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venerdì 25 novembre 2005

L'Islam e l'ethos condiviso

Hans Kung è uno dei più grandi teologi viventi. Maestro, amico e collega di Joseph Ratzinger ai tempi del Concilio Vaticano II, i due si allontanarono quando il futuro Papa intraprese la sua lunga carriera di uomo dell'ortodossia per poi riavvicinarsi di recente in un incontro in cui hanno cercato di non parlare delle antiche divergenze. Ma basta la sua ennesima opera, Islam. Passato, presente e futuro (Rizzoli, 29,50 euro), che chiude la trilogia sulle religioni monoteistiche alle quali il pensatore ha dedicato l'intera vita, per ricavare i motivi profondi che hanno spinto Kung fuori dagli schemi di una certa visione della Chiesa. Primo fra tutti una ricerca continua del mutare dei paradigmi che una religione (in questo caso l'Islam ma sono continui i richiami anche a ebraismo e cristianesimo) storicamente attraversa nel suo divenire e l'analisi delle forze spirituali che invece rimangono intatte anche nel presente e sulle quali è possibile stabilire contatti critici.
Nel nostro modo di pensare l'Islam, sostiene Kung, dobbiamo liberarci di un sospetto: che tutti i musulmani siano violenti o potenziali terroristi e che invece tra loro, come tra i cristiani e gli ebrei ci sono persone (una minoranza) che scelgono la violenza e persone (una maggioranza) che vivono secondo i principi umanitari. ''Siamo onesti - scrive Kung -: chi vuol fare dell'Islam il responsabile delle rapine, degli attentati suicidi, delle autobombe e delle decapitazioni ad opera di alcuni estremisti accecati, dovrebbe contemporaneamente condannare ''il cristianesimo' o ''l'ebraismo' per i barbari abusi sui prigionieri, i bombardamenti e gli attacchi con carri armati (100.000 morti tra i civili solo in Iraq) dell'esercito USA e il terrorismo dell'esercito israeliano di occupazione in Palestina. Chi spaccia la guerra per il petrolio e l'egemonia nel vicino Oriente e altrove come ''lotta per la democrazia' e ''guerra contro il terrorismo', inganna il mondo - certamente senza successo''. ''Dobbiamo dunque continuare a rinfacciarci le colpe a vicenda, cosa che porta soltanto ad una piu' profonda desolazione? No, e' necessario un altro atteggiamento fondamentale nei confronti di violenza e guerra, un atteggiamento che in fondo i popoli auspicano ovunque, se essi - sia nei paesi arabi sia negli USA - non vengono fuorviati da politici ossessionati e accecati dal potere, e se non vengono rincretiniti nei media da ideologi e demagoghi. La violenza e' stata praticata nel segno della mezzaluna, ma anche nel segno della croce, dai ''crociati' medioevali e contemporanei, che hanno stravolto la croce, trasformandola da segno di riconciliazione in un segno di guerra. Nella storia entrambe le religioni hanno esteso il loro ambito di influenza aggressivamente ed hanno difeso il loro potere con la violenza. Esse hanno propagandato nel loro ambiente non una ideologia di pace, bensi' di guerra. Il problema e' dunque complesso''.
Il noto teologo sostiene che il centro e fondamento permanente delle tre religioni abramitiche in parte coincide ed e' condiviso. Ma nessuna delle religioni puo' conservare tutto senza incorrere nel pericolo dell'integralismo, allo stesso modo che non puo' rinnegare tutto con il passare del tempo, cedendo completamente alla secolarizzazione. ''Non tutto deve essere conservato, bensi' la sostanza della fede'' sostiene Kung. E questa sostanza va inserita e vissuta nei doversi contesti culturali delle varie epoche. oggi i nuclei della fede cristiana, ebraica e islamica deve essere vissuta nel contesto della modernita'. ''Molti ebrei, cristiani e musulmani, che accettano il paradigma moderno, si comprendono tra di loro meglio che con i propri correligionari che vivono secondo altri paradigmi. Viceversa, i cattolico-romani fermi al Medioevo possono, ad esempio nelle questioni di morale sessuale, legarsi con i ''medioevali' presenti nell'Islam e nell'ebraismo (cfr. la conferenza dell'ONU sulla popolazione, al Cairo nel 1994). Chi vuole riconciliazione e pace non si sottrarra' ad una analisi critica e autocritica dei paradigmi." Solo in questo modo - secondo Hans Kung - e' possibile rispondere a questioni come queste: dove sono, nella storia del cristianesimo (e naturalmente anche delle altre religioni) le costanti e dove le variabili, dove continuita' e dove discontinuita', dove accordo e dove resistenza? Questa e' una quarta considerazione: da conservare e' soprattutto l'essenza, il fondamento, il nucleo centrale di una religione e, a partire da qui, le costanti presenti fin dalle origini. Da non conservare senza riserve e' tutto cio' che, a partire dalle origini, non e' essenziale, cio' che e' guscio e non nocciolo, cio' che e' costruzione successiva e non fondamento. Possono essere abbandonate (o anche sviluppate in modo alternativo), qualora si dimostri necessario, tutte le svariate variabili. Cosi', infatti, una analisi dei paradigmi, di fronte a tutta la babele religiosa, aiuta, proprio nell'epoca della globalizzazione, ad ottenere un orientamento globale.
"Noi - conclude Kung - ci troviamo senza dubbio in una delicata fase decisiva per la nuova configurazione delle relazioni internazionali, del rapporto tra Occidente e Islam, e anche delle relazioni tra le tre religioni abramiche: ebraismo, cristianesimo e Islam. Le opzioni sono diventate chiare: o rivalita' delle religioni, scontro delle civilta', guerra delle nazioni - oppure dialogo delle culture e pace tra le religioni come premessa per la pace tra le nazioni! Di fronte alla minaccia mortale per tutta l'umanita', invece di erigere nuove barriere dell'odio, della vendetta e dell'inimicizia, non dovremmo piuttosto demolire pietra su pietra i muri del pregiudizio e costruire cosi' ponti del dialogo, ponti proprio anche verso l'Islam?''. Anche l'Islam, in definitiva puo' concorrere alla formulazione di un ethos mondiale condiviso, ritrovarsi su alcuni elementari valori etici che sono patrimonio di tutta l'umanita'.