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sabato 3 settembre 2005

La signora Frola e il sig. Ponza

Ci sono , oggi, due notizie di cronaca famigliare "islamica" assai interessanti da esaminare. La prima, di pirandelliana memoria, è su tutti i giornali di oggi, per via del titolo roboante: "Musulmano segrega moglie britannica in casa" oppure "Ferrara. Segrega moglie in casa, denunciato un musulmano". Ad un vaglio più attento degli elementi che pian piano vengono fuori, c'è da sbellicarsi dalle risate. In pratica è successo che un uomo, di 29 anni, israeliano di religione musulmana, ha litigato con sua moglie, britannica, conosciuta sui banchi dell'università e convertita pure lei. Non si sa per quale motivo ma gli animi si sono surriscaldati e come succede spesso in questi casi, lei ha esclamato "E' cosi? E va bene...Visto che me me ne andrò in Inghilterra fra qualche giorno, sappi che non mi rivedrai mai più !". Lui ha risposto "Ah si? E io ti chiudo in casa e vediamo al mio ritorno!". La moglie, una volta andato via il marito, chiama la mamma - che sta in Inghilterra e che non ha mai accettato la relazione - e si sfoga con lei. E cosa fa la mamma, considerato che sua figlia si rifiuta categoricamente di muovere un dito, probabilmente perché convinta che non ne vale la pena? Chiama l'ambasciata britannica, che a sua volta allerta i carabinieri, che piombano nella casa della suddetta. Bussano, e la signora non vuole aprire. Beh, sarà chiusa a chiave, probabilmente. I carabinieri però "preferiscono non sfondare la porta", chissà come mai (sarà che la signora "sequestrata" non ha voluto?) e chiamano il marito, che torna dalla moschea e vede tutto 'sto ambaradan e si incazza pure un po' per il fatto che una lite domestica si sia trasformata in un caso poliziesco, e per di più per colpa della suocera inviperita. I carabinieri entrano, e parlano con la signora: "Lei è sequestrata?" "No"..."Vuole venire via con noi?" "No"..."Abbiamo una casa sicura in cui accoglierla"..."Vi ho detto di no! Ma chi vi ha chiesto di venire, poi?" "E te l'ho detto, io, che tua madre era fuori di testa", avrà risposto il marito. Insomma...non ci è dato sapere che cosa è successo esattamente ma gli articoli si concludono con un "La donna, nonostante l'offerta della polizia di lasciare l'appartamento e trasferirsi in una casa protetta, ha preferito rimanere con il marito. Ritornerà in Inghilterra solo fra qualche giorno. Il marito, vista anche la reticenza della moglie, la difficoltà nel raccogliere dichiarazioni e la delicatezza della situazione, non è stato arrestato, ma solamente denunciato". E il titolo, per questo caso di lite domestica già risolta? "Musulmano segrega moglie britannica in casa". Peccato che la moglie segregata abbia preferito rimanere in casa con il suo "sequestratore", quella notte, che era reticente, che la situazione era "delicata". E chissà quante bestemmie si è beccata pure la suocera dopo, da entrambi...
Per gentile concessione dell'Autore
Giuliano Aloisi, www.aloeasy.it
Il secondo caso invece, anche questo finito sui giornali, è della futura autrice di un libro della Rizzoli, dal titolo "Ho sposato uno spacciatore". "Viaggio di una donna italiana nel cuore dell'Islam". Trattasi di una signora italiana, di 37 anni, che ha sposato uno spacciatore tunisino, e ci ha fatto pure un figlio. Per carità, sono scelte personali. Il marito però viene arrestato e condannato in Italia, nel 2003, a 4 anni circa di prigione, quindi prende il ragazzo e torna in Tunisia, dove non vieta alla moglie di visitare il figlio. Nell'ultima visita, la signora ripete un copione già visto: va in uno stato sovrano, con i suoi tribunali e le sue leggi (e la Tunisia è uno stato che ha leggi, in materia di diritto famigliare, che spaziano dal divieto della poligamia al diritto di ripudio concesso alla donna, leggi che potrebbero far morir d'infarto un saudita, per intenderci) e si inventa una scusa durante la visita, che non mi è dato sapere, forse un "Vado a comprargli il gelato" e poi cosa fa? Ma si...si rinchiude in ambasciata con il figlio, assorto dal videogame portatogli, e comincia la sua campagna per tornare assieme a lui in Italia. E meno male che sono i musulmani a rapire i bambini. Ora, con tutto il rispetto per la signora, ma se una sceglie uno spacciatore come marito, il minimo che si poteva aspettare era quello. E poi non è cosi che si risolvono questi casi: si fa una causa, si chiede l'intervento del ministero degli affari esteri...Il rapimento e conseguente barricamento dentro un'ambasciata ovviamente non depone a suo favore, agli occhi del giudice tunisino che deve trattare il caso. Ovviamente io sono dalla parte della signora, visto che non credo che il marito, con i suoi precedenti penali, sia adatto per fare da padre a quel ragazzo, da un'altra parte però non posso che biasimare la signora per le sue scelte. Speriamo ora, quando il caso sarà felicemente concluso, che "i tipi della Rizzoli" non si precipitino da lei per chiederle di raccontare tutta la sua vita, e che questa non cominci poi a lamentarsi, dopo averla messa in piazza, dettagli inclusi, e a lamentarsi di chi "diffama la sua vita privata" o, peggio ancora, a condurre una battaglia generalizzata, dalle pagine de La Padania, contro l' "Islam moderato"...