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domenica 23 ottobre 2005

L'ospite e l'inquilino

Ieri, sotto il post in cui ho commentato la proposta della Lega di prelevare un contributo di 50 euro da ogni immigrato che voglia (anche rinnovare) un permesso di soggiorno, ho ricevuto questo commento:
"Sempre più interventi in questo blog eh? Credo che tra non molto scierif dovrà inserire il post principale e poi loggarsi con diversi nicks per mettere anche i commenti. E questo, secondo qualcuno sarebbe un blog seguitissimo???Ma qualcosa a favore del popolo che ti ospita lo scrivi mai? Oppure preferisci sempre gli insulti, le minacce, le critiche, le offese verso chi la vede diversamente da te?Ma ti leggi ogni tanto? Ma vi leggete? Ma riuscite a vedere ogni tanto la carica di acredine, risentimento, sfida che avete nei confronti di chi gentilmente vi ospita?Ricordate che non è un dovere ospitare, mentre l'ospite ha il dovere di rispettare chi lo ospita... e a leggervi non mi sembra proprio che rispettiate i requisiti di cui sopra".
Vaicad
E a questo punto mi sembra doveroso rispondere. Una volta per tutte.
"Senta, caro Vaicad.

Punto primo: io sono un "cittadino straniero residente in Italia con un permesso di soggiorno", non un "ospite". In altre parole sono venuto qua di mia spontanea volontà, non perché mi hanno "invitato". Nessuno mi ha mai regalato o mi regala nulla: ho pagato il visto, i bolli, le assicurazioni, e pago tuttora le tasse, il mio affitto, il mio pranzo, la mia cena, l'elettricità e il telefono ecc ecc ecc. "Ospite" è invece chi sta - gentilmente - a carico dell' "ospitante" e a me non sembra che le cose stiano in quel modo. "Ospiti", per intenderci, erano forse gli italiani emigrati in Egitto fino al 1948, in quanto esenti dal pagamento delle tasse e intoccabili dalla giustizia egiziana, pur vivendo in Egitto. E l'Italia di oggi non è l'Egitto di ieri così come non è un ospizio o una struttura di accoglienza benefica. Quindi, caro Vaicad, gli ossequi e le lodi che pretende immeritatamente non li avrà mai, piaccia o meno.

Detto questo, non nego che l'Italia sia un paese che ha accettato la mia presenza. Però tenga ben presente che l'ha accettata cosi come il proprietario di un appartamento accetta la presenza di un inquilino, che paga l'affitto e che sta in virtù di un contratto che implica doveri ma anche diritti, che entrambi possono - e devono - far valere a norma di Legge. Io i miei doveri li ho sempre rispettati: sono entrato legalmente e non su "canotti o paperelle gonfiabili", non ho commesso reati e non ho nemmeno mai proferito gli "insulti, minacce, offese" di cui mi accusa. Lei, in realtà, ha visto solo "critiche" ed è sintomatico che le abbia inserite in mezzo alle "minacce, offese e insulti" che paventa. Vede, caro Vaicad, quello che le dà fastidio è in realtà il fatto che un "extracomunitario" si sia "permesso" di "criticare". Con buona pace della "democrazia", della "libertà di espressione", dei "diritti dell'uomo" che gente come lei pretende persino di esportare.
Caro Vaicad; siccome sono un inquilino e non un ospite, ho tutto il diritto di criticare quei proprietari (in questo caso co-proprietari, essendo la Lega solo uno dei movimenti politici italiani, anche al governo) che mi chiedono un aumento d'affitto di cinquanta euro subito dopo aver detto a centinaia di migliaia di immigrati "tornate a vivere con i cammelli". Sto ovviamente parlando delle frasi più gentili che questi signori hanno pronunciato nei confronti degli immigrati in questi ultimi decenni. Non parliamo poi degli atti, che spaziano dai pestaggi ai roghi nei dormitori. Ma i cinquanta euro, se mi verranno chiesti, li pagherò: non ho mai messo in discussione il diritto di questo governo e di questo paese di chiedere un aumento d'affitto agli extracomunitari che vi abitano. Ma ciò che mi indigna e mi offende è che siano quei co-proprietari che insultano quotidianamente me e altre centinaia di migliaia di immigrati a chiederlo. E' come dire: ci fate schifo, ma ci siete comunque utili, quindi fin quando ci sarete, cercheremo di prendere da voi tutto il possibile. Tutto qua.
Se a lei non piace ciò che scrivo o dico, ci sono milioni di altri blog. Molti sono gestiti da Cialtrone e cialtroni di varia estrazione. Se ne scelga uno e lo segua assiduamente. E se sarà tentato di rispondermi "Visto che non le piace l'Italia, si scelga un altro paese e ci vada a vivere", le rispondo subito che a me l'Italia piace, eccome. Ma questo è scontato, visto che sono ancora qua: se non mi piacesse avrei fatto i bagagli molto tempo fa, come ogni buon inquilino sa fare quando la misura è colma. Ma per sua conoscenza, esiste anche un'altra categoria di inquilini: quella che non smonta prima di aver condotto anni di battaglie legali con i proprietari o che smonta - volente o nolente - ma poi li querela. Tenga presente, caro Vaicad, che di quest'ultima categoria fanno parte anche gli immigrati con cittadinanza italiana, che non hanno altri appartamenti. E non tutti gli immigrati si calano nel ruolo del marocchino che non appena ottiene la cittadinanza italiana dà del "marocchino" ai propri connazionali solo per sembrare un po' più italiani, tra l'altro, senza riuscirci pienamente.
Quella, caro Vaicad, non è integrazione: è ipocrisia, è prendere per i fondelli i cittadini italiani autoctoni che tra l'altro ridono di buon gusto di fronte a queste patetiche acrobazie etniche. Avere la cittadinanza italiana è un valore aggiunto, non un privilegio. E questo valore non cancella nè le origini, nè le eredità culturali che invece possono benissimo arricchire il paese in cui l'immigrato vive, senza che costui se ne debba vergognare. Non si è "italiani" e nemmeno "italiani di origni marocchine", caro Vaicad, si è "marocchini naturalizzati italiani". E questo non vuole dire anteporre l'appartenenza ad uno stato straniero alla fedeltà all'Italia: significa semplicemente prendere atto del fatto che una persona nata, cresciuta e vissuta per vent'anni in Marocco è italiana solo per "naturalizzazione". E per questo rimarrà per sempre marocchina. E' un dato di fatto ed è inutile arrampicarsi sugli specchi per tentare di dimostrare che il sottoscritto "è contro l'integrazione". Nulla di più falso: io guardo le cose come stanno e le cose - nel mondo reale - stanno in questo modo, piaccia o meno.
E' proprio per questo che mi "permetto" di "criticare" civilmente situazioni e faccende che riguardano da vicino la mia vita, la mia permanenza, il mio futuro e il mio portafogli in questo paese partendo dalla mia percezione di cittadino straniero. Questo le potrebbe sembrare strano, inamissibile e persino offensivo. Mi dispiace, ma dovrà adeguarsi anche lei: un giorno avrà a che fare con un'intera generazione di figli di immigrati, che saranno invece cittadini italiani a pieno titolo: un giorno le affitteranno la casa, le rinnoveranno i documenti, le daranno una multa oppure la respingeranno all'ingresso della discoteca. O, e lei sa che sarà così, decideranno cosa mettere e cosa togliere dalle finanziarie del futuro. Spero non pretenderà di zittirli perché hanno nomi diversi o un colore diverso della pelle".

Parlamentari italiani fra 10-20 anni