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venerdì 14 ottobre 2005

Lapo, Punto e a capo.

Guardare la Tv o seguire la cronaca mondana italiana, per un'immigrato, è un'esperienza da non perdere. Si ha l'impressione di essere stati catapultati in un circo o nel paese delle meraviglie, dipende dai punti di vista. Certe cose, infatti, un immigrato - specie se proveniente dal Medio Oriente - non le sognerebbe nemmeno, figuriamoci vederle in Tv o sulle prime pagine dei giornali. Tanto per incominciare, la trasmissione Porta a Porta dell'altro giorno: si parla di chirurgia plastica, ci sono gli ospiti in studio. Colpo di scena: l'ospite-volontaria fa scivolare sui fianchi l’accappatoio bianco e resta con le mutandine in tinta.
Quindi zoomata sulla bella quarta per capire «da vicino» i costi-benefici dell'intervento. Nona a caso la trasmissione si presenta sul portale RAI come "il salotto dell'approfondimento". Giri canale e ti imbatti nell'Isola dei famosi, dove Simona Ventura, reduce di una caduta con tanto di Vamp Dance in compagnia di Alba Parietti, comunica in diretta Tv ad un tizio (Albano) che la moglie (la Lecciso) l'ha lasciato. Si, proprio cosi: la decisione è stata comunicata dalla signora in una lettera consegnata ad un rotocalco. Sempre più esilarante.
Poi compri il giornale e scopri che il rampollo di una dinastia industriale rischiava di morire per overdose dopo una notte passata in compagnia di tre trans, di cui uno cinquantenne noto come "Il Carabiniere". E qui, però, le cose diventano decisamente molto meno esilaranti.
Vedete, se la Giada di Porta e Porta e la Lecciso hanno consciamente preso la decisione di mettere in piazza i propri affari, sia nel senso materiale che nel senso figurato del termine, nulla da eccepire. Non è, però, il caso del giovane Lapo Elkann, massacrato dai media in un momento in cui rischiava di morire, non poteva rispondere e i suoi familiari erano in apprensione. La morbosa attenzione scandalistica riservata al caso da giornali e televisioni di tutta Italia ha toccato un livello bassissimo e davvero disgustoso. E non lo dico perché ho avuto modo di conoscere ed apprezzare, anche se fugacemente, il padre di Lapo - Alain Elkann - in occasione di una conferenza rotariana nell'ambito della quale mi dedicò anche una copia del suo racconto, Mitzvà, o perché voglio accodarmi al corteo di falsa ed interessata solidarietà espressa in questi giorni, ma perché è stato davvero tristissimo vedere come giornalisti senza scrupoli abbiano fatto pesanti allusioni o battute su dati sensibili che avrebbero dovuto - in ogni caso - rimanere riservati. Ha fatto bene il Garante della Privacy ad intervenire, anche se è ovvio che è stato il calibro del personaggio e la sua funzione pubblica ad averlo indotto a prendre l'eccezionale decisione di scendere in campo. Così come è stato quel peso politico e sociale a spingere le forze dell'ordine a trovare ed arrestare - in tempi record - lo spacciatore che aveva fornito gli ovuli di cocaina, che non è il primo né sarà l'ultimo spacciatore di Torino.
Ora, sia ben chiaro: non voglio giustificare Lapo Elkann. Voglio solo aggiungere una riflessione a quelle che si sono accumulate questi giorni e che spaziavano dal compiaciuto "I soldi non fanno la felicità" al cinico "Poteva anche essere più furbo e non farsi beccare". Ecco: più che "rallegrarsi" del fatto che un giovane benestante sia rimasto vittima di un overdose o tentare di insabbiare l'accaduto per la "buona immagine" della Fiat, come vorrebbe la buona tradizione piemontese, forse è il caso riflettere veramente sull'accaduto, diventato ormai - volenti o nolenti - di dominio pubblico: perché un giovane manager, che poteva anche permettersi di spendere due-tre mila euro a notte, è stato ritrovato quasi moribondo nell'appartamento di un trans cinquantenne sito in uno dei quartieri più malfamati di Torino? Pochi, credo si sono soffermati o hanno voluto soffermarsi sulla dimensione umana e piscologica del fatto. Per la massa ciò che contava non era tanto la droga quanto il coinvolgimento dei trans, quelli con "la faccia come il cul", si sente dire a Torino. Nessuno però si è preso la briga di riflettere su una frase che ha detto la "Patrizia", che ha salvato la vita a Lapo, al cronista del Corriere: "Cerca di capire, io sono ai margini dell'emarginazione".
Non c'è da meravigliarsi se un giovane ragazzo, cresciuto negli agi di una dinastia come quella degli Agnelli abbia cercato il contatto umano presso gli strati più bassi della società. Non mi interessa come, quando, per cosa: rimane sintomatico il fatto che il giovane Lapo non abbia cercato quel contatto in un mondo di prostitute o anche di trans di altobordo ma che l'abbia cercato in un microcosmo di una ventina di persone che lavorano con il proprio corpo sul marciapiede della propria casa, facendo spesso brutti incontri, una vita spericolata, per pagare "sempre in anticipo l'affitto. Appena ha i soldi, paga. «Così se per caso mi succede qualcosa non avete problemi», dice sempre ai proprietari", un microcosmo che si autotassa, 150 euro a testa, per finanziare le spese legali a uno di loro che stava per essere espulso causa legge Bossi-Fini. Un mircrocosmo dove spesso e volentieri, e nonostante i problemi quoptidiani e impellenti, non si è ossessionati dal denaro, dai vestiti, dalle macchine di lusso, dagli yacht bensì - più semplicemente - dall'affitto e dal cibo. Dove valori come l'amicizia e la solidarietà esistono ancora e che a noi, eterosessuali, forse cominciano a mancare.
Ecco, spesso e volentieri questo non conta, per il pubblico affamato di scandali: ciò che conta è che sono dei trans, dei pervertiti, dei peccatori. Sarà. Ma sono anche esseri umani, con le loro vite, i loro problemi, le loro famiglie che magari non vorebbero essere coinvolte, proprio come il fratello grande di "Patrizia" che esclama: «Io non condivido niente della sua vita, e adesso è diventato anche famoso, Gesù che vergogna». Ecco, queste persone, il loro entourage, hanno - piaccia o meno - anche loro una privacy, una dignità che è stata calpestata nel peggiore dei modi, ancora più di quella di Lapo Elkann che avrà a che fare per sempre con un episodio che potrà avere forti ricadute sulla sua psiche, anche a guarigione avvenuta. Sarebbe bello se ce ne ricordassimo, ogni tanto, prima di far girare i fotomontaggi e le barzellette.