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mercoledì 7 settembre 2005

Les jeux sont faits

Quando sono venuto a conoscenza del "Caso Aldo Torchiaro", l'isterismo collettivo aveva raggiunto livelli tali che era praticamente impossibile non occuparsene. L'intera storia comincia con la portavoce della IADL, organizzazione contro la diffamazione islamica nata sulla scia della Antidefamation League ebraica, che lascia sul blog del giornalista in questione, Aldo Torchiaro (L'Opinione e Il Riformista), una comunicazione in cui lo informa che dovrà produrre - in sede legale - i documenti che comprovano le durissime accuse da lui lanciate nei confronti di persone che, due giorni dopo, vedranno invece addirittura annullati i procedimenti legali di cui erano oggetto (Sinceramente non mi interessa nemmeno chi erano o di cosa erano accusati. Per me il caso va interpretato in senso generale, e cioè da un punto di vista puramente giornalistico e professionale, anche se alla mia domanda "Cosa c'entra una Lega contro la diffamazione islamica con ciò che riguarda la raccolta fondi per l'Irak, ora criminalizzata?", mi è stato risposto che "Le accuse che imputano ai fondi raccolti una destinazione (terroristica) diversa da quella umanitaria rendono ancora più difficoltoso il sostegno medicinale e alimentare alla martoriata popolazione irachena reso possibile proprio tramite questi stessi fondi", e da qui, quindi, la decisione della IADL di "scendere in campo"). La comunicazione sopracitata, comunque, si concludeva con un «Continui pure così, siamo sia per la libertà di espressione sia per la politica della lunga corda. Scelga lei». La citazione della "politica della lunga corda", giudicata "aghiacciante" dallo stesso Torchiaro, da Libero, da La Padania e via dicendo, in tempi normali e non sospetti (ma pare che questi non lo siano) sarebbe stata interpretata per quello che è, visto che arriva - non a caso - dopo aver menzionato la "libertà di espressione" (e cioè quella di informare, indagare e anche accusare, ma con prove alla mano) e, soprattutto, il "Continui pure cosi". Sarebbe stata, insomma, interpretata come un invito "a proseguire sulla strada delle accuse giornalistiche non sostenute da prove". E invece no: visto che viviamo in tempi straordinari, la citazione in questione - proferita da un "associazione islamica" e quindi per forza "terroristica" - è stata interpretata come "la corda del cappio", "una minaccia di impiccagione", "una condanna a morte", "una fatwa" e, sul blog della Cialtrona di Via Bellerio, alias Stefania Atzori, come "una corda per appendere salami e caciotte, che avevate capito?". Per fortuna molti neocon, radicali e gente di destra l'ha interpretata diversamente e cioè per quello che effettivamente è (basta un giro sui blog o tra i commenti da Aldo Torchiaro per accorgersene). Ormai, comunque, è ufficiale: se qualcuno - dal nome un po' esotico e ovviamente "islamico" - dovesse dire "lasciatelo sulla corda", questo non significherà più "lasciatelo in ansia" bensì "lasciatelo appeso al patibolo". Dire "è con la corda al collo", non significherà più "è in una situazione difficile", bensì "è destinato a morire impiccato". Affermare "stringerò il mio avversario alle corde", non sarà più "imporgli la mia iniziativa" bensi esprime l'intenzione di "legarlo e farlo penzolare da una trave". Allo stesso modo se si dovesse dire "Sto mostrando la corda", non si intende più "sto dando segni di invecchiamento o di stanchezza" come è ovvio, no: si sta lanciando una minaccia mafiosa, facendo penzolare in maniera distratta, ma per niente tranquillizzante, una corda ruvida e dall'aspetto sinistro! Prossimamente, anche chi sosterrà di essere "con l'acqua alla gola" verrà accusato di minacciare altri di annegamento. Sarebbe bastato un dizionario di lingua italiana per decifrare l'incredibile fatwa redatta in "arabo" (????) ma non dobbiamo aspettarci tanto dagli ammalati di fatwite (dicasi di una malattia che comporta l'invenzione di una fatwa destinata a moltiplicare la fama). A questi livelli siamo, purtroppo.
