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lunedì 24 ottobre 2005

Screditare Magdi Allam? Chi, io?

Leggo ora sul portale "Informazione Corretta", un portale dei fratelli ebrei che monitora - come fa la IADL con le "questioni islamiche" - tutto ciò che riguarda Israele e le comunità ebraiche sui mezzi di informazione italiani (invitando quindi i lettori a protestare presso le redazioni, università, politici...ecc), la seguente introduzione ai miei ultimi due articoli pubblicati su Il Manifesto: "Il quotidiano comunista IL MANIFESTO ospita generosamente una campagna, condotta da Sherif el Sebaie per screditare e isolare Magdi Allam, giornalista già raggiunto da una condanna a morte islamica e colpito dall'accusa di apostasia e e di ipocrisia religiosa". Lo stesso concetto è stato ripreso anche da altri - pochi per ora - in giro per la rete ("fa il ruffiano con Allam per poi pugnalarlo alla schiena" è il commento della cialtrona Stefania Atzori, collaboratrice de La Padania - che tra l'altro legge questo blog "per raccogliere ciò che serve ai miei legali e passarlo anche ad altre persone “interessate”. Ebbene, dica ai suoi legali e alle altre persone "interessate" che sono convintissimo che lei sia una cialtrona), con lo scopo evidente di dipingere il sottoscritto come "il musulmano contrario all'integrazione, quello che vuole un Italia senza italiani". Niente di più falso: nessuno di questi signori mi conosce, o sa come vivo personalmente la fede islamica. Perché in effetti, ed è forse proprio questo il concetto che sfugge a molti, io non ho nessun interesse nello screditare o isolare Magdi Allam, che è un ex-allievo salesiano come il sottoscritto e l'esempio dell'immigrato che ha avuto successo in un paese che non era il suo.
Negli articoli "incriminati", mi sono limitato ad intervistare delle persone - i famosi musulmani moderati - in merito ad un appello lanciato da Allam sulle pagine del Corriere. L'articolo di Allam iniziava così : "In Italia sembra essere esplosa la moschea-mania. Da Genova a Firenze, da Verona a Reggio Emilia, da Napoli a Colle Val d'Elsa, tutti la vogliono. Ebbene, da cittadino italiano, musulmano, laico, lancio un appello a tutte le istituzioni dello Stato affinché sospendano la costruzione di nuove moschee". Ho fatto delle domande, e ho trascritto fedelmente le risposte che mi sono state date. Tutto qua. In poche parole ho fatto ciò che farebbe qualsiasi altro intervistatore. Se poi i musulmani moderati hanno deciso di prendere le distanze e criticare le posizioni di Magdi Allam, queste sono le loro opinioni e i loro pensieri, non quelli del sottoscritto o del quotidiano che le ha ospitate. Se fosse stato qualche altro onesto intervistatore a fare quelle domande, avrebbero risposto allo stesso modo e ciò non avrebbe cambiato di una virgola la nuova presa di posizione dell'Islam moderato nei confronti di Magdi Allam, un giornalista che può avere delle idee condivisibili e altre meno. Gli articoli pubblicati da Il Manifesto rientrano quindi nei limiti della dialettica e del confronto civile, della libertà di espressione e soprattutto di informazione. Nessuno può censurare o denigrare il lavoro del sottoscritto solo perché gli intervistati hanno deciso di criticare - tra l'altro civilmente - un pensiero, seppur espresso da Magdi Allam. E nessuno può accusare il sottoscritto di condurre "campagne di discredito e isolamento" nei suoi confronti perché mi sono limitato a riportare quelle critiche. Invito chiunque abbia intenzione di commentare questi servizi a calibrare meglio le proprie espressioni, perché non mi fa di certo piacere vedere la strumentalizzazione di fatti documentatissimi.