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sabato 1 ottobre 2005

Parla la madre di Oriana

Svastica sul braccio, tre fermi. Parla la madre di Oriana
SHERIF EL SEBAIE
Alla fine sono stati identificati: i tre ragazzini di Biella che l'altro ieri hanno aggredito una tredicenne italo-marocchina incidendole una svastica sul braccio sono stati denunciati al Tribunale per i minorenni di Torino e alla Procura di Biella. Le accuse: lesioni personali lievi, violenza privata e atti discriminatori verso stranieri. Abbiamo intervistato la madre, la signora Elham Agid, visibilmente agitata e preoccupata per il futuro dei suoi figli.
Signora Elham, da quanto tempo vivete a Tollegno?
Ci siamo trasferiti qua nel novembre del 2004, dopo la morte di mio marito. Dovevo cercare lavoro e dalle nostre parti non ce n'era molto, anche se sono laureata in lettere arabe. Ma il mio titolo non è riconosciuto in Italia e ci vogliono almeno due anni per l'equipollenza...
E come sopravvive ora?
Lavoro presso una cooperativa, la Casa del Riposo, dove si occupano degli anziani.
Come è stata accolta nella cittadina?
Bene, qui ho trovato molti amici. Il Comune e il sindaco hanno fatto di tutto: mi hanno anche dato una casa popolare, per fortuna.
E' la sua unica figlia?
Oriana è la più piccola, ha anche due fratelli gemelli di 14 anni.
Si chiama Oriana?
Sì. Mio marito ci teneva, anche se avrei voluto chiamarla Miriam. E infatti a casa la chiamo così.
E nessuno di loro è mai stato vittima di episodi simili di razzismo?
No. Io me li tengo stretti. Sono tutti casa e scuola e quando usciamo lo facciamo sempre insieme.
Che cosa è successo esattamente quel giorno?
Mia figlia è uscita per buttare la spazzatura, verso le 7 e 15, prima di andare a scuola. E loro l'aspettavano là. L'hanno picchiata, le hanno dato pugni in faccia, l'hanno spinta e fatta cadere per terra. Ora ha un ginocchio verde, graffi sul viso per non parlare del "tatuaggio" che le hanno inciso sul braccio, quella svastica...
E' tornata a casa piangendo?
No, voleva proteggermi. L'hanno minacciata. Si è sciolta i capelli per nascondere i graffi. In classe non è riuscita a trattenere le lacrime e sono stati gli insegnanti a scoprire quanto è accaduto e a chiamarmi.
E adesso come sta?
E' sotto shock. Ha parlato solo con i carabinieri, e ora non parla più. Dorme spaventata e si sveglia piangendo.
Secondo lei, le accuse generali ai musulmani in questo periodo hanno contribuito a questo episodio?
Cosa vuole che le dica? Spero di no...
E' vero che vorrebbe rimandare i figli in Marocco?
Con il clima che si è creato, ci ho pensato per un attimo. Ma loro sono cittadini italiani, come lo era loro padre e come lo sono io.
Qualcuno si è messo in contatto con lei?
Mi ha chiamato un rappresentante della Islamic Anti Defamation League. Poi sono venuti il Sindaco e il Presidente della Provincia. Mi hanno detto che ho tutto il loro appoggio, che potevo mettermi in contatto quando avevo bisogno. Che quelli che hanno fatto questo a mia figlia avrebbero pagato.
Lei pensa che dovrebbero pagare?
Sono solo dei ragazzini. Io spero solo che non lo facciano a nessun altro. Soffriamo tutti. Allah perdona, e lo fa con tutti. Potrei farlo anch'io: spero di avere questa forza.