Ed è cosi che oggi è apparso quel paginone allucinante su Libero: la IADL non è più un'associazione tesa a difendere i musulmani da chi li diffama quotidianamente, da chi li insulta, da chi chiede la loro deportazione ed esalta il loro genocidio, bensi "la Gestapo islamica", "la polizia religiosa", "i legionari della IADL" che alternano "allusioni in stile mafioso a minacce più esplicite", che intimidiscono "chiunque si azzardi a dare un giudizio politicamente scorretto sull’Islam e i suoi seguaci", che osteggiano - addirittura - "ogni libera espressione di pensiero contro il terrore messo in atto in nome di Maometto. Obiettivo: stanare e mettere a tacere i nemici del fondamentalismo islamico". Nessuno, purtroppo, dei giornalisti che hanno sostenuto quanto sopra riportato si è preso la briga di spiegarci cosa c'entri il "massacriamola quella scrofa selvatica", e cioè la "negretta repressa dal colore che si confonde con la merda" o il "Prendiamo le vacche islamiche incinte a calci in pancia", con la "libertà di stampa e d’opinione" e la "lotta al fondamentalismo islamico". Fortunatamente i gestori del sito Thankyouoriana.it sono stati più onesti, e al posto di girarci intorno come fa Libero, hanno preferito, di loro spontanea volontà e prima ancora di essere "trascinati" in Tribunale, chiudere il sito su cui erano espressi alcuni di questi "pensieri liberi di una civiltà superiore". Lo stesso vale per la Cialtrona di Via Bellerio, "diffamata da un tale Sharif". La sig. Atzori infatti, secondo loro e prima ancora secondo lei, non è stata criticata perché raccatta la feccia dei fondamentalisti islamici da tutto il web spacciandola come il pensiero comune dei musulmani, o perché si rallegra del mancato passaggio di una legge quadro europea contro la xenofobia, o perché ospita commenti che esaltano le differenze razziali e biologiche, ma perché è "contro l’Ucoii che querela Magdi Allam («sono straconvinta che ne uscirebbe vincitore»), contro «la barbara e vile legge islamica Sharia nei tribunali per immigrati in Canada», o contro «i fascisti islamici che dichiarano guerra ad una ragazza irachena (Sarah Mendly, ndr) che parteciperà a Miss Inghilterra». Già...se fosse veramente così non vedo dove sarebbe il problema, un musulmano più laico di me sarebbe persino molto difficile trovarlo...
Il sottoscritto, nell'ambito di queste cialtronerie, è accusato - implicitamente o esplicitamente, vedete voi - di non aver "esitato a pubblicare e-mail personali e dati privati delle loro “vittime”, dopo averle bersagliate con frasi tipo «l’azione punitiva va portata fino in fondo». Oppure: «Vi staneremo, perché l’era del musulmano che subisce zitto-zitto è finita». (manca, comunque, il "Zi Badrone" dopo "zitto-zitto"). Se per "dati privati" si intende un nick come "Oriano Fallace" riconducibile ad un generico "Marco" (quello che incitava "a prendere a calci in pancia la vacche islamiche incinte") o un cognome generico come sig. "Dimaio" (quello che veniva qua per sostenere che, tutto sommato, gli ebrei tedeschi durante il Nazismo "NON erano assilimati" nella società tedesca, oltre a mettere in dubbio il mio curriculum con toni provocatori e a dir poco saccenti), stiamo proprio freschi. Se invece si intende l'IP di quel "Oriano Fallace" che dai computer dell'azienda pubblica dove era assunto (la Infocamere di Padova) mandava online, e in pieno orario lavorativo, i peggiori insulti e offese razziali, non vedo dove sarebbe il problema: la pubblicazione dell' IP (intestato tra l'altro ad un'azienda che ha una propria personalità giuridica) è avvenuta nell'ambito di una civilissima azione di protesta che dimostra la responsabilità di un ente che non sorvegliava adeguatamente i propri dipendenti e i propri computer. Se invece si intende il nome e cognome (nonché la foto) del sig. Marco Marullo, quello che aveva definito il Vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam (e poi chi mai ha detto che ce l'ho con il noto giornalista del Corsera? Semmai è la IADL!), un "islamico che non c'entra niente con la libertà e la civiltà superiore cristiana", ebbene: a fornire questi dati - tra l'altro disponibili pubblicamente sulla rete - è stato lui stesso, lasciando appositamente un link al proprio blog su questo sito. Se, infine, si intendono quelle due email allucinanti dove la Cialtrona di Via Bellerio mi accusava di cose che non ho fatto tipo insulti a lei rivolti da IP con cui non