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venerdì 7 ottobre 2005

Un albergo o un lager?

Parla il coraggioso giornalista Fabrizio Gatti de L'Espresso che si è finto un clandestino curdo di nome Bilal per accedere al Centro di Permanenza Temporanea di Lampedusa, struttura dove è altrimenti impossibile a chiunque - inclusi parlamentari e giornalisti - accedere, rimanendovi per ben otto giorni :
Le sevizie
"Ce lo lascia un attimo che lo portiamo nella sala delle torture?", le chiede un poliziotto robusto che si è appena aggiunto al gruppo. Ma forse è solo un modo per capire se Bilal parla italiano e per spaventarlo. (...) Un carabiniere si affaccia a una porta e imita il Duce. Un brigadiere, che a Mussolini un po' ci assomiglia, mette le mani ai fianchi e molleggia sulle ginocchia. Poi saluta i colleghi con il braccio destro teso. "No" lo corregge un carabiniere, "Quello è il saluto nazista. Quello fascista è così. Italiani!...La prossima volta a questi ci insegnamo faccetta nera?" (...) Due rigagnoli di liquido violaceo escono da una porta a destra e scivolano sotto i piedi delle ultime file. Il liquame puzza di urina e fogna. "Seduti" urla uno dei carabinieri, "Sit down". "Ma qui in fondo è una schifezza", dice il collega, un ragazzone con accento napoletano. "Il Maresciallo ha detto di farli sedere. Sit down", grida più forte il primo e sorprende un immigrato alle spalle, frustandolo sulle sue orecchie con i guanti in pelle. Bilal e gli altri si erano accovacciati sule caviglie per non sporcarsi con il liquame. Ma non basta ai carabinieri. Per evitare botte bisogna rassegnarsi e bagnarsi (...) Il carabiniere con i guanti di pelle (...) si piazza in una posizione strategica e sempre con i guanti frusta sulle orecchie chi viene chiamato dall'interprete. Qualcuno deve ripassargli davanti (...) e si riprende un'altra sventola. Ride il carabiniere (...) e ridono anche i suoi colleghi. Altra frustata. Per loro è solo un gioco. L'interprete e i poliziotti fanno finta di non vedere. (...) "Spogliati nudo" dice ad un ragazzo in canottiera che sta tremando per il freddo e la paura. Lui non capisce. Resta immobile un minuto intero. "What is the problem?", urla il carabiniere e gli tira uno schiaffo sulla testa. L'immigrato pallido e magro come uno scheletro, trema. Altro schiaffo. Tutte le persone in quel momento nude davanti ai carabineri vengono prese a schiaffi. Da mezz'ora quei ragazzi parlavano di fare il corridioio e nel gergo militare non è un ambiente che unisce due locali. Cosa sia lo dimostrano subito dopo: una fila di sei stranieri da portare nella gabbia passa in mezzo a loro e ciascuno si prende la sua razione di schiaffi. Quattro carabinieri fanno quattro schiaffi a testa. Appare finalmente il brigadiere che a mezzo giorno imitava Mussolini. Ma non rimprovera nessuno. "Questo ti dà problemi?", chiede al collega in borghese. E spara un pugno sullo sterno dell'immgrato magro, che non capisce proprio che cosa ha sbagliato ed è ancora in piedi immobile, in canottiera (...) Gli schiaffi risuonano nell'aria per mezz'ora. (...) Appena entra nella gabbia, John, 27 anni, partito dal togo e altri suoi compagni di viaggio chiedono dove si può mangiare. Ma la Misericordia fa sapere che il primo pasto sarà distribuito solo l'indomani mattina. "We are straving. Non mangiamo da sette giorni", trema John, "Quando siamo sbarcati ho visto un negozio e volevo comprare qualcosa ma la polizia ci ha detto che non potevamo e che qui dentro avremmo mangiato. Abbiamo i nostri soldi. Se siamo liberi, perché non possiamo comprare da mangiare?". Bilal vede un medico, lo chiama e gli spiega la situazione. "Porto qualche brioche" dice il medico. Invece va via e non porta nulla (...) Un funzionario in borghese rovescia una lattina di Coca-Cola addosso agli immigrati attraverso le sbarre. "Perché questo?" grida Teemer, 26 anni, palestinese, "Siamo clandestini, non siamo animali". (...) Un nuovo sbarco. E i carabinieri stanno di nuovo picchiando i ragazzi che perquisiscono. I primi sono due uomini che non si erano seduti al loro ordine. Uno lo chiamano Maradona. Volano sberle e per Maradona anche un calcio (...) Poi prendono a schiaffi un ventenne che non capisce cosa deve fare. E altri due che al sit-down non si sono seduti perché parlano arabo e francese. Bisogna fermare questo schifo. Bilal grida in inglese: "State picchiando la gente, perché?". Un carabiniere tira un calcio alla rete dove sta osservando, cercando di colpirlo" (...) "Questo è 'o Professore" dice di Bilal un carabiniere a due colleghi "Avete visto cosa ha fatto prima? Questo qua un giorno lo chiamamo fuori e gli diamo una ripassata".
