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domenica 27 novembre 2005

Islam d'Italia

"Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e scrittrice Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro dal titolo 'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline, 2005, 248 pagine, 9,50 euro). Il volume contiene il viaggio che la scrittrice ha condotto attraverso le più importanti comunità islamiche italiane. Angela Lano parte da Torino, la città dove vive, per smascherare quelle che denuncia come falsità, generalizzazioni, strumentalizzazioni lievitate sul mondo arabo. Arriva a Milano, a Genova, a Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. Parla con imam e fedeli, fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e convertiti, donne velate e non, uomini con o senza barba. Scopre che non esiste un solo islam, ma tanti modi di vivere la fede. E per dimostrarlo ai lettori, dà la parola ai suoi stessi interlocutori. La galleria di personaggi che ne viene fuori è ampia e differenziata. Ci sono le voci ufficiali di chi rappresenta una comunità cresciuta intorno a un’organizzazione, un centro culturale, una moschea e i modi di vedere la religione della gente comune. Sono realtà spesso contrastanti, sempre immerse nelle città che fanno da sfondo. Al lettore la riproduzione fedele del pensiero dei protagonisti, discorsi diretti trascritti senza filtri. C’è l’imam di Torino Mohammad el-Idrissi che spiega il suo mestiere: “Guido la preghiera e mi tengo lontano dalle tentazioni politiche e ideologiche”. O shaikh ‘Abd al-Wahid Yahya Pallavicini, fondatore della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), a denunciare: “Il perdersi nella dicotomia destra-sinistra è un segno di appiattimento della spiritualità”. E anche Hamza Piccardo, segretario generale dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, che insieme ad altri avverte: “Il risentimento non è tanto contro la società occidentale, quanto contro le sue scelte politiche e militari”. Con loro anche i musulmani senza incarico, quelli che difficilmente parlano ai microfoni, quelli che piacciono alla Lano e meno all’informazione che la giornalista torinese contesta. Perché trasforma le persone in personaggi solo se spaventano o consolano rispetto alle certezze grandi e piccole di cattolici e laici. Ecco Iman, diciannove anni, italiana di origine siriane, spiega cosa vuol dire uscire di casa indossando lo hijab. Sarah, stesse origini e una sorella rockettara, descrive i terroristi e dice: “sono prodotti politici”. Anis, ventidue anni, tunisino arrivato dalla Francia, racconta la sua vita di immigrato innamorato di una ragazza italiana. Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello che viene trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene l'autrice, è un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un'informazione in qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l'integrazione''. Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica, nella prefazione al libro spiega che "in queste pagine l'autrice traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti'' poi aggiunge "Diciamo la verità: qualche brivido è anche legittimo provarlo…Leggete cosa dice ad un certo punto di questo libro il signor Abdurrahman Pasquini, settantenne laureato in legge residente a Milano, convertito all’islam dal ’74: ' L’Europa stessa diventerà musulmana: quando prenderà coscienza del fallimento di tutte le ideologie umane si orienterà naturalmente verso l’Islam…". Il cronista spiega poi come nel libro vengano spiegate ''piccole, ma fondamentali cose: che vuol dire 'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia". Nell'introduzione al libro Paolo Branca, docente di arabo presso l'Università Cattolica di Milano, riassume il lavoro di Angela Lano scrivendo "una parola di cinque lettere…quattordici secoli di storia, circa un miliardo e trecento milioni di fedeli…troppo per essere riassunto in una semplice definizione…E’ salutare, dunque, che al lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte con perizia e sistematicità…". Otto i capitoli: i giovani, Torino, Milano, la Liguria, la Toscana, Roma, Napoli e le coppie islamo-cristiane. Due sono le tendenze principali che emergono dall'indagine di Angela Lano: c’è chi vive la fede interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause di lavoro, e si sforza di integrarsi nella nuova società. E’ un "Islam privato". E c’è poi la categoria del "laici", coloro che non frequentano i luoghi di culto e i centro islamici, che non pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo culturale: una piccola élite colta. C’è poi l’Islam dei giovani, ragazzi tra i tredici e i ventotto anni, nati in Italia o arrivati da piccoli e cresciuti insieme ai compagni italiani, con cui condividono sogni e desideri, valori e bagagli culturali. Ci sono infine le pagine dedicate all’editoria islamica, con edizioni in lingua araba o con traduzioni di testi sulla civiltà araba e/o islamica e altre. L’autrice affronta anche il problema spinoso e delicato delle coppie islamo-cristiane. Il numero di coppie aumenta infatti di anno di anno, e quelle serene e stabili sono numerose. Ma alto è anche il numero delle separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma per una tradizione diversa, dove c’è il tentativo di fagocitare il partner per tirarlo dalla propria parte e "recidergli le radici e assimilarlo all’interno della propria cultura". Il volume si apre con l’incontro con alcuni giovani, ragazzi e ragazze, quasi tutti di seconda generazione che amano la loro patria (l’Italia) e che si sentono anche profondamente musulmani. La loro identità non entra in conflitto con il loro essere italiani e sembrano dimostrare una grande volontà di affermarsi, di vivere una vita sociale attiva e produttiva senza mai dover negare il loro essere arabi e musulmani. “Una sessantina di ragazzi, quasi tutti tra i quindici e i vent’anni: i maschi seduti sulla fila di destra, le femmine su quella di sinistra. Sorridenti, disinvolti e cordiali l’uno con l’altro. Vestiti secondo la moda degli adolescenti di oggi, ma con un’unica particolarità: le ragazze indossano lo hijab, il foulard islamico e un soprabito sopra i pantaloni modernissimi. Italiani ma ancora arabi, arabi ma già italiani.” Non c’è però un unico tipo di “giovane musulmano”, così come non c’è un unico tipo di giovane cattolico o ebreo. "Scrivere di Islam in Italia - afferma la Lano - non è facile, né definitivo: si tratta, infatti, di una realtà in continua evoluzione, contraddistinta da una forte eterogeneità e complessità. Innanzitutto, all'interno del generale fenomeno immigratorio, la componente islamica si aggira intorno al milione e trecento mila individui". “Islam d’Italia” è una bussola, uno strumento per orientarsi tra le “mille vie dell’Islam”, come scrive l’autrice, che scaturisce da un percorso cominciato senza guide che indirizzano lo sguardo, condizionandolo inevitabilmente. Senza pregiudizi, dunque, e senza sconti. “Esistono musulmani che contestano fortemente il modo di vivere occidentale – ammette Angela Lano – non dobbiamo negarlo. Ma da qui a pensare che viviamo circondati da presunti terroristi ce ne vuole”. Allora serve capire. E un libro può aiutare a farlo.
Si segnala:
La presentazione del volume, in presenza dell'autrice, il 30/11/05 ore 20:45 presso il Sermig, Salone della Pace, Piazza Borgo Dora, Torino.
Angela Lano, giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia. Collabora con il quotidiano la Repubblica, con le riviste Missioni Consolata e Nigrizia, con il sito www.aljazira.it e, come formatrice, con enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Ha pubblicato, con la EMI di Bologna "Voci di donne in un hammam", "Quando le parole non bastano" e "L'Iraq, la guerra dei bugiardi". Si occupa inoltre del rapporto tra mass-media e Islam, attraverso articoli e conferenze.