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mercoledì 16 novembre 2005

Da immigrato a cittadino

La decisione dell’Unione di far partecipare gli immigrati alle primarie per la scelta del candidato premier alle elezioni politiche del 2006 è un fatto di grande rilevanza politica. Una scelta che consente agli immigrati di partecipare alla scelta del candidato premier e per converso alla definizione del profilo politico-programmatico dell’Unione. E evidente che si tratta di elezioni primarie ma con questa scelta l’Unione si impegna a concedere il diritto di voto agli immigrati se vincerà le elezioni. Ed è una fatto importante che consente di ridisegnare i confini e la qualità della democrazia italiana. Infatti, la democrazia, come sistema politico e come modello di società, si fonda su due dimensioni: il riconoscimento dei diritti di cittadinanza e delle libertà politiche agli individui da un lato e dall’altro la creazione di condizioni necessarie all’assunzione collettiva del destino della comunità. Il fatto che una parte cospicua della popolazione non gode di alcuni benefici della cittadinanza e non può partecipare alle decisioni che riguardano il destino collettivo non può che essere in contraddizione con i principi stessi della democrazia. Bene dunque la partecipazione degli immigrati alle primarie come primo passo verso la concessione del diritto di voto. Non c’è dubbio che il diritto di voto costituisce una delle forme tra le più importanti di partecipazione politica. La preclusione di un tale diritto rappresenta una esclusione e di conseguenza un venire meno di quelle condizioni che sono indispensabili per l’integrità della persona. Senza partecipazione politica, l’individuo non può accedere alla cittadinanza.

Finora il tema della partecipazione politica degli immigrati è stato demandato all’iniziativa dei singoli comuni che hanno deciso se e come favorire la partecipazione degli cittadini non comunitari residenti sul loro territorio. In questo contesto la realtà ci consegna un quadro a tinte fosche dove le forme di partecipazione politica degli immigrati, specie se provenienti da stati terzi, rimane quella negli organi consultivi. Quindi con la decisione dell’Unione di concedere il diritto di voto alle elezioni primarie che prefigura un impegno conseguente di dare il diritto all’elettorato attivo e passivo alle elezioni amministrative, si registra un salto di qualità sul piano politico rispetto al dibattito sulla partecipazione politica degli immigrati stabilmente residenti. Inoltre c’è da dire che non è una novità il fatto di affrontare il tema ma per la prima volta viene fatto in termini unitaria con un’assunzione di responsabilità collettiva di diverse forse politiche. Ed è in questo che va visto l’importanza della scelta dell’Unione. Infatti, dalle diverse forme di rappresentanza degli immigrati a livello locale alle proposte sul voto alle amministrative, il dibattito si è riaperto sulla partecipazione politica. Oggi vi sono diverse proposte giacenti in Parlamento che hanno come oggetto la concessione dell’elettorato attivo e passivo per i residenti di lunga durata. Vi è persino una riconversione républicaine della destra di Fini su questo tema che rivela la maturazione dei tempi anche in Italia per conseguire il riconoscimento di questo diritto fondamentale per l’integrazione degli immigrati nella comunità “nazionale”.

Infine, si spera che accanto a questa scelta dell’Unione si affrontino la questione dei diritti di cittadinanza, che oltre all’elettorato attivo e passivo, dovrebbe riguardare cimentarsi sulla riforma della legge sulla cittadinanza con il passaggio dal jus sanguinis al jus solis. E’ assurdo che ancora oggi in Italia si dà la cittadinanza a discendenti di emigrati italiani che non hanno mai messo piede in Italia e pagano le tasse altrove e questo diritto venga negato a figli di immigrati nati in Italia i cui genitori lavorano e pagano le tasse nel nostro paese. Vanno altresì affrontati alcuni temi urgenti come il diritto d’asilo e le libertà religiose. Infine L’Unione dovrebbe varare una nuova legge quadro sull’immigrazione che superi la Bossi-Fini e innovi rispetto alla Turco-Napolitano a cominciare da politiche di ingresso che raffigurino le condizioni per disincentivare la clandestinità.. Tuttavia va detto che, per una governance qualitativa dell’immigrazione, non bastano delle buone leggi ma vanno promosse anche delle politiche pro-attive di inclusione sociale degli immigrati per una convivenza civile e democratica nel senso di una comunità coesa.
Ali Baba Faye
Responsabile Nazionale Immigrazione DS
Un altro intervento di Ali Baba Faye a favore del diritto di voto agli immigrati, si può leggere qui.