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sabato 22 ottobre 2005

Le voci dei moderati contro l'appello di Allam

«Nuove moschee in Italia? Perché no». Le voci dei musulmani contro l'appello di Allam: garantire la libertà di culto
SHERIF EL SEBAIE
L'appello contro la costruzione di nuove moschee in Italia, lanciato il 29 settembre dal vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam, ha messo in allarme le diverse realtà dell'islam cosiddetto «moderato». Un vero e proprio coro di preoccupazione e disagio si aggiunge alle parole dell'imam di Colle Val d'Elsa (Siena), Feras Jabareen: «Quell'appello offende i sentimenti profondi dei musulmani», aveva detto il religioso, in passato sostenuto proprio da Allam quale candidato alla Consulta islamica del ministro dell'Interno Pisanu. Omar Camilletti, consigliere della Lega musulmana mondiale nonché firmatario del Manifesto dei musulmani moderati promosso dal Corriere è categorico: «Non condivido assolutamente l'appello di Magdi Allam. Ne ho anche parlato con lui, non appena è uscito il suo articolo contro la "moschea mania" (questo era il titolo, ndr). Credo che occorra trasformare le associazioni culturali in luoghi aperti al pluralismo, anche religioso, non gestito da una sola scuola teologica. Una delle battaglie dei moderati è proprio quella di aprire spazi maggiori per l'integrazione e il dialogo, incluse le moschee anche se gestite in maniera diversa. La loro costruzione almeno nelle grandi città nei prossimi anni è una conditio sine qua non. Ma anche uno spazio televisivo settimanale per l'Islam non sarebbe male. L'accesso alla televisione pubblica è uno degli obiettivi dei musulmani moderati». Ali Baba Faye, coordinatore nazionale del Forum «Fratelli d'Italia» dei Ds e membro della delegazione dei musulmani italiani che ha recentemente incontrato il presidente della Repubblica (era presente anche Magdi Allam) non ha dubbi: «Dissento radicalmente dall'appello di Allam. Un'iniziativa che non condivido affatto. Dobbiamo garantire la libertà di culto, non siamo in uno stato teocratico che vieta le altre religioni. Porre freni alla costruzione delle moschee moltiplica le aree dell'estremismo. Dal punto di vista dell'agibilità, bisognerebbe farne di più e chiudere quelle che sono nei garage offrendo dei locali che possano essere adibiti allo svolgimento del culto, con tutto il controllo sociale necessario. Io stesso darò il mio contributo ad un'intesa con le comunità islamiche, se ci saranno le condizioni». Khalid Chaouki, autore di un libro con prefazione dello stesso Allam, e da quest'ultimo indicato come probabile candidato per la Consulta islamica, la pensa allo stesso modo, pur rimanendo in polemica con l'Unione delle comunità e organizzazione islamiche in Italia (Ucoii): «Non condivido l'appello di Allam. La moschea è un luogo di culto importante per i musulmani, ma anche per tutta la società italiana. I criteri della costruzione e la capacità di selezionare coloro che portano avanti questa istanza è però fondamentale: tali moschee devono andare nelle mani giuste. Io non voglio fare l'intervista su Magdi Allam e su quello che fa. Magdi Allam è un giornalista che fa quello che vuole e non dobbiamo stare qui a perdere tempo a commentare ciò che lui fa o dice». Molto più duro Jawed Q. Khan, anch'esso firmatario del Manifesto dei musulmani moderati: «Se qualcuno dice che bisogna fermare la costruzione delle moschee, è totalmente fuori pista. Non ha capito niente. Può chiamarsi Magdi Allam o chissà come, ma non importa. Sarebbe come dire che siccome i mafiosi in Italia vanno in chiesa bisogna smettere di costruire o aprire le chiese. Se lo 0,01 % dei musulmani sono criminali o fanno del terrorismo, che facciamo, di tutta l'erba un fascio? Sono considerazioni banali. A volte i media, i giornalisti, la gente che dice di conoscere, i cosiddetti esperti mi sorprendono. Non so quale sia l'agenda o l'obiettivo di Magdi Allam ma ogni tanto mi lascia davvero perplesso».
Il Manifesto, 21/10/2005