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mercoledì 23 novembre 2005

Non c'è solo Smith

Articolo tratto da La Stampa del 18/11/2005

Da giudice a imputato, in nome del principio di laicità e uguaglianza. È questa la storia del giudice Luigi Tosti che ormai da mesi porta avanti una personale battaglia contro la presenza nei luoghi pubblici del crocifisso. Una protesta che l'ha portato davanti al giudice del Tribunale de L'Aquila, che oggi l'ha condannato a sette mesi di reclusione e un anno d'interdizione dai pubblici uffici per omissione di atti di ufficio. Dal 9 maggio scorso, infatti, il giudice Luigi Tosti ha incrociato le braccia e si rifiuta di tenere le udienze nelle aule in cui è esposto il crocifisso. La sua battaglia personale, andata avanti anche a colpi di lettere alle istituzioni, dura già da tempo, iniziata già nei seggi elettorali della sua città d'origine. A giugno, infatti, durante il referendum sulla fecondazione, il giudice e sua moglie si rifiutano di votare perchè nei seggi di Rimini è esposto il simbolo cattolico. «Per l'ennesima volta io e mia moglie ci siamo recati al seggio - raccontava il giudice- e abbiamo chiesto che accanto al crocifisso fosse esposta anche la 'menorah', il candelabro ebraico. La Prefettura non ha acconsentito, imponendo anzi di rimettere il crocifisso al proprio posto, così noi non abbiamo votato». Dal 9 maggio, la sua protesta si sposta all'interno del Tribunale di Camerino dove il giudice lavora. Anche qui il ministero della Giustizia non lo autorizza ad esporre la menorà ebraica a fianco della croce. Per farlo recedere dal suo sciopero, l'amministrazione giudiziaria pensa anche di allestire all'interno del Tribunale di Camerino un'apposita aula senza crocifisso. Questa proposta, però, non piace al giudice che la respinge immediatamente, bollandola come 'un'intollerabile ghettizzazione ai danni di un dipendente che non si identifica nel crocifisso dei cattolici«. Ad ottobre Luigi Tosti decide di scrivere alle istituzioni per far conoscere loro la sua vicenda. Il giudice scrive prima di tutto al ministro della Giustizia Roberto Castelli e alla Corte dei Conti per chiedere di essere rimosso dalla magistratura o che gli venga sospeso lo stipendio. »Dal momento che ritengo che i cittadini italiani abbiano il diritto, nella loro qualità di contribuenti, di non veder sperperato il proprio danaro - si legge nella lettera- invito l'Amministrazione della Giustizia ad essere coerente con sè stessa, e cioè o a rimuovermi dalla Magistratura, visto che l'Amministrazione ritiene di essere nel giusto, o a sopendere il pagamento degli stipendi«. «Ho iniziato a rifiutarmi di tenere le udienze - spiega poi il giudice - perchè l'ammnistrazione giudiziaria si rifiuta di rimuovere i simboli religiosi di parte dalle aule giudiziarie e comunque non mi autorizza ad esporre i miei simboli, così violando il principio supremo di laicità ed altri diritti soggettivi assoluti di rango costituzionale». Il giudice di Camerino scrive anche al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, proponendo quindi di sostituire il crocifisso con una sua immagine come simbolo 'neutralè nel quale tutti gli italiani, al di là delle confessioni religiose, possano riconoscersi. «Ritengo che l'esposizione di un unico simbolo religioso nei locali deputati all'esercizio di pubbliche funzioni -scrive Luigi Tosti nella lettera al presidente Ciampi- sia incompatibile con l'obbligo dello Stato di essere neutrale, imparziale ed equidistante nei confronti delle altre religioni e dei cittadini che credono in religioni diverse o non credono in nessuna».

18/11/2005
L'AQUILA. Sette mesi di reclusione e un anno d'interdizione dai pubblici uffici. È questa la condanna emessa dal Tribunale Penale de L'Aquila nei confronti del giudice Luigi Tosti, accusato di omissione di atti di ufficio per essersi rifiutato di celebrare i processi nel tribunale di Camerino. Una forma di protesta, la sua , contro la presenza in aula del crocifisso. Il Tribunale ha deciso anche la sospensione della pena e il pagamento delle spese processuali.