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venerdì 23 settembre 2005

Le reazioni alla Lettera aperta

In seguito, vi propongo una specie di panoramica delle reazioni che la mia "Lettera aperta alle comunità ebraiche" ha suscitato nell'opinione pubblica ebraica e non. Ovviamente sono molto diverse tra di loro e spaziano da chi la considera "ingiuriosa nei confronti delle Comunità ebraiche" a chi la ritiene "un segnale apprezzabile di dialogo", pur con qualche riserva, e direi addirittura spesso con diffidenza. Pur avendo preventivato simili reazioni, per ora mi limito a riportare alcuni dei commenti lasciati dai lettori, ebrei e non, in attesa di formulare una risposta completa a tutte le osservazioni e obiezioni sollevate, magari anche alla luce di qualche eventuale ulteriore risposta ancora in preparazione da altri lettori.
Il chiarimento
In risposta alla prima lettera di commento, inviata da un lettore che si è firmato Nissim e che si è dichiarato parte della prima e più importante Congregazione Ebraica Liberale italiana http://www.levchadash.it, rilancio volentieri la seguente lettera inviata da un membro del Direttivo dell'Associazione Giovani Musulmani d'Italia, chiamata in causa nel corpo della missiva, nella speranza che contribuisca a sanare eventuali involontari malintesi:
Gentile Nissim,
mi chiamo Fatima e faccio parte del Direttivo dei Giovani Musulmani d'Italia. Casualmente mi imbatto nel tuo messaggio su questo blog in cui denunci il rifiuto da parte dei GMI di rispondere ad un vostro invito. La notizia mi risulta molto strana perchè non è mai successo all'interno della nostra Associazione, anzi, tra i nostri obiettivi vi è quello di promuovere il dialogo interreligioso e interculturale (vedi documento congiunto GMI-Acli-Ugeii, l'esperienza di convivenza insieme a Marzo dell'anno scorso, la visita al Parlamento europeo e l'incontro con D'Alema e Enrico Letta, et cetera...). Ti chiedo pertanto se puoi informarmi sui dettagli di questo particolare episodio. Scrivo qui perchè non so il tuo indirizzo e-mail. Il mio è cultura-gmi@libero.it
Grazie, cordiali saluti
Fatima H
Il dialogo
Ho ricevuto inoltre con molto piacere il seguente commento, da un'altra associazione ebraica progressista:
Accolgo con interesse la Sua lettera aperta, che richiede una attenta lettura, e convengo sull'opportunità di un dialogo ed un sereno confronto tra ebrei e musulmani.
Bruno Di Porto
Presidente della Associazione italiana per l'Ebraismo progressivo
Ringrazio ovviamente il Sig. Di Porto per la sua sollecita e interessata risposta, nella speranza di incontrarci in un futuro non tanto lontano sulla strada del dialogo e del sereno confronto tra entrambe le comunità.
La diffusione
la newsletter Kolot, legata al sito http://www.morasha.it/ ha messo in giro la lettera. "Pur avendo larga diffusione - sottolinea un commentatore in giro sulla rete - non è la voce ufficiale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ma rappresenta esclusivamente quella del dott. David Piazza, proprietario della omonima casa editrice". Ringrazio quindi il Dott. David Piazza, il portale Morasha e l'omonima casa editrice per il risalto e la diffusione riservata alla lettera.
Una risposta dell'UCEI?
"Se dovesse capitare credo ci scapperebbe una assemblea per decidere se e come rispondere. Prevedo una partecipazione di un centinaio di persone. Indubbiamente l’autore della lettera tocca questioni serie. La stessa Ida Magli non è esattamente una amica del popolo ebraico che fin dai tempi del suo scritto sulla Madonna dipinge come una razza maschilista e prevaricatrice (sposando tesi dell’antisemitismo cattolico)".
