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martedì 18 ottobre 2005

Il patto Islamo-Comunisto-Fumettista

Un pericoloso sodalizio sconvolge gli equilibri della politica internazionale: il villaggio dei Puffi si è alleato a quello di Asterix & Obelix per sferrare un attacco devastante alle forze della Democrazia e allo Stato di Diritto. Ma il giornalista embedded più divertente il mondo, l'emissario del Mago Merlino nel Paese delle Meraviglie, Domenico Quirico (inviato a Parigi dal quotidiano torinese La Stampa) svela le origini dello sconvolgente patto islamocomunistofumettista.
Gli antefatti
Per il numero 33 di Asterix, la prima nuova storia da quattro anni, Albert Uderzo - autore unico dalla morte di René Goscinny nel ’77 - ha voluto stupire i lettori. E, mai come questa volta, ha schierato senza troppe metafore il piccolo eroe dell’orgoglio francese contro il «colonialismo culturale», effetto collaterale della globalizzazione, sulla quale ancora una volta trionferà la «gallicità». Uscito il 14 ottobre in 8 milioni di esemplari, in 13 lingue e 27 nazioni (in Italia è arrivato oggi per Mondadori, al costo di 10 euro), ha venduto in patria in un solo giorno 400 mila copie. E per evitare resse e proteste, altri 2,8 milioni di copie sono già pronte sugli scaffali d’Oltralpe. Stavolta Asterix se la deve vedere con un alieno che viene da Tadsylwine, anagramma di Walt Disney. Per risolvere l’enigma Asterix dovrà alzare la testa verso le stelle e vedersela niente meno che con il pianeta di Bush: il pupazzetto viola uscito dalla grande sfera d’oro che sta paralizzando il villaggio di Asterix racconta infatti che il «saggio» della sua luna si chiama Hubs, anagramma di Bush. Ma anche in Belgio, gli ometti blu - i Puffi inventati da Peyo - si schierano trasformandosi in testimonial per uno spot che nasce con l'intento di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla condizione dei bambini nelle zone di guerra e raccogliere fondi per gli ex bambini del Burundi costretti a fare i soldati. Nella breve pellicola, il villaggio dei Puffi perde improvvisamente il tradizionale clima di simpatia e festa ed è devastato da bombe che provocano morti. Baby Puffo piangente fra le rovine è l'emblema del forte messaggio: "Non lasciate che la guerra colpisca la vita dei bambini", che è appunto la scritta finale dello spot.
Quirico svela il piano di invasione
Davanti a questo esercito di pericolosissimi fumetti no-global, La Stampa di Torino non poteva stare con le mani in mano: l'inviato del quotidiano a Parigi, Domenico Quirico, si è premurato di svolgere accurate indagini per svelare il segreto della scandalosa svolta politica del mondo dei fumetti con un articolo - a dir poco esilarante - in prima pagina (14 ottobre 2005) : "Cappella per Allah in casa di Paperino". "Infiltrati islamici anche a Eurodisney. Nel parco dei divertimenti di Parigi scoperte sale di preghiere clandestine". Nell'articolo, Quirico cita un rapporto del "Centre Francais de Recherche sur le Renseignement" che citerebbe esempi "clamorosi": "A Eurodisney sono state scoperte numerose sale di preghiera clandestine e le società che si occupano della sicurezza sono risultate infiltrate dagli islamisti. Insospettabili catacombe estremiste sotto il regno di Topolino!". Quirico ha probabilmente esagerato con i giri sulle montagne russe: mi sembra molto difficile che gli estremisti islamici abbiano preferito pregare nella casa di Peter Pan piuttosto che nella caverna dei sette nani, in un paese dove ci sono centinaia moschee e oltre 5 milioni di musulmani con i loro negozi e abitazioni. Questa storia delle catacombe estremiste, comunque, non è affatto nuova: l'aveva già "svelata" la polizia parallela DSSA - il cui capo è ora indagato per reati che spaziano dall' associazione per delinquere al razzismo - in un rapporto che citava non meglio identificate reti di moschee "sotteranee" a Milano. Senza per questo specificare in quali fogne fossero esattamente situate.
Il giornalista fumettistico
Sulla base di queste sconvolgenti informazioni, Quirico - il giornalista fumettistico - critica il ministro degli interni francese Sarkozy che "si ostina a dare la caccia agli estremisti nelle moschee" - una tattica "anacronistica, prevedibile" - invitandolo a "sguinzagliare i suoi segugi anti-islamici piuttosto negli uffici delle imprese e nei saloni dei supermercati". Sconvolto dall' indignazione, esclama: "Il rapporto cita anche un altro settore che i fondamentalisti adorano: le società di sicurezza private. Infiltrasi non è complesso: non sono richeste alle guardie qualifiche particolari. E le imprese preferiscono assumere neri e magrebini, per non essere accusate di razzismo nei controlli!". Ma qual'è il motivo che spinge l'intraprendente giornalista fumettistico a chiedere di sguinzagliare segugi "anti-islamici" nei supermercati e nelle imprese e ad indignarsi se queste ultime assumono "neri" e "magrebini"? La paura degli attentati come afferma? Non sembra: l'indagine dal titolo altisonante su cui si basa Quirico "è stata commissionata da imprenditori, soprattutto del settore della grande distribuzione e del trasporto, che per prudenza hanno chiesto di restare anonimi. Volevano sapere quanto la crescita del fenomeno fondamentalista può condizionare le loro attività".
Il pericolo del Sindacato islamico
"La versione francese dell'Islam Radicale che va per vie traverse" che condiziona le attività di questi imprenditori anonimi altro non è, in realtà, che il Sindacato islamico. Secondo Quirico, "si nasconde dietro la rivendicazione sindacale, controlla le liste delle assunzioni, modifica le abitudini dei consumatori con la minaccia e con la tentazione dei guadagni, ricatta il portafoglio dei grandi gruppi". E qui che il giornalista fumettistico si scatena: parla di "piovra islamista", di "Metodo subdolo, molecolare e pericolosissimo", di "islamisti che indossano le vesti di virtuosi sindacalisti, bandiscono richieste legittime, normali, politicamente corrette. Chiedono ad esempio sale di preghiera nei luoghi di lavoro, di modificare l'orario tenendo conto delle pratiche religiose, di rispettare i divieti di tipo alimentare. Aprono così le porte al proselitismo, il numero dei musulmani assunti cresce", di "preoccupazione leggitima" riguardo all' "islam che sta rimpiazzando sindacalmente la gloriosa CGT" e della "jihad che lavora con progressione di formiche". Emulando Borghezio avverte: "Così interi quartieri vengono rapidamente islamizzati, la clientela «europea» sparisce, si instaura silenzioso un nuovo ordine". Una roba del genere si è vista solo su La Padania, finora. Ma evidentemente i tempi cambiano: in peggio. Non pago, il fumettista cita anche altri esempi, parla di islamisti che boicottano i prodotti di Stati Uniti ed Israele, di commesse obbligate a indossare il velo, di dipendenti islamisti di un ipermercato che hanno convertito gli altri salariati francesi. Ma è evidente che non è questo il vero problema bensì quello che ha definito "un ricatto al portafoglio dei grandi gruppi". Le paure di Quirico sono infatti giustificate: immaginate cosa succederebbe all'economia italiana se gli operai e braccianti musulmani decidessero - e a ragione, direi - di incrociare le braccia dopo una dichiarazione di Gentilini o di Borghezio.