I bagni

Per tutti c'è un solo water, quattro docce e qualche lavandino. I carabinieri non vogliono che usino le loro turche, le uniche che profumano di candeggina (...) I gabinetti sono un'esperienza indimenticabile. Il prefabbricato che li ospita è diviso in due settori. In uno, otto docce con gli scarichi intasati, quaranta lavandini. E otto turche di cui tre stracolme fino all'orlo di un impasto cremoso: la sorgente dei due rigagnoli. L'altro settore ha cinque water, di cui due senza sciacquone, cinque docce e otto lavandini. Dai rubinetti esce acqua salata. Non ci sono porte, non c'è elettricità, non c'è privacy. Si fa tutto davanti a tutti. Qualcuno si ripara come può con l'asciugamano. E non c'è nemmeno carta igienica: bisogna usare le mani. Lì dentro è meglio andarci di notte, perché di giorno il livello dei liquami sul pavimento è più alto dello spessore delle ciabatte e bisogna affondarci i piedi. (...) Eppure il 15 settembre il leghista Mario Borghezio, guidando una delegazione di europarlamentari, ha detto che il centro di Lampedusa è un hotel a cinque stelle e che lui ci abiterebbe. (...) Chissà, forse nell'appartamento di Borghezio è normale avere pavimenti coperti di liquami. Ma la maggior parte degli immigrati rinchiusi qui dentro viene da case pulite in cui si entra addirittura a piedi nudi. (...) Bilal ogni volta che cerca di attraversare indenne la toilette pensa alla casa di Borghezio. (...) E' l'unico giorno in cui vengono pulite le camere. Uno dei dipendenti della Misericordia usa la stessa scopa con cui inutilmente rimosso i liquami dai bagni. Hanno mandato anche un autospurghi. Ma le schifezze invece di essere aspirate sono state sparate tutt'intorno alle turche.
I letti
Un ragazzo della Misericordia trascina un materassino di gomma piuma preso da una pila di materassi. Lo sistema in corridoio tra una fila di cessi puliti e la porta di un altro gabinetto molto sporco. Poi lo ricopre con un lenzuolo di carta (...) Più di 200 mosche hanno pensato che quel lenzuolo bianco e fresco di cartiera fosse per loro (...) Dal pavimento sale un fortissimo odore di urina. Dal soffitto la luce non si spegne mai. I carabinieri ridono e parlano a voce alta tutta la notte. E' difficile dormire. (...) I letti a castello sono tutti occupati. Dormono a decine perfino sui tavoli della mensa. Nessun assitente della Misericordia spiega a Bilal cosa deve fare. Dietro alla mensa-dormitorio c'è qualche materassino lasciato da chi è appena partito. Guardando meglio, molti sono pieni di insetti minusoli, forse pulci. E non ci sono nemmeno le lenzuola di carta per proteggersi, abbandonate fuori perché un poliziotto aveva spiegato che la Misericordia le avrebbe distribuite una volta dentro la gabbia. Ma non era vero.
Le condizioni sanitarie
Una bottiglia di due litri d'acqua da dividere in due, senza bicchieri. Un'occasione per socializzare ma anche un rischio se qualcuno è entrato con malattie infettive. Nemmeno Bilal è stato visitato dal medico del centro. Si mangia per terra sotto il sole rovente, appoggiando pane e mela sull'asfalto o sui muretti. (...) Ahmad Ibrahim ha da giorni un'infezione intestinale. Chiede di andare alla toilette e dopo qualche minuto i carabinieri gli danno il permesso di alzarsi. Al gabinetto ci resta un bel pò. (...) Altri chiedono di andare in bagno ma i carabinieri non danno più il permesso. Dopo quasi mezz'ora, Ahmad Ibrahim riappare, sudato e sfinito. "Tu", gli urla il carabiniere, "Tu sei un cornuto". Ahmad lo guarda spaventato. "Sei un cornuto. vai a sederti e non ti alzare più". I colleghi ridono. (...) Il medico ha mandato nella gabbia anche un uomo con la scabbia. Non riesce nemmeno a sedersi per le piaghe, ma i militari insistono perché si metta come gli altri. L'ultimo entrato deve avere un colpo di sole perché continua a ciondolare. I carabinieri lo fanno andare avanti e indietro per tre volte. "Quanto ha bevuto questo?" ride un militare.
