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martedì 22 novembre 2005

E salutami Pisanu

Io, giornalista algerina scambiata per terrorista
COGNOME e nome: Benali Nacéra, cittadinanza algerina, ma residente a Roma, titolare di regolare carta di identità, rilasciata dal Comune in data 17 marzo 2005. Professione: giornalista. E come giornalista nel ’93 fui incarcerata e processata ad Algeri dall’allora governo militare perché mi ero rifiutata di rivelare la fonte di un mio articolo sulla prima strage di gendarmi compiuta dai terroristi del Gruppo islamico armato. Chiarisco subito: sabato sera alle 20, quando alla stazione della metro di Piramide ho visto tre poliziotti che mi guardavano mentre ero sulla scala mobile diretta all’uscita, sono stata contenta. Sollevata. Ho pensato: sono state opportunamente rinforzate le misure di sicurezza. Quando li ho incrociati, sono cominciati i guai: spero non per me. E vi spiego perché. Infatti gli agenti mi hanno fermato e chiesto i documenti. Vedono la carta di identità italiana e subito scambiano la data del rilascio con quella della scadenza: mi danno del tu e mi chiedono il permesso di soggiorno. Io spiego che non lo devo portare con me in quanto residente. Uno dei tre dice a voce alta, dandomi del tu: sei fortunata che sei in un paese libero, se no ti avremmo arrestata. Io riprendo la carta di identità, ma aggiungo: il fatto che io sia straniera non vi autorizza a darmi del tu e a dirmi a voce alta questo tipo di cose. A quel punto, mi hanno ripreso il documento e mi hanno intimato di seguirli nel loro ufficio, se non volevo essere trascinata con la forza. Quindi è stato chiamato il loro capo: ho detto, lui capirà la situazione. Invece ha confermato che dovevo andare con loro. Negli uffici della Polfer dell’Ostiense sono rimasta in una stanza senza spiegazioni. Finché sento nell’altra stanza che pronunciano la parola “giornalista” e il capo riappare per darmi il mio documento, senza una parola. Io dico: ora che avete capito che non sono una criminale, non pensate che abbia diritto a delle scuse visto il modo con cui mi avete trattato? Allora lui riprende il mio documento, sparisce di nuovo. Io aspetto poi busso alla porta e un agente mi dice: stai zitta e sbatte la porta. E’ passata quasi un’ora e arriva uno degli agenti che mi dice: firma questo foglio, se vuoi uscire. Chiedo: cos’è? Risponde: una denuncia contro di te per resistenza a pubblico ufficiale (poi diventata denuncia per rifiuto di esibire documenti). A questo punto io rifiuto, questa volta sì, di firmare la denuncia e sottolineo che a questo punto devo chiamare l’avvocato e denunciare loro, magari per sequestro di persona. Passa qualche minuto e finalmente la porta si riapre: un agente compare e mi dice «arrivederci, fai pure la denuncia e salutami Pisanu». Ieri mattina, ripresami dallo choc e dal senso di umiliazione, sono andata al commissariato della Garbatella, dove abito, a fare denuncia per quanto mi era capitato. Il funzionario, dopo avermi ascoltato, mi ha detto che secondo lui non c’erano gli estremi. A questo punto ho chiamato il ministero. All’ufficio stampa mi hanno chiesto una lettera riassuntiva dei fatti, mi hannno dato del lei e mi hanno promesso di far luce sull’accaduto.
Nacera Benali, Fonte: Il Messaggero, 16/11/2005

Nacera Benali, è corrispondente del quotidiano algerino indipendente Al Watan. Vive da dieci anni in Italia, perché minacciata di morte dagli integralisti islamici del Gia a causa di un suo reportage sul terrorismo algerino. E' autrice del libro "Scontro di inciviltà" (Sperling & Kupfer, pp. 344, euro 16,00). Un libro inchiesta, pamphlet e testimonianza che rompe il velo delle apparenze e demolisce, uno ad uno, i luoghi comuni che condizionano negativamente il rapporto tra l'Italia e Islam. Racconta che i musulmani sono stati le prime vittime del terrorismo islamico e hanno lottato, spesso pagando con la vita, contro la barbarie integralista. Un'ulteriore prova di come lo scontro di civiltà sia unicamente il risultato dell'ignoranza e della diffidenza reciproca, di un clima di deterioramento delle relazioni, in un paese dove i pregiudizi nei confronti del mondo musulmano sono in continua crescita e dove i musulmani vengono descritti come terroristi, fanatici e violenti con le donne. E poi, ancora, irrispettosi verso i simboli cristiani, col chiodo fisso di voler conquistare l'Italia con il rischio di trasformare nel senso comune ogni arabo in un potenziale kamikaze.