Notizie

Loading...

venerdì 7 ottobre 2005

Un lager italiano?

Il racconto è ben più agghiacciante di quanto si possa leggere nei seguenti articoli. Presto sul blog i punti salienti del reportage de L'Espresso che ha scatenato - per l'ennesima volta - il caso "Centri di accoglienza (sic)" e l'ahimè ennesima opinione del sottoscritto su questa vergogna, che di certo non indigna nessuno della "setta templare" ideata e fondata da Andrea Mancia (Non mi ricordo infatti di aver visto qualche sezione dell'aggregatore templare Tocque-ville dedicata alla piccola Oriana seviziata e marchiata con una svastica)
Otto giorni da prigioniero nell'inferno di Lampedusa. Otto giorni per raccontare cosa vuol dire arrivare in Italia da clandestino, essere ripescato in mare e rinchiuso con altre centinaia di disperati in un centro di permanenza temporanea. In condizioni disumane. Picchiati e umiliati dalle forze dell'ordine, costretti a sopravvivere tra escrementi e violenze, offesi nel pudore e nella dignità. "Io clandestino a Lampedusa" è lo straordinario reportage di un giornalista dell'Espresso, Fabrizio Gatti, che nel numero in edicola oggi racconta la sua esperienza di disperato del mare in cerca di un futuro migliore, ma che trova "umiliazioni, abusi, violenze, tutto quanto l'Italia ha sempre nascosto alle ispezioni del Parlamento europeo". Con il nome di Bilal Ibrahim el Habib, nato il 9 settembre del 1970 nel villaggio immaginario di Assalah, distretto di Aqrah, Kurdistan iracheno, Fabrizio Gatti, dopo essere stato ripescato in mare, portato al Pronto Soccorso, fermato dai carabinieri, rinchiuso nel centro di accoglienza temporanea, viene rilasciato con un foglio di via che gli intima di lasciare l'Italia entro cinque giorni; in realtà viene lasciato libero di andarsene come clandestino in qualunque città d'Europa. Nel lungo racconto Gatti-Bilal descrive il supplizio degli interrogatori e dei riconoscimenti, con gli immigrati che appena sbarcati vengono fatti sfilare nudi tra i carabinieri che li schiaffeggiano, dei musulmani obbligati dai militari a guardare film pornografici, e per chi rifiuta, insulti e botte. Un reportage crudo, in cui si scopre che nel famoso "Cpt" di Lampedusa, definito dal leghista Mario Borghezio "un hotel a cinque stelle", i gabinetti "sono un'esperienza indimenticabile". "Il prefabbricato che li ospita - scrive Gatti - è diviso in due settori. In uno, otto docce con gli scarichi intasati, quaranta lavandini. L'altro settore ha cinque water, di cui due senza sciacquone, cinque docce e otto lavandini. Dai rubinetti esce acqua salata. Non ci sono porte, non c'è elettricità, non c'è privacy. Si fa tutto davanti a tutti. Qualcuno si ripara come può con l'asciugamano. E non c'è nemmeno la carta igienica: bisogna usare le mani". Ecco, in altro passaggio del reportage di Gatti, la descrizione della perquisizione di un gruppo di poveracci appena sbarcati. ""Spogliati nudo" dice il carabiniere ad un ragazzo in canottiera che sta tremando per il freddo e la paura. Lui non capisce. Resta immobile un minuto intero. "What is the problem", urla il carabiniere e gli tira uno schiaffo sulla testa. L'immigrato, pallido e magro come uno scheletro, trema. Altro schiaffo. Tutte le persone in quel momento nude davanti ai carabinieri vengono prese a schiaffi...". Poco dopo lo stesso immigrato riceverà un pugno sullo sterno, mentre a fine serata, schedati gli ultimi sei clandestini, i carabinieri festeggiano con una grigliata nel cortile. "In sette giorni di reclusione nel centro per immigrati di Lampedusa - scrive Gatti - la detenzione di Bilal Ibrahim el Habib non è stata convalidata da nessun giudice, nonostante nessun cittadino possa essere privato della libertà senza il giudizio di un magistrato entro un tempo massimo di 48 ore. Il Viminale ha anche assicurato alla Ue che per ogni straniero detenuto a Lampedusa avviene un'udienza di convalida davanti al giudice di pace. Nei casi di Bilal Ibrahim el Habib e degli stranieri detenuti tra il 24 e il 30 settembre nella gabbia del centro per immigrati sull'isola, questa notizia è falsa".
L'Unione all'attacco dopo l'inchiesta de l'Espresso sulle condizioni di vita nel Centro di permanenza temporanea per immigrati di Lampedusa. E nel mirino finisce il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu accusato dai parlamentari di aver "mentito al Parlamento sulle condizioni di assistenza e sull'accesso alle procedure d'asilo". Rifondazione comunista e Pdci chiedono le dimissioni di Pisanu e del prefetto di Agrigento. Secondo i senatori Gianfranco Pagliarulo (Pdci), Tana De Zulueta (Verdi), Francesco Martone (Prc), Antonio Iovene (Ds), Antonello Falomi (Il Cantiere) "La sconvolgente testimonianza de l'Espresso conferma la denuncia da tempo fatta: il Cpt di Lampedusa è un lager. Si fa sistematicamente ricorso a trattamenti disumani e degradanti in violazione della Costituzione e di ogni norma internazionale". "Le autorità hanno mentito. Il Ministro Pisanu, e questo è il fatto più grave, ha mentito al Parlamento sulle condizioni di assistenza, sull'accesso alle procedure d'asilo. Ciascuno si deve assumere le proprie responsabilità: a cominciare dal ministro dell'Interno, che venga a riferire al Parlamento, e dal Prefetto di Agrigento". Il Cpt di Lampedusa, proseguono i senatori dell'Unione, "va chiuso immediatamente, perché vi regna uno stato di illegalità. Va aperta immediatamente un'inchiesta penale. Bisogna eliminare qualsiasi restrizione alle visite ai Cpt. E' inammissibile che nessuno possa entrarvi e che i parlamentari possano visitarli solo a condizione di preavvisare della visita". L'Italia, concludono, "deve tornare ad essere uno Stato di diritto ovunque: va cancellata ogni situazione di illegalità e di extraterritorialità".

