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mercoledì 26 ottobre 2005

Cose turche

Stefania Atzori, "nota" collaboratrice de La Padania, pubblica sul suo blog un post - ripreso dalla CNN - dove si comunica che la Turchia ha multato ben 20 persone per aver dipinto le lettere "Q" e "W" sulle ante di alcuni armadi durante le celebrazioni del capodanno curdo. Allarmata, esclama: "Senza parole". E, nei commenti, annota indignata: "Qui parliamo di una futura nazione europea che non accetta altro alfabeto all'infuori di quello turco". Ovviamente, la "grande esperta di Islam" che conosce "svariati dialetti arabi", non sa che la Repubblica turca, proclamata nell’ottobre del 1923, ha una costituzione che dichiara la Repubblica uno stato di diritto, democratico, laico, sociale, fedele al nazionalismo di Atatürk e basato sulle dottrine esposte nel Preambolo della costituzione stessa (*). Ma non è questo il punto. Il punto è che la costituzione dichiara anche, nell'art. 174, che nessuna delle sue norme può essere interpretata in modo da rendere incostituzionali un certo gruppo di leggi, miranti tra l’altro a salvaguardare il carattere laico della repubblica. Tra queste si possono menzionare la legge del 1924 sui copricapi, quella del 1927 sull'adozione del calendario gregoriano, quelle del 1934 sull’abolizione dei titoli nobiliari e sulla proibizione di alcuni capi di abbigliamento. Una di queste leggi è proprio quella del 1928 sull’adozione dei numerali internazionali e dell’alfabeto turco; che è - guarda caso - un alfabeto latino dove tra l'altro compaiono sia la lettera "Q" che la lettera "W" così come siamo abituati a conoscerle in Europa. E prima del 1928 indovinate un po' quale alfabeto veniva usato per scrivere il turco? Quello arabo. In altre parole, la legge della Turchia "in materia di alfabeto" fa parte di quel pacchetto di leggi laiche volute da Ataturk, padre fondatore della Turchia, per rinforzare il carattere filo-occidentale e filo-europeo della nazione nata sui resti dell'Impero Ottomano e quindi allontanare sempre di più la Turchia da quel mondo arabo-islamico che alla Atzori fa tanto orrore.
L'alfabeto curdo, invece, proprio in quanto alfabeto non codificato, prevede tre versioni: una latina, una cirillica e una araba. Quella latina è quella usata (o che dovrebbero usare) dai curdi che vivono in Turchia, quella cirillica da quelli che vivono nelle repubbliche ex-sovietiche e quella araba da quelli che vivono in Irak o in Iran. Dal momento che la corte turca ha multato quelle 20 persone, se ne può dedurre che le lettere dipinte non erano in latino (o in cirillico), bensì in arabo: l'incubo del progetto laico e filo-europeo di Ataturk. Ovviamente è demenziale disquisire sull'uso dei caratteri di un qualsiasi alfabeto ma una simile decisione trova comunque una sua "spiegazione" se calata nel contesto geopolitico della Turchia dove una buona fetta della popolazione sogna da sempre - e ora ancora di più in quanto incoraggiata da ciò che sta succedendo in Iraq - uno stato sovrano chiamato Kurdistan che priverebbe la Turchia delle sue fonti petrolifere più ricche: l'affermazione di un alfabeto estraneo al turco favorirebbe le spinte indipendentiste. Il punto, comunque è che la Aztori dimostra - per l'ennesimo volta - di non capire un'acca di ciò che riporta o scrive sul "mondo islamico": credendo che le lettere "Q" e "W" sanzionate dalla corte turca fossero latine, si è scagliata con veemenza contro un governo che invece soddisfa pienamente proprio le proteste demenziali del partito e del quotidiano dove milita: la Lega Nord e La Padania. Chi si scorda le indignate proteste per l'uso delle scritte arabe sui negozi del mercato di Porta Palazzo a Torino? "Hanno trasformato Torino in una casbah", "Non ci sono più negozi italiani con nomi italiani", "Ci stanno invadendo e colonizzando e non vogliono imparare o usare l'italiano". A quanto risulta invece alle persone di buon senso, non c'è nessun musulmano che voglia proclamare la nascita del Musulmanistan a Porta Palazzo. Quindi, piuttosto che protestare con la Turchia che cerca di avvicinarsi sempre di più all'Europa seppur in maniera discutibile, protesti con i vertici e i capi redattori della Lega Nord. Altrimenti, stia zitta e la smetta di dire cose turche (e cialtronerie varie).
(*) Vi si legge, tra l’altro, che le dottrine della religione non potranno in alcun modo essere coinvolte negli affari dello stato e nella politica, come richiesto dal principio del laicismo. L’art. 24 riconosce la libertà di coscienza, di fede religiosa e di convinzione. Gli atti di culto sono compiuti liberamente, ma nei limiti posti dall’art. 14 per l’esercizio dei diritti e delle libertà in generale. Nessuno può essere costretto a compiere atti di culto, a rivelare le sue convinzioni religiose né può essere accusato in base ad esse. Nessuno può sfruttare la religione al fine di basare, sia pur parzialmente, l’ordine sociale, economico e politico dello Stato su principi religiosi.