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mercoledì 2 novembre 2005

L'infedele

Tempo fa, la Barbarella, una delle numerose "anti-islamiche" di cui la rete è infestata, e recentemente cacciata a pedate dal blog dove scriveva, scrisse un post dove raccontava la storia di Rania Al-Baz. Ovviamente, la Barbarella non è anti-islamica per aver raccontato la storia di questa giovane donna coraggiosa, ma per le conclusioni che ne ha tratto e per il modo in cui ha strumentalizzato la sua vicenda. Non è la prima volta che succede: Oprah Winfrey, conduttrice di uno dei Talkshow più seguiti nel Nord America fece più o meno la stessa cosa: da un'intervista di 64 minuti in cui Rania chiariva che la religione e la cultura non avevano niente a che vedere con la sua vicenda, ne sono stati trasmessi solo 3, per di più nell'arco di una trasmissione che parlava di donne felici in giro per il mondo e non - come promesso a Rania stessa - di donne infelici. Per chi non lo sapesse, Rania, 30 anni, buona famiglia della Mecca, infanzia trascorsa a Washington, era la star della televisione pubblica saudita con il programma "Il Regno Stamattina" fino al 4 aprile 2004 quando il marito, Muhammad Bakar Yunus Al-Fallatta, per gelosia l'ha massacrata di botte, procurandole tredici fratture al viso. Rania non è stata zitta: ha esposto pubblicamente il bel volto devastato, affinché tutti sapessero. Immagini che hanno fatto il giro del pianeta, e che sono subito state strumentalizzate per lanciare il solito messaggio su cui ormai campano alcune delle occidentali che hanno abbandonato i propri mariti musulmani, ovvero "Ecco, vedete come sono gli uomini musulmani? Vedete com'è l'Islam?". Ho già affrontato la questione altre volte, sottolineando un punto che spesso sfugge al grande pubblico: anche le donne musulmane denunciano, coraggiosamente e pubblicamente, eventuali maltrattamenti e soprattutto la disparità sul piano della tutela dei diritti nella società arabo-islamica. Ma quando lo fanno, lo fanno con un'intelligenza, con una sensibilità, con un'onestà intelletuale che le inacidite ex mogli occidentali che si mettono a scrivere libri purtroppo non hanno. Nè Themina Durrani, nè la principessa Sultana hanno cercato di attribuire all'Islam, al Corano o a Maometto la responsabilità degli abusi domestici di cui sono state vittime, nessuna di loro ha inteso la propria opera letteraria come uno strumento di propaganda anti-islamica o di promozione personale. E Rania Al-Baz? La donna che ha subito operazioni su operazioni per riavere un volto presentabile? La donna che ha deciso di lasciare l'Arabia Saudita attraverso il vicino Bahrein con destinazione Parigi? Ebbene, anche lei ha scritto un libro, "Sfigurata", appena uscito per l'editore Michel Lafon in Francia e in Italia da Sonzogno a partire da gennaio prossimo.
A questo punto uno si aspetta che Rania si scagli contro l'Islam, i musulmani, Maometto, il Corano, il governo saudita, e chi più ne ha più ne metta. Ma non è andata così: confidandosi al corrispondente de L'Espresso, Rania ha raccontato che le mogli musulmane generalmente non denunciano gli abusi per "mantenere l'immagine della perfetta moglie musulmana. Quando una moglie subisce questi abusi prova un sentimento misto di umiliazione e di orgoglio". Teme di essere criticata, teme di essere "bollata" come divorziata. Ma Rania aveva un bel viso e un bel corpo e soprattutto una tribuna da poter usare. Aveva "una sorte di dovere professionale". E così, ha denunciato l'accaduto. Cosa è successo? L'hanno lapidata? L'hanno decapitata? No. "La gente normale era choccata, c'è stata una solidarietà incredibile. E un'ondata di indignazione. Il mio pubblico mi amava, mi ha seguito, mi crede". E da parte degli apparati del potere? "Ho avuto solidarietà anche da loro. Non dimentichi che la principessa Sarah, la moglie dell'emiro di Geddah, mi è venuta a trovare in ospedale, ha pagato le spese mediche, le nove operazioni che ho subito per tornare ad avere un viso presentabile. La sua scelta di starmi a fianco, molto mediatizzata, ha di sicuro colpito". Il marito si è beccato trecento frustate e sei mesi di carcere. Le pratiche del divorzio sono state avviate e i bambini affidati alla madre.