c'entro, persone mai esistite che avrebbero commentato sul mio blog usando il suo nome e cognome (sempre io, secondo lei), diffamazione della sua "vita privata" che praticamente consiste in una mia recensione non generosa del suo libro reperibile su qualsiasi bancarella, ebbene...dal punto di vista legale sono di mia comproprietà: le ho prese dalla MIA casella, mica dalla sua. E quell'unica email che mi ha inviato, con l'esplicita richiesta di non vederla pubblicata, è ancora custodita. Dov'è quindi il problema? Mah...Quanto alle frasi "incriminate", confermo: l'azione punitiva nei confronti di quel individuo, sempre il solito "Oriano Fallace", che sperperava il patrimonio temporale dell'azienda e ne diffamava il buon nome, mandando insulti e offese razziali dai computer ad essa intitolati, andava portata "fino in fondo" e cioè fino ai dirigenti che hanno permesso che tale comportamento andasse avanti indisturbato per giorni interi, nell'ottica di obbligarli a prendere i provvedimenti necessari. La certezza della pena è, infatti, un principio cardine dello Stato di Diritto (d'altronde il signore in questione, dopo aver minacciato il suicido è tornato 48 ore dopo a dire "che la stanno facendo fuori dal vasino"). E confermo che non vedo il motivo per cui un musulmano, un ebreo, un nero, un cinese, o una qualsiasi altra persona appartenente ad una minoranza dovrebbe sopportare chi si freggia dell'anonimato e chi si fa scudo della propria cittadinanza per insultare e minacciare di violenze sia verbali che fisiche, i più deboli e non ricorrere, invece, alle proteste civili o alla legge italiana che dovrebbe tutelarli in nome della Costituzione.
Ho seguito - seppur da distanza - la nascita della IADL, sin dal momento in cui ho ricevuto il suo primo comunicato stampa (mandato tra l'altro anche ai giornali che la dipingono ora come realtà sommersa e finora sconosciuta). Ho seguito passo dopo passo le loro azioni, le loro lettere e le loro segnalazioni: non vi era nessun riferimento alla Sharia, una citazione ambigua del Corano e tantomeno una condanna a morte. Solo per questo ho accettato la nomina quale membro onorario, concessa tra l'altro proprio in concomitanza con il mio primo articolo su Il Manifesto. Quando i signori giornalisti di Libero e de La Padania dimostreranno - senza l'ombra di alcun dubbio - che l'associazione in questione è un'associazione estremistica legata alla propaganda dell'odio e agli "ambienti segreti dei mujaheddin", sarò il primo a prenderne le distanze e a rispedire al mittente il riconoscimento onorario. Per questo attendo, con la stessa ansia del sig. Torchiaro, i risultati delle indagini sbandierate. Detto questo, cerchiamo di mettere le cose in chiaro: il sottoscritto è venuto in Italia per conseguire una laurea, non per confrontarsi con i cialtroni de La Padania o di Libero. Mia madre mi sta giustamente chiedendo che cosa penso di ottenere confrontandomi con simili personaggi, al posto di dedicare più tempo allo studio, i miei amici - allarmati - mi supplicano in ginocchio di chiudere il blog e di smetterla con il denunciare l'anti-islamismo o l'islamofobia che dir si voglia, per non essere espulso: ho risposto loro che lo faccio per non essere costretto a guardarmi intorno ogni tre passi per paura di essere linciato da qualche esaltato aizzato dalla propaganda antislamica, altrimenti la mia permanenza qui non avrebbe più senso: vivere in un bellissimo paese come lo è appunto questo, ma nella paura, lo rende decisamente meno bello. Ora, ritengo la mia missione giornalistica (ma non quella civile) conclusa: con questi articoli la IADL ha ottenuto più pubblicità che sborsando centinaia di migliaia di euro. Le pagine ad essa riservate e tutta questa polemica (infondata) segna il suo ingresso definitivo come realtà influente nel mondo mediatico, sono la consacrazione di un nuovo organismo che darà filo da torcere ai promotori dell'odio razziale e religioso. Per quanto riguarda invece le affermazioni dei giornalacci più o meno autorevoli, specie quelle rivolte alla figura del sottoscritto, non vengono prese sul serio dall'opinione pubblica (quella pensante almeno, sia di sinistra che di destra), figuriamoci dal sottoscritto. I brevi o lunghi passaggi a me riservati, più o meno esplicitamente, li considero onorificenze da aggiungere al mio medagliere di "generalissimo sudamericano". Signori, les jeux sont faits. Buon lavoro, quindi, IADL!