"Io trovo questa lettera parecchio ambigua nei passaggi segnalati da Tassinari, ad ogni buon conto sarebbe utile al dialogo una risposta della comunità ebraica. La Fallaci e la Magli venti anni fa scrivevano libri che mai avrei pensato potessero portare alle derive di pensiero che esprimono oggi… nemmeno leggendo i fondi del caffé!"
"è anche in perfetta buona fede (la lettera, ndr), proprio per questo mi piacerebbe davvero che venisse commentata da una persona equilibrata come Amos Luzzatto per sentire come la legge un ebreo, io non lo sono, ma ho avuto l’impressione che pur essendo indirizzata alle comunità ebraiche sia una lettera indirizzata all’opinione pubblica italiana"
"Qualcuno della comunità ebraica ha risposto a questa lettera? Perché non chiedete una risposta ad Amos Luzzatto? Oppure, se una risposta c’è stata, non si potrebbe postare? Sarebbe più interessante leggerla qui dei nostri commenti, anche se questa è una vetrina minore rispetto alla carta stampata credo che molti che non lasciano commenti vengano però a leggere".
" Però la scelta dei tempi è oculata. Tra pochi mesi ci sarà il Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la presidenza di Amos Luzzatto è a rischio perché considerata (a torto o a ragione) troppo critica verso il governo-amico-di-Israele. Se anche qualcuno dall’interno delle Comunità, rispondesse a questa lettera come credete che andrà a finire?"
Il dibattito
E' molto appassionato il dibattito che si è sollevato tra i commentatori della lettera, una volta pubblicata sul portale "Nazione Indiana" (Grazie Jan!). Vi consiglio di leggere in toto lo scambio avvenuto, data la sua ampiezza e la ricchezza di spunti, soprattutto critici. Ciò che volevo è che si sollevasse un dibattito sulla questione e che ognuno esponesse le proprie idee e convinzioni, per meglio chiarire la situazione e cercare un terreno comune di confronto. Per ora mi limito a riportare qualche reazione recuperata da quelle parti, in attesa di elaborare una risposta generale e spero per quanto possibile completa e soddisfacente, prendendo spunto proprio dalle osservazioni fatte dai lettori e dalle cose che avrei voluto dire io e che invece altri hanno espresso meglio di me:
"Secondo me il razzismo inizia quando proprio non si riesce a capire la cultura dell’altro (chiunque esso sia) e la si giudica solo usando come parametro il proprio conformismo (al momento più o meno marziale). Non esiste mai razzismo se si tenta di dialogare, anche se magari lo si fa in modo ingenuo o eccessivamente marcato dalla propria cultura e dai propri pre-giudizi, e parlando di questi argomenti scottanti è facile fare delle enormi scivolate, ma se ognuno rimane ancorato al proprio piccolo stagno e fa le pulci alle rane non se ne uscirà mai. Girando in rete si sentono dire cose incredibili e a volte orripilanti da ambedue le parti. Ho sentito un mite signore che ce l’aveva con i ds e il suo candidato regionale in lombardia dire che a milano sono forti gli interessi ebraici e che i voti ebrei a milano e provincia sono calcolabili sui due milioni, cosa che mi ha fatto saltare letteralmente sulla sedia con il mouse fra i denti, visto che credo gli ebrei in Italia non raggiungano i 100.000 (e forse neppure i 50.000 ora non lo so con precisione). Ora però mi fa saltare sulla sedia anche nissim che dice che la maggioranza degli ebrei italiani sono di origine libica e persiana. Su cosa si basa questa tua affermazione? Che molti antisemiti di ieri oggi si nascondano dietro un filosemitismo di maniera e snob solo per poter dar sfogo all’antisemitismo verso l’altra meta dei semiti del mondo è cosa ormai fin troppo chiara e dirlo credo sia anche lo scopo della lettera. E’ anche vero che sollevare questo argomento è oggi considerato offensivo. Ad ogni modo trovo interessante la cosa ricordata da Nissim dell’avvicinarsi del congresso, perchè inserirebbe il tutto all’interno della politica, cosa che a me non dispiace affatto, preferisco sempre che le cose siano realisticamente agganciate alla politica che astratte e isteriche. Serve sempre per capire meglio le reali situazioni".
