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mercoledì 30 novembre 2005

Forleo: vince lo stato di diritto

«Non vinco io ma lo stato di diritto»
LA GIUDICE: Era finita sotto accusa per averli prosciolti: «Attacchi vergognosi»
SHERIF EL SEBAIE
Il Manifesto, 29/11/2006, p.6
La giudice Clementina Forleo non vorrebbe fare commenti anche perché «non si tratta - precisa - di una sentenza definitiva», ma poi qualche parola la dice: «La ritengo un'importante vittoria per lo stato di diritto, per il rispetto delle regole penali e processuali nei confronti di tutti gli individui, al di là del colore della loro pelle, del loro sentire o non sentire religioso. Soprattutto se ciò viene considerato - aggiunge - alla luce degli attacchi gravi e vergognosi che ho dovuto subire a causa della mia pronuncia, che è stata la prima sul punto». Ancora si interroga, la giudice Forleo, sulla virulenza degli attacchi che seguirono la sua decisione del 24 gennaio scorso con la quale prosciolse in primo grado Mohamed Daki, Bouyahia Maher e Alì Toumi Ben Sassi. «Forse il mio appartenere al sesso femminile o il mio non appartenere a nessuna corrente della magistratura possono avere inciso, anche se non lo posso dire con certezza. Ma gli attacchi sono stati ancora più gravi - osserva - perché provenienti da persone che il diritto dovrebbero conoscerlo, come una collega magistrato al tribunale dei minori che si è improvvisata esperta d diritto internazionale sul set di Porta a Porta». L'assalto mediatico ha sconcertato la giudice milanese: «Mi riferisco soprattutto a Porta a Porta dove addirittura si è inscenato un vergognoso interrogatorio con toni veramente da caserma, senza offesa alle caserme, in presenza di esponenti delle istituzioni e di magistrati che avallavano il modo in cui veniva condotta la trasmissione. Non voglio certo mettere freni al diritto di critica - chiarisce Forleo - ma sottolineare i toni e le gravi lesioni alla mia dignità professionale. Peraltro gli attacchi non hanno riguardato solo la mia persona ma anche gli imputati che erano, bisogna ricordarlo, innocenti fino alla sentenza definitiva. E questo non vale solo per gli imputati eccellenti ma per tutti».Nei mesi scorsi la giudice ha distribuito un buon numero di querele per diffamazione: «Ho fatto quelle cause - spiega - per tutelare la mia dignità personale oltre che professionale, come magistrato a cui tocca affrontare argomenti che hanno una certa interferenza con le decisioni del potere esecutivo. Volevo quindi affermare l'indipendenza della magistratura». Solo una battuta sul ministro leghista Roberto Calderoli: «Spero che stavolta non abbia mal di stomaco». Ma forse ce l'ha ancora perché è stato il primo a tuonare che «il rito ambrosiano ha colpito ancora», invocando un giudizio di Cassazione «espresso in una città diversa da Milano». E Oriana Fallaci? E Magdi Allam? «No, guardi, non sparo sulla croce rossa...».