difesa degli scrittori, bloggers e giornalisti colpiti dalle fatwa della Iadl. Ma dal Viminale, il sottosegretario Alfredo Mantovano di An fa sapere: «Il caso è all’attenzione delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria, l’ultimo decreto varato in Parlamento contiene già gli strumenti per far fronte a queste minacce». Fatto sta che tra i politici cresce l’indignazione. C’è addirittura chi, come il capo dei senatori leghisti, Ettore Pirovano, suggerisce di «togliere la scorta a qualche presidente o vicepresidente di commissione per proteggere invece chi ha il coraggio di dire le cose come stanno». Le lettere intimidatorie, per Pirovano, «sono il segno che l’Islam moderato bisogna andare a cercarlo col lanternino». Ma il problema sta a monte, secondo Selva: «Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah». E prende a esempio gli Usa: «Loro li hanno espulsi, perché dobbiamo accoglierli noi?». È quello che si chiede anche Gasparri: «Bisogna cacciare dall’Italia chiunque faccia affermazioni incompatibili con le nostre norme. Se qualcuno si sente autorizzato in Italia a lanciare simili minacce, vuol dire he ancora non c’è una risposta abbastanza forte in termini di espulsione», secondo l’ex ministro delle Comunicazioni, che invita il Viminale a «monitorare a tappeto la rete». Si associa Borghezio: «Pisanu deve accentuare l’attenzione su tali fenomeni, perché queste associazioni di solito rimandano ad ambienti strettamente connessi ai guerriglieri di Allah, perciò non vanno presi sottogamba». «Nessuno sottovaluta la situazione», tiene a precisare dal Viminale il sottosegretario Mantovano, «queste cose non si scoprono da adesso, ma la possibilità d’intervento non è facile», aggiunge, «perché intimidazioni di questo tipo si inseriscono in un quadro più ampio e agire subito contro un singolo caso rischia di compromettere tutto il piano di lotta al terrorismo. Perciò», sottolinea, «bisogna agire con cautela». Ad ogni modo, il pacchetto Pisanu «contiene già norme ad hoc per fronteggiare il problema», assicura Mantovano. Si riferisce, spiega, a «una diversa e più precisa configurazione dell’associazione terroristica internazionale, nuove tipologie di reato e misure di espulsione più facile, non solo per gli esecutori o i mandanti di attentati, ma anche per chi svolge attività di agevolazione del terrorismo».
b.r