Georgia
"Quando si leggono gli esperimenti fatti sul razzismo e sul pregiudizio razziale fatti dagli psicologi sociali c’è da rabbrividire… nessuno di noi è esente dall’aggressività, possiamo diventare(siamo potenzialmente) tutti torturatori, questo è il fatto inquietante. Quando Castelli dice in pubblico che noi non siamo in guerra con l’islam ma è l’islam che ci odia abbiamo un ulteriore esempio del pregiudizio e della volontà di creare tensione (...).
Gabriella
"Anch’io credo che questa lettera vada letta con grande prudenza, dà per scontate troppe cose, con una grande capacità di parlare al lettore, con grande efficacia, è una lettera scritta con una sofisticata capacità di fare appello all’empatia del lettore e probabilmente, per quella simmetrica miopia che hanno sempre le parti avverse, chiamiamole così, è anche in perfetta buona fede, proprio per questo mi piacerebbe davvero che venisse commentata da una persona equilibrata come Amos Luzzatto per sentire come la legge un ebreo, io non lo sono, ma ho avuto l’impressione che pur essendo indirizzata alle comunità ebraiche sia una lettera indirizzata all’opinione pubblica italiana, se fosse così sarebbe anche una sottile e intelligente forma di propaganda, davvero, non mi sento si giudicare, vorrei prima sentire anche l’altra parte in causa. Nissim: non ho idea di come andrà a finire, ma penso che è sempre meglio rispondere a una lettera aperta come questa. Precisare, eventualmente smontare gli argomenti, discutere duramente aiuta a far capire anche a chi ne ha apprezzato il tono, come qui, o alcune parti, quanto c’è eventualmente di strumentale. Almeno ai tuoi occhi. Dal tuo nick immagino che tu sia ebreo, vorrei dirti, ma penso che tu lo sappia da solo, che c’è in Italia un filosemitismo di maniera, molto facile da praticare e che permette pigramente di dire non sono problemi miei, gli ebrei a me piacciono, sono tanto intelligenti, ho tanti amici ebrei, esattamente come permette di dire gli ebrei sono avari, o altre amenità del genere. Insomma, invece di chiedere ai non ebrei tra noi che leggono solo il giornale come andrà a finire, spiegaci come la pensi tu, non è che la pensiate tutti allo stesso modo, mi pare".
Temperanza
"Mi piacciono il tono e l’impostazione, di questa lettera di El Sebaie: perchè sono una dimostrazione di apertura e considerazione per l’ebraismo da parte di un esponente del mondo arabo italiano. Sono convinto che i due mondi debbano avvicinarsi e collaborare - sono ambedue in diaspora, meno coinvolti nei fatti in Medio Oriente, ne hanno maggiore possibilità. Meno d’accordo sui contenuti. Condivido in pieno quel che ha scritto Tassinari".
