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sabato 5 novembre 2005

Le Désastre de Paris

«Sono stato anche sindaco di periferia per 18 anni. Conosco il problema. Non lo si affronta con la repressione e definendo questi giovani "canaglie", come ha fatto Sarkozy. Il governo ha una responsabilità enorme, per la scelta che non esito a definire criminale di abolire la polizia di quartiere e andare allo scontro frontale. Gli agenti sul territorio rappresentavano un legame con i genitori, gli insegnanti, gli enti locali. Esperienze di questo tipo cominciavano a dare buoni risultati. Non mi interessano i calcoli elettorali. Oggi la domanda di legalità è sacrosanta, ma non si risolve il dramma delle periferie senza prevenzione e politiche sociali nei confronti di masse di giovani che si sentono esclusi e che chiedono di esistere. I padri erano immigrati, loro sono francesi»
Michel Rocard, ex primo ministro di Mitterrand
«Quello che sta succedendo è la cronaca di un mondo senza passaggi, un narratore lo descriverebbe come una città attraversata da un muro invalicabile. Parlare di esclusione non significa giustificare le violenze ma dire che questo è quello che accade quando si guarda ai nuovi venuti con gli occhi dei leghisti. Se Sarkozy fosse stato il sindaco di Los Angeles ai tempi della rivolta per Rodney King (il ragazzo nero ripreso da un cineamatore mentre veniva pestato dalla polizia, ndr) i disordini continuerebbero ancora. Il ministro francese ripete male la lezione di Rudolph Giuliani sulla "tolleranza zero". Il trucco è aprire finestre di dialogo: trasformare delle "schiene bagnate", gente che ha passato illegalmente il confine, in sceriffi di prima generazione. Non certo l'ignominia di una legge come la Bossi-Fini, dura nella lettera ma porosa nei fatti».
Furio Colombo, ex direttore ed editorialista dell'Unità
«I giovani delle banlieues, emigrati di terza o quarta generazione, si sentono cittadini di serie B. Non sono semplici delinquenti, sono degli esclusi. Questo non significa giustificarli, ma non puoi invocare la ragionevolezza se rifiuti il dialogo come fa Sarkozy dandogli della "feccia". Non basta mandare la polizia in assetto da guerra. Ci vuole un'azione politica. C'è anche il rischio che alcuni di loro vengano attratti dal richiamo culturale-religioso».
Mariuccia Ciotta, Il Manifesto
«Io non credo a quello che spesso si dice in questi casi, invocando il fallimento dei modelli francese, inglese, olandese, tedesco. Semmai sono fallite le politiche pubbliche finalizzate all'integrazione. Parlo di politiche scolastiche e urbanistiche. In Francia appena il 5% dei figli di immigrati arriva alla laurea, per non parlare dell'urbanistica razziale discriminatoria e criminogena che è propria non solo di Parigi, ma di molte metropoli europee».
Luigi Manconi, sociologo e responsabile nazionale dei diritti civili per i Ds