Probabilmente, uno sarebbe tentato di pensare, Rania vorrà quantomeno bombardare l'Arabia per ottenere delle riforme. Neanche quello: "Ci vuole tempo. Non si tratta solo di varare leggi, la mentalità deve seguire. Non servono norme se non sono applicate e rispettate. Una parte della società vede le innovazioni come una minaccia alla tradizione. Il problema è il ritmo. Il mondo va avanti velocemente, noi procediamo piano e così il gap tra noi e il mondo aumenta e da fuori avete l'impressione che stiamo fermi". A questo punto, leggere le domande salienti dell'intervista è un obbligo. "La causa palestinese è più sentita, e se vuole, primordiale. Le generazioni l'hanno ereditata dai padri e provoca frustrazione nella coscienza collettiva. Israele non c'era, in Medio Oriente, gli ebrei hanno occupato una terra. Ci sono state diverse guerre con loro. Tuttavia, senza dubbio, hanno sofferto più in Europa che nei paesi arabi.." Ha diritto di esistere lo stato di Israele? "Un'ordinaria donna della strada musulmana le direbbe di no. Non dobbiamo pagare noi per la cattiva coscienza dell'Europa. Io, come intellettuale, donna che ha viaggiato, conosciuto, ecc, le rispondo di sì. Sono perché i due popoli vivano vicini in due stati". Sharon va verso questa soluzione. "La pace non si farà con lui. Avrà fatto calcoli politici. Per noi resta il macellaio di Sabra e Shatila".
E l'Iraq? "E' olio gettato sul fuoco. Gli americani sono arrivati e hanno distrutto tutto. Cosa avrebbero mai pensato gli italiani se la stessa cosa fosse successa a Roma?". Il processo a Saddam è trasmesso in Tv. Da esperta di media, quali reazioni avrà nel mondo arabo il rais in manette? "I crimini di Saddam sono indimenticabili, si sono distinti per efferratezza. Però un ex presidente così pubblicamente umiliato farà scattare reazioni di simpatia. In Occidente tendete a sottovalutare certi meccanismi per mancanza di conoscenza. Le faccio un esempio: è venuto da me un giornalista francese, era stato in Iraq, sosteneva di conoscere il paese e anche la lingua araba. Sapeva solo una frase: sono un giornalista, non sparate su di me per piacere". Gli imam jihadisti fanno molti proseliti? "Come in tutti i momenti di caos, e questo lo è, tutte le correnti si rafforzano. Sia quella liberale, che quella estremista. Il progresso, l'educazione, la scolarizzazione di massa fanno sì che la gente sia più accorta e non si faccia abbindolare dagli imam. Se uno dice: "La donna non può guidare l'automobile", gli si replica: "Fammi vedere il verso del Corano dove è scritto". Prima eseguivano soltanto. In questo senso, le riforme scolastiche, volute dalla famiglia reale, sono importantissime". Si dibatte molto se l'Islam sia compatibile o meno con la democrazia. "Non è in contraddizione con i principi della democrazia, sono convinta. La democrazia non è che occidentale, come la conosciamo. Ma Maometto non ha mai preso decisioni senza chiedere un parere agli amici, gli intelletuali attorno a lui, la gente che incontrava al suk. Non è una forma di democrazia? C'è l'Islam e ci sono i musulmani. Cosa fanno i musulmani dell'Islam è un'altra storia. C'è chi lo interpreta con le armi in pugno, ma è una visione personale. Sarebbe come sostenere che alcuni fondamentalisti cristiani impediscono di dire che il cristianesimo è incompatibile con la democrazia". E' in atto uno scontro di civiltà? "No. Ma non ci si deve fermare ai cliché. Sono stata in un ristorante italiano qui a Parigi. Il titolare, che mi ha riconosciuta, non sapeva sepoteva offrirmi una torta o meno, non sapeva se poteva rivolgersi a una donna musulmana. Però si è fatto avanti e mi ha spiegato l'imbarazzo. Scherzando, ho risposto che non avrei accettato il dolce perché conosco gli italiani dai film, so che sono violenti e picchiano le donne".
Converrete con un me che non c'è paragone: da una parte c'è l'intelligenza, dall'altra la cialtroneria. Da una parte l'onestà fatta persona, e dall'altra... i fenomeni da baraccone.