Marco di Porto
"Non credo proprio che nelle comunità ebraiche italiane circoli una soverchia simpatia per la Fallaci. Non credo che gli ebrei tacciano di fronte alle manifestazioni di razzismo della Fallaci o di qualche leghista d’avanspettacolo contro i musulmani o contro altre minoranze. Non credo che l’islamofobia in Italia abbia raggiunto dimensioni anche solo lontanamente paragonabili a quelle dell’antisemitismo prima della Shoah. Non credo che sia imminente per i musulmani qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile alla Shoah. Credo che accusare gli ebrei di essere insensibili ai torti subiti da altre minoranze sia ignobile. Lo stesso autore di questa lettera cita Amos Luzzatto, presidente dell’UCEI, mentre riconosce apertamente che il razzismo oggi non colpisce solo gli ebrei. Quello che l’autore non dice, è che queste cose Luzzatto le diceva quattro anni fa, prima dell’undici settembre, prima di quella data che secondo lui avrebbe dato il via alla campagna mediatica contro i musulmani. Luzzatto, personalità eminente dell’ebraismo italiano, vedeva il razzismo contro i musulmani prima ancora che prendesse le presunte dimensioni apocalittiche paventate in questa lettera. In quell’occasione Luzzatto disse anche altre cose che probabilmente non facevano gioco all’autore della lettera. Descrisse molto bene cosa fu la Shoah e come fu preparata. Forse vale la pena leggerlo per intero, per capire meglio quanto sia assurdo paragonare quelle atroci persecuzioni con le isterie di Oriana Fallaci o di Ida Magli. http://www.emsf.rai.it/scripts/documento.asp?id=754&tabella=trasmissioni. Credo che questa lettera sia profondamente ingiuriosa nei confronti delle comunità ebraiche italiane. "
Luca Tassinari
Anche io penso che il razzismo sia sempre possibile. Ed è una possibilità che riguarda tutti i popoli e tutti gli individui, nessuno escluso. Nella lista degli esempi citati dalla lettera (a ragione) compaiono nomi che fino a tempo fa si sarebbero detti di tutt’altro pensiero e sentimento.Chi avrebbe potuto supporre questa deriva per la Fallaci?E per la Magli? Non sono incredibili quelle parole in bocca a un’antropologa che aveva fama di studiosa seria, autorevole, femminista?Lo stesso Pera, filosofo liberale, pensatore laico, seguace di Popper… Chi avrebbe potuto immaginare questa miseria? (A me interessano - concordo con Marco Di Porto - il tono e l’impostazione complessivi della lettera, al di là delle singole affermazioni. E il tono è quello di chi cerca il dialogo, il confronto costruttivo).
Emma
"Diffido di qualsiasi enunciato che si pone sotto un’egida religiosa, ma la lettera è interessante anche se non condivido l’equiparazione che fa tra antisemitismo e ripulsa anti-islamica.Mi pare forzata per molti motivi, alcuni dei quali sono evidenti.Nella sostanza mi pare che dica: in Europa succederà domani all’Islam quello che è successo ieri agli ebrei, perché il razzismo è un sentimento che esiste per sé, indipendentemente dalla contingenza storica che lo porta ad applicarsi a questo o quell’obbiettivo. Condivido quest’ultima affermazione. Il razzismo è un sentimento di ripulsa della maggioranza verso le minoranze, qualsiasi esse siano. È anche il sentimento di disprezzo per chiunque sia più debole e tuttavia ci pone qualche problema, come per esempio accade agli israeliani nei confronti dei palestinesi, eccetera.Avrei perciò preferito un discorso più generale, che contenesse elementi di critica e auto-critica, perché non è solo l’Occidente ad essere razzista. Avrei preferito che dicesse: siamo noi, ebrei e musulmani, esenti da razzismo, oppure il discorso vale anche per noi? Detto questo, mi sembra che la sinistra italiana lasci dire e fare troppo ai razzisti, leghisti e non.Troppa indulgenza, stanchezza e, sotto sotto su certi temi, connivenza per paura di inimicarsi strati di elettori razzisti, chi lo sa.Credo che l’Italia sia l’unico paese in Europa ad avere al governo un partito apertamente razzista.Ma la sinistra non lo ripete abbastanza e tace".
