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lunedì 24 ottobre 2005

Ali Baba Faye - Allam: è rottura

Ali Baba Faye, Responsabile Nazionale Immigrazione e Coordinatore del Forum "Fratelli d'Italia" dei Ds, nonché firmatario del Manifesto per l'Islam moderato e membro della delegazione di moderati che ha incontrato il Presidente della Repubblica Ciampi in compagnia dell'editorialista del Corriere della Sera Magdi Allam (il quale l'ha anche sponsorizzato come probabile membro della Consulta Islamica), ha scritto al Direttore del quotidiano milanese, Paolo Mieli, una lettera pubblicata il 23 ottobre 2005 (ieri), in cui contesta le posizioni dell' editorialista in merito al diritto di voto agli immigrati. E' la seconda volta, dopo l'intervista concessa al sottoscritto e pubblicata su Il Manifesto il 21 ottobre scorso, che l'esponente politico prende le distanze dalle posizioni di Magdi Allam, sulla scia di numerosi musulmani moderati che hanno voluto esprimere il loro dissenso, il primo dei quali fu l'imam Feras Jabareen, del Colle Val D'Elsa.
Caro direttore,
Sul corriere della sera del 21 ottobre, il vice direttore Magdi Allam, intervenendo nel dibattito sulla partecipazione politica degli immigrati alle primarie dell’unione, sostiene la tesi secondo la quale quella della scelta dell’Unione di far partecipare gli immigrati sia una scorciatoia pericolosa.. Egli si spinge fino a bollare di “buonismo e ideologismo” tutti coloro i quali ritengo giusto concedere il diritto di voto agli immigrati. Condivido con lui l’esigenza di coniugare l’islam in italiano ovvero creare le condizioni di un islam italiano nel senso di garantire il diritto e la libertà di culto ai musulmani ma nel pieno rispetto dei dettami della nostra costituzione repubblicana. Le sue opinioni sul diritto di voto mi rendono chiaro che dissentiamo sulle strategie di integrazione e sulla concezione della democrazia. Lui è convinto che la linea dura significhi chiudere le moschee, non consentire le scuole arabe-islamiche, e non dare diritti politici agli immigrati (musulmani?). Io invece credo nel “negoziato permanente” e confido nel dialogo come metodo per riassestare le diversità in un quadro di convivenza civile e democratico. Pur non essendo sufficiente l’integrazione, rappresenta un elemento strategico per garantire non solo sicurezza ma anche coesione sociale. Mi rincresce solo il fatto che il suo articolo sconti di fatto una sorta di sospetto preventivo contro gli immigrati (musulmani?). Che gli immigrati avrebbero votato Bouchta a Torino è un’affermazione gratuita. Ma lui che è un musulmano naturalizzato italiano avrebbe votato Bouchta se residesse a Torino? Non lo credo affatto. Quindi, rifiutare il diritto di voto per “prudenza” è una concezione giustificata da sospetto preventivo. Gli immigrati non sono persone figlie di un Dio minore hanno uguale dignità rispetto agli italiani e confinarli come potenziali pericoli significa non tanto fare dell’allarmismo sociale ma del terrorismo psicologico. Bene ha fatto l’Unione e bene hanno fatto gli immigrati che si sono recati alle urna dando un chiaro messaggio al paese ovvero il destino del paese che ci ospita ci sta molto a cuore. Un messaggio per tutta la classe politica di destra e di sinistra, che ne dovrà tener conto. Ci sono infatti problematiche sulle quali l’ideologia va messa da parte in quanto non sono vicende di governo e di colore politico ma questioni attinenti alla sfera dello Stato e delle sue regole, la cittadinanza e il diritto di voto ne fanno parte. Quindi viva il partito trasversale!
Aly Baba FAYE
Responsabile nazionale Immigrazione. DS