Ed anche il segretario dei Comunisti italiani Olivero Diliberto spara a zero e, dopo aver equiparato il Cpt di Lampedusa a Guantanamo dice: "Il governo Berlusconi e il ministro degli Interni coprono infamie intollerabili, atti disumani nei confronti di uomini e donne che hanno l'unica colpa di essere fuggiti dal proprio paese per fame, per povertà o perché vittime di regimi violenti e autoritari". "Urge oggi - conclude il segretario del Pdci - una parola di chiarezza e il ripristino immediato della legalità. Si dimetta il ministro Pisanu e si permetta ai mezzi di informazione e a quanti ne hanno il diritto di poter entrare nei Cpt". E anche il presidente dell'Arci Paolo Beni chiede le dimissioni di Pisanu e l'intervento di Ciampi. "Chiediamo - dice Beni - le dimissioni del ministro degli Interni Pisanu, a cui compete la responsabilità della gestione dei Cpt e dei comportamenti delle forze dell'ordine. Il ministro ha sempre negato che a Lampedusa si commettessero abusi. O il ministro non è informato e dunque se ne deve andare perché non in grado di svolgere il suo compito, o ha consapevolmente mentito ai rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee ed ai cittadini, coprendo le violazioni gravissime che lì vengono perpetrate. Chiediamo che il presidente della Repubblica, garante della nostra Costituzione, intervenga con tutti i mezzi a sua disposizione per ristabilire il rispetto dei diritti umani in questa Abu-Ghraib di casa nostra".