La corruzione

Chiamano anche (i carabinieri, ndr) lo scafista egiziano di Rosetta che ha guidato la barca di 161 persone arrivate ieri sera (...) Nel suo zainetto gli hanno trovato (e lasciato) cinquemila euro in contanti, la paga per il suo lavoro. "Questo qua è la terza volta quest'anno che passa da Lampedusa", lo indica un'appuntato dei carabinieri. Qualcuno dovrebbe però spiegare perché questa volta lo scafista è rimasto a Lampedusa meno di 24 ore. (...) La possibilità di contattare la famiglia è al secondo posto tra i diritti degli immigrati secondo l'avviso che la Prefettura di Agrigento ha fatto appendere nelle camerate e nei bagni. Ma ogni volta che Bilal e altri hanno chiesto di ricevere o di comprare una scheda telefonica, il caposervizio della Misericordia ha risposto: "Non io, direttore". Oppure "Bukara, domani". Oppure: "Non scassare la minchia". Sarà per questo che alcuni scafisti, chiusi da settimane nelle gabbie, fanno affari d'oro vendendo a 20 euro schede da 3. Ma visto che nessuno può uscire, chi le passa dentro il cancello? (...) Anche nel mangiare c'è qualcosa che non quadra. Sabato sera e poi ancora altre volte la piccola cotoletta non era fatta di carne ma di pan grattato, farina e forse uovo. Tanto che era possibile tagliarla con un cucchiaino di plastica. Se è così vuole dire che a Lampedusa qualcuno spaccia pan grattato per carne. Bilal e gli altri vengono privati non solo della libertà ma anche delle proteine. (...) La Misericordia (...) non restituisce i soldi che i ragazzini avevano depositato in segreteria. I carabinieri li hanno accompagnati all'uscita senza dire loro che sarebbero stati trasferiti da Lampedusa. "Oggi non è giornata, non c'è nessuno in ufficio che possa dare quei soldi", spiega una giovane della Misericordia. Bilal insiste in inglese: "Sono centinaia di euro, è importante che partano con i soldi". Un carabiniere dice di no con il dito e allarga le mani. Si parte senza soldi".
I musulmani
Uno della Misericordia (...) che una sera quando un ragazzo ha chiamato i musulmani alla preghiera, si è messo ad abbaiare ogni volta che sentiva dire Allahu Akbar. Forse li far smettere. Invece no, guarda e ride. Davanti alla fila si sistema il brigadiere. Fa il passo dell'oca e finge di portare una lancia: "Avanti Marsh" (...) Si avvicina il carabiniere con il grosso telefonino (...) schiaccia un altro tasto e il telefono comincia ad ansimare. Lui si china, mostra lo schermo ai minorenni seduti accanto a Bilal. Sono immagini di un film porno scaricate forse da internet. Il carabiniere si rialza e sorride: "E dopo, shampoo" annuncia ai minorenni mimando il gesto della masturbazione. I ragazzini ridono. Poi si china di nuovo sulla prima fila, la percorre e pretende che tutti guardino. Un trentenne si copre gli occhi con le mani. E' uno dei ragazzi che ieri sera ha guidato la preghiera sul marciapiede-moschea. E' un musulmano praticante e non vuole guardare. Il carabiniere con il neo gli strappa le mani dagli occhi. "E guarda che così impari", dice piazzandolgi lo schermo davanti al naso. Il trentenne si volta, guarda Bilal con occhi lucidi. Un carabiniere alle loro spalle scherza con il collega: "Ma lascia perdere che quello è frocio". Arriva il comandante, un appuntato che nel tempo libero gira con bandana, camicione e pantaloni fino al polpaccio. E il tormento non è finito. L'appuntato vuole farsi una foto davanti ai reclusi. Lui grida "Italia" e tutti devono alzare il pollice destro e rispondere "Uno". "Forza, dice un altro carabiniere, chi non risponde "Uno" non mangia".