Tashtego
"io non trovo che questa lettera insulti nessuno (mi riferisco alle parole di tassinari). la posizione di luzzatto (e per estensione delle comunità che rappresenta) mi sembra riportata in modo corretto (devo appena precisare che, se cosi’ non fosse, mai e poi mai questa lettera sarebbe apparsa su nazione indiana).*anche il richiamo alla germania hitleriana è accompagnato da numerosi distinguo. devo pero’ anche dire che io sono di varese (non ci abito ma ci vado spesso), e so che i segnali inquietanti da quelle parti non mancano. con questo non voglio essere “paranoico”, ma invitare tutti alla massima vigilanza e reattività.che è anche il senso della lettera, mi sembra.*aggiungo solo che sono molto d’accordo con tashtego su un punto : sarebbe bello se simili appelli e prese di posizione venissero non da questa o quella comunità religiosa ma da un fronte laico (magari addirittura comune). la famosa frase di levi contro i “savi antichi” io l’ho sempre capita così"
Andrea Raos
Riesco a intervenire solo ora, e me ne scuso. Finora (ieri) ho letto i primi 40 commenti. Ho proposto la lettera aperta di Sherif El Sebaie perché vedo i termini islam, musulmani usati con insistenza come sinonimo di barbarie, non-uomini, per incanalare e accrescere un’ostilità aperta nei confronti degli stranieri che vivono con noi. Certe iniziative editoriali (RCS), le dichiarazioni di alcuni giornali e partiti politici, leggi speciali che spalancano più interrogativi di quanto diano sicurezza mi fanno pensare che in Italia accadono cose serie. Io mi domando quanto forte sia ancora la capacità di indipendenza critica delle persone, e quanto critica, grave sia la situazione.

L’analogia forte proposta dalla lettera aperta è uno strumento valido di ragionamento e azione? Quanto simile, e quanto diversa, è la situazione italiana di oggi? Io sono molto interessato alle (eventuali) risposte che daranno i destinatari della lettera. Nei commenti che sono finora riuscito a leggere qui vedo espresse posizioni molto diverse, che rispetto e, naturalmente, non condivido tutte:

- sì, ciò che accade richiede la massima vigilanza e la lettera fa proprie preoccupazioni che esistono certamente in seno a molte persone nelle comunità ebraiche (e fuori, aggiungo)
- questo è un tentativo di dialogo positivo, che scardina, con la forza del confronto tra persone di diverse religioni, il tentativo di giustificare il razzismo.
- no, la situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di ieri, né nelle condizioni di oggi, né nei possibili sviluppi un domani.
- il linguaggio, gli argomenti retorici della lettera sono irricevibili, quasi che si voglia accusare gli ebrei italiani di non fare abbastanza, oppure se ne approfitti per fare paragoni ad effetto.
- la lettera non menziona l’antisemitismo in Italia e nel mondo, come può parlare al cuore delle comunità?
- la lettera propone un piano religioso per quello che è anzitutto un problema civile. ecc ecc
Io non vedo nella lettera un’accusa di indifferenza alle comunità, bensì la proposta di un impegno comune, più grande.
Se nei libelli di Fallaci, nelle parole di certi politici al posto della parola “islamico” ci fosse “ebreo” o “cristiano”, sono sicuro che una parte maggiore del nostro paese reagirebbe con forza. Si faccia questa prova allora, e si chieda ai diretti interessati se si sentono forzati o se condividono comunque (come infatti molti condividono) la preoccupazione per la nostra democrazia e le libertà individuali. La loro parola, come è, è importante.

Ben venga una lettera che, con tutti gli strumenti a disposizione per essere efficace (retorica compresa), vuole affrontare da un angolo diverso un problema di democrazia e civiltà. E grazie a tutti quelli che sono intervenuti nei commenti, specialmente Luca Tassinari e Nissim (rispetto e non condivido).

Rincresce forse anche a me, come ad Andrea Raos, che un appello del genere non riesca a nascere con le forze della laicità e dei valori civili, ma debba, per forza di cose, caratterizzarsi in termini religiosi. Ma le istituzioni della democrazia sono, in questo momento, impegnate a truccare le regole elettorali o a prevaricare chi cerca di realizzare una scuola parificata (mi riferisco alla scuola di via Quaranta a Milano). Ci restano le